Gratitudine


Sono stufo di viaggiare col freno a mano tirato, di sentirmi in colpa per ciò che ho fatto, di sentirmi a debito per ciò che ho avuto, di lasciarmi guidare dalla paura della carestia.

L’universo è infinito. Posso godere di tutto ciò che voglio, e tutta la bellezza che mi circonda è per ME.

Sono grato di questo, e non voglio più sentirmi debitore. Mostrare gratitudine significa godere dei doni ricevuti, non dare qualcosa in cambio per tornare in pari.

E ora voglio di più, perché sono un essere umano, perché sono un essere immenso.

Le lettere d’amore


La fanciulla attendeva da mesi il ritorno dell’amato partito per il fronte; non passava giorno senza che guardasse nella cassetta della posta per controllare se ci fosse una lettera da parte sua.

Ogni volta che ciò accadeva il suo cuore iniziava a battere forte e una dolce sensazione di calore le invadeva tutto il corpo; prendeva allora la busta che recava il suo nome e la riponeva con cura, senza aprirla, in un cofanetto dorato con un grande cuore disegnato sul coperchio, quindi serrava amorevolmente il lucchetto e riponeva il tutto sotto il letto.

Capitò un giorno che la sua migliore amica osservasse questo curioso comportamento, e le chiedesse come mai non apriva le buste per leggerne il contenuto.

«Un tempo lo facevo» replicò la giovane ragazza «e allora poteva succedere che mi riempissi di gioia, perché il mio amato mi comunicava che sarebbe presto ritornato, oppure che precipitassi nel baratro della disperazione, perché in un momento di sconforto scriveva che la nostra storia non aveva più senso e mi avrebbe lasciata.

La tentazione allora era di gettare tutte le lettere nelle fiamme, e con esse ogni ricordo di lui.

In uno di quei giorni intrisi di sofferenza finalmente compresi tutto il mio bisogno di amore, e anche che lo stavo cercando nel posto sbagliato.

Ciò che davvero importava non era il contenuto della busta, ma la busta stessa.

Capii che fintanto che arrivava una lettera lui mi pensava, si ricordava di me. Questo bastava per sapere di essere amata, le parole non contavano più, l’importante era che ci fosse un messaggio per me.

Un gesto di amore può avere anche le forme più dolorose, perché l’amore è nascosto in ogni messaggio che ci ricorda di essere vivi.»

L’amica rimase un poco in silenzio, quindi la strinse in un forte abbraccio, grata di aver finalmente compreso quanto amore le mandasse ogni giorno l’Universo.

Maestro Covid


Questa pandemia mi sta dando l’opportunità di conoscere le diverse tipologie di persone che mi circondano, che a loro volta rispecchiano diverse parti di me.

Ci sono le persone che non tengono il loro tesoro in cassaforte per paura di essere derubati, se lo godono appieno. Per questa parte di me provo stima.

Poi ci sono quelle che lo tengono blindato, sono terrorizzati dai ladri. Per questa parte di me provo compassione.

Infine ci sono quelli che dicono di non aver paura dei ladri, ma tengono lo stesso il tesoro in cassaforte per il bene altrui. Per questa parte di me provo rabbia: detesto la mia ipocrisia.

Quando riuscirò a provare amore per ognuna di queste parti, avrò finalmente appreso la lezione che il Covid mi vuole impartire, e ritrovato la mia integrità.

Il foglio bianco: gnōthi seautón


Credo che conoscere sé stessi sia un po’ come disegnare la propria immagine idealizzata su un grande foglio bianco.

Si inizia con qualcosa di semplice, e per un po’ si resta appagati.

Poi si avverte la necessità di espandere quei contorni che appaiono limitanti, e altri segni vengono tracciati sul foglio, che gradualmente si va a riempire di linee, curve, sfumature.

Questa attività occupa buona parte della propria vita, e tuttavia quell’immagine continua a lasciare un retrogusto di insoddisfazione, nonostante l’impegno profuso.

Si inizia così a sospettare che, per quanto ci si impegni, il disegno non sarà mai completo.

Allora si attraversa un periodo di smarrimento, di sconforto, di frustrazione.

Poi, anche grazie a quel periodo buio, una sorta di ‘clic’ interiore suggerisce di spostare l’attenzione dai segni sul foglio agli spazi bianchi, dal primo piano allo sfondo.

Questo cambio di prospettiva permette di trascendere il campo, uscire dalle due dimensioni del disegno e comprendere di essere l’intero foglio.

A quel punto appare evidente, e tutto sommato banale, che tutti i segni tracciati servivano solo ad arrivare a questa presa di coscienza, e che non c’era una forma migliore di altre; quale che fosse stata l’immagine avrebbe comunque svolto la sua funzione, forse in un modo tanto più efficace quanto più insoddisfacente poteva sembrare.

Ma per arrivare a questa conclusione, quei segni andavano tracciati.

Donna


Non madre, non figlia affettuosa
non moglie, né fedele compagna,
non amante lussuriosa
non massaia, non segretaria né manager.

Una bimba dagli occhi di rugiada
che brillano di stupore
riflettendo un cielo stellato.

La scienza è la moderna religione?


Caro Mario, trovo ammirevole la tua coerenza, questa ferrea ricerca di evidenze scientifiche per ogni affermazione o idea, e mi riconosco in te laddove percepisco il mio bisogno di certezze; eppure c’è un punto, presso le Colonne d’Ercole, al di là del quale non possiamo spingerci nella ricerca di prove, e questa purtroppo è una falla nel sistema di conoscenza che mina alla base ogni apparentemente solido impianto scientifico, sancendone irrimediabilmente i limiti.

Ti faccio osservare che ogni prova scientifica che supporta le tue convinzioni sul mondo che ti circonda regge su un assunto spesso dato per scontato, ossia che il mondo esista al di fuori della tua coscienza.

Ora ti chiedo, Mario il Positivista: che prove riesci a fornirmi di questo assunto? Perché se esso è falso o non è dimostrabile, crolla anche ogni possibile castello che tu possa aver costruito su di esso.

Ogni esperimento, libro, video o audio, ragionamento o induzione, tutto, ma proprio tutto passa attraverso la tua coscienza: anche le parole che stai leggendo in questo momento; che prove riesci a dare a te stesso del fatto che questo continuerà ad esistere dopo che tu non ci sarai più?

Se sei un positivista serio, e onesto con te stesso, non puoi ignorare questa domanda; in nome dell’efficacia: prima di cercare prove per i dettagli, forse dovresti cercarle per le fondamenta; o forse preferisci basare la tua scienza su un atto di fede, trasformandola nell’ennesima forma di religione?

I vantaggi delle regole


Sono innegabili i vantaggi che un mondo pieno di regole assicura all’individuo: oltre a creare un ambiente di comfort, magari non proprio piacevole ma sicuro, le regole hanno un altro effetto piuttosto subdolo: deresponsabilizzano.

Nel momento in cui qualcosa deve essere fatto, non mi devo porre più l’interrogativo sull’opportunità della scelta, perché qualcun altro l’ha già compiuta per me; quindi, oltre a non sopportare la fatica della decisione, posso anche non sentirmi responsabile per le conseguenze delle mie azioni, anzi, sono a posto con la coscienza comunque vada, proprio perché ho seguito le regole.

Lo so che sto estremizzando, ma i genocidi avvenuti ai tempi di fascismo, nazismo, stalinismo e altre simpatiche dittature sono stati resi possibili proprio da questo atteggiamento della massa: seguire le regole, il fine giustifica i mezzi, il rispetto delle norme prima di tutto.

Caro lettore, non entro nel merito delle tue scelte, che rispetto quali che siano, ma ti invito ad essere sincero. Nel momento in cui ti trovi a pensare: “mi comporto così perché si deve fare“, prova a girare la frase in quest’altro modo: “scelgo di comportarmi così perché voglio evitare conseguenze spiacevoli per me” .

Sarai più onesto con te stesso, la vita è una responsabilità interamente – ribadisco, interamente – nelle tue mani.

Anestesia


D’estate il condizionatore è fisso sui venti gradi, perché non sopporto il caldo afoso.

D’inverno il termostato è regolato sui ventidue, perché fuori fa un freddo cane.

Per salire al quinto piano prendo l’ascensore, mentre per ridiscendere al piano terra… pure.

Al mare la sabbia è calda e ci sono i sassi: ho bisogno delle apposite ciabatte prima di avventurarmi in acqua.

Provo fastidio per il tempo piovigginoso perché mi rattrista, e io non voglio sentire tristezza.

Per fare la spesa a due isolati da casa serve la macchina, le buste piene pesano.

Appena entrato in casa accendo il televisore, mi fa compagnia: il silenzio e la solitudine mi spaventano.

Bevo per dimenticare: ciò che mi è capitato mi fa rabbia, mi fa sentire frustrato.

La morte è un tabù: forse toccherà anche a me, ma fra cent’anni. L’idea mi fa paura, e la paura non mi piace.

Temo perfino i miei successi, perché ho il terrore di ricadere nel fosso dopo aver goduto del panorama in vetta.

Ho piallato ogni picco, verso l’alto o verso il basso: è diventato tutto piatto, ho anestetizzato emozioni e sensazioni; il mio corpo vive in una bolla artificiale dove tutto è nella media, e non appena accenna a lamentarsi, a segnalarmi che qualcosa non va, mi premuro di rimuovere quanto prima la causa del suo disagio.

Vivo circondato da una miriade di protesi, e alleno il solo muscolo del pensiero: seguo le sue regole, prendo per buone le sue previsioni, la razionalità mi fa sentire protetto e al sicuro. Queste sono le uniche sensazioni che gradisco.

Finché un bel giorno, come un bambino capriccioso e bisognoso di affetto, il corpo si mette a urlare, ammalandosi, e mi costringe a dargli quell’attenzione che da troppo tempo gli nego.

Allora mi rivolgo ai dottori, torno a cercare l’anestetico più adatto, perché ascoltare il corpo fa male, soprattutto se si è perso l’allenamento a farlo.

Il nulla


La verità si nasconde nelle pieghe della contraddizione.

I matematici sono terrorizzati dalle contraddizioni, i mistici orientali affascinati.

Dal punto di vista della logica, lo stato di verità di una contraddizione permette di dimostrare qualunque cosa.

Ad esempio, partiamo dalla verità dell’assunto contraddittorio:

A: Io sono Piero E io non sono Piero.

Da esso discende la verità dei due assunti più semplici:

B: Io sono Piero
C: Io non sono Piero

Possiamo usare l’assunto B in combinazione con uno arbitrario per crearne un terzo altrettanto vero:

D: Io sono Piero O io sono un canguro

Quindi: o sono Piero o sono un canguro; siccome per la verità di C io NON sono Piero, allora devo essere un canguro.

Ma seguendo questo ragionamento potrei anche essere una carriola, un ruscello, un grattacielo.

La mente viene destabilizzata dalla presenza di una contraddizione, ed è proprio per questo che i mistici orientali ne fanno largo uso, ad esempio nei koan Zen, enigmi assurdi, incoerenti e senza senso aventi lo scopo di scardinare il controllo razionalizzante del pensiero e favorire il processo di consapevolezza.

La contraddizione che produce un insieme vuoto, di conseguenza il nulla e, per complemento, il tutto.

La contraddizione come via per andare oltre il velo di maya.

Da geocentrismo a eliocentrismo e oltre…


Eravamo nel medioevo, superstiziosi, un po’ presuntuosi, convinti di essere il centro dell’Universo. Eravamo come un bambino che crede alle favole e pensa, nella sua semplicistica ingenuità, che le cose siano realmente come appaiono.

Poi siamo cresciuti: abbiamo capito che Aristotele e Tolomeo dicevano cazzate, e siamo passati ad una visione del mondo più razionale in cui la Terra ruota attorno al Sole; siamo passati all’età adulta, l’età della ragione.

Per stabilire chi ruota e chi sta fermo è necessario interpellare un giudice, un terzo super partes che decida della disputa fra i due contendenti; occorre prendere un punto di riferimento esterno: ad esempio mettersi comodamente in poltrona su Marte ad osservare.

Problema risolto, dirai tu: quale che sia il punto di riferimento esterno scelto, facendo le dovute deduzioni verrà sempre fuori che la Terra ruota al Sole; la scienza avanza, la mente ci mostra la sua inconfutabile verità.

Facendoci cadere nell’ennesima, dogmatica illusione.

Quanto afferma la ragione è vero, ma si tratta sempre di un punto di vista che dipende dal sistema di riferimento scelto, e che non ha nulla di intrinsecamente assoluto. Anche se il povero aborigeno terrestre è rimasto il solo a pensarla così, la sua opinione è degna di rispetto, vale quanto le altre: nel suo sistema di riferimento, la Terra è al centro.

La democrazia è tutela delle minoranze, non dispotica supremazia della maggioranza.

La teoria della relatività di Einstein insegna infatti che non ci sono punti di riferimento privilegiati, e tutto dipende dall’osservatore, persino la distinzione fra eventi passati, presenti e futuri.

Eppure, nonostante questa infinità varietà di modi per vedere le cose, la Natura riesce a conciliarli tutti: applicando le dovute trasformazioni, è sempre possibile passare da un sistema di riferimento a un altro, e le molteplici realtà possono coesistere senza escludersi a vicenda: non è fantastico? Si tratta solo di fare un piccolo (piccolo’sticazzi) sforzo per cercare di capire l’altrui punto di vista, e poi la quadra si trova.

Con questa presa di coscienza, abbiamo finalmente raggiunto l’età matura, l’età della saggezza, quella che rivaluta il bambino di un tempo e pensa che sì, in fondo valeva la pena di credere alle favole.