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L’esame imprevisto


E’ venerdì di una tarda mattinata primaverile. Il professore di matematica, prima di uscire dall’aula, comunica agli studenti che un giorno a caso della settimana successiva si farà una verifica a sorpresa. Insiste particolarmente sul fatto che sarà proprio a sorpresa: fino a che non entrerà in aula, gli studenti non avranno modo di sapere se quel giorno si terrà o meno la prova.

Gli studenti sono molto intelligenti e hanno una razionalità piuttosto spiccata quindi, dopo un primo momento di panico generalizzato, si consultano e arrivano ad una conclusione alquanto rasserenante: il fatto che si faccia la verifica è logicamente impossibile.

Il loro ragionamento è il seguente.

Venerdì non potrà essere il giorno prescelto, perché il prof. ha detto che non potremo sapere quando si farà la verifica fino al momento in cui lui entra in aula; ma se entro giovedì noi non avremo fatto la verifica, potremo concludere che si terrà il giorno rimanente, venerdì; questo contraddice quanto ha detto il professore, perché in quel caso conosceremmo il giorno con molte ore di anticipo. Quindi non potrà essere venerdì: il prof. è integerrimo e quando promette una cosa la rispetta. Restano dunque quattro giorni possibili.

Ma per lo stesso motivo dobbiamo escludere anche giovedì, perché se entro mercoledì non si è fatta la verifica, e venerdì è stato escluso, allora non resta che giovedì. Mercoledì pomeriggio sapremmo per certo che la prova sarà giovedì. Ma il prof. ha assicurato che non sarà così, quindi anche il giovedì è escluso.

Beh, ma ripetendo a ritroso il ragionamento, si arriva ad escludere ogni giorno, perfino il lunedì. Conclusione: è impossibile che si possa tenere alcuna verifica sotto queste condizioni.

Soddisfatti del loro ragionamento, ineccepibile sotto ogni profilo logico, passano un week-end all’insegna dello svago e della spensieratezza. E i fatti danno loro ragione, fino a mercoledì compreso. Ma giovedì, inaspettatamente, ecco la verifica, proprio come il professore aveva annunciato! Che brutta sorpresa!

Adoro questo racconto, un poco surreale, perché evidenzia le limitazioni della logica: dove hanno commesso l’errore? Da nessuna parte, il loro ragionamento è ineccepibile! E sta proprio qui il paradosso, perché se non fossero stati così arguti, avrebbero tenuto un comportamento meno razionale ma, di fatto, più efficace!

Tutto questo per evidenziare ancora una volta che la logica, e più in generale la razionalità sono strumenti utili, ma nella vita non sempre sufficienti; talvolta essere irrazionali ci porta più lontano.

Riferimenti bibliografici:

Paul Watzlawick, Don D. Jackson, Beavin Janet Helmick – Pragmatica della comunicazione umana

Gli insegnamenti di Spritz


Ti presento il mio bel gattone, si chiama Spritz.

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Al pari delle mie galline Spritz è un gran maestro di vita, e l’altro giorno mi ha reso consapevole di una mia dinamica, che immagino sia comune un po’ ad ognuno, su cui ti invito a riflettere.

Spritz è un gran giocherellone, ha il morso facile e sguaina con facilità le unghie; ma in fondo ha un animo gentile: vuole solo essere lasciato in pace.

Quando capiti nelle sue grinfie, devi avere ben chiara in mente una precisa strategia di sopravvivenza: se la tua mano finisce fra i suoi minacciosi canini, mai e poi mai tentare di ritrarla. Brandelli di carne lacera giacerebbero sanguinolenti al suolo.

Analogamente, se ti artiglia il malcapitato arto, mai e poi mai tirarlo via per sottrarlo all’incombente pericolo: rosse, colanti righe solcherebbero presto la tua pelle.

Quando ti trovi in questi terebranti frangenti, hai una sola valida strategia di sopravvivenza: andare incontro al pericolo.

Il pollice è finito fra le sue fauci? Spingilo verso l’interno della bocca: la sensazione di fastidio lo convincerà immediatamente a mollare la presa. Ti ha artigliato la mano? Spingila verso di lui, o quantomeno lasciala ferma, ma evita assolutamente di tirarla via. In fondo il più delle volte non ti vuole far male, ma solo darti un avvertimento, o giocare senza intenzione di ferire.

Fin da piccolo ho a che fare coi gatti, e ho imparato queste preziose regole a mie spese.

A questo punto l’insight felino: gran parte della sofferenza che ho provato o provo nelle esperienze di vita è dovuta proprio a questa mia tendenza a ‘tirar via la mano’, che aggrava pesantemente situazioni di dolore solo potenziale.

Insomma, non c’è nulla là fuori voglia davvero farmi del male, sono io stesso a causarmelo con questo mio continuo volermi sottrarre a un pericolo il più delle volte solo immaginato. La mente razionale vuole proteggermi, e per farlo il consiglio è spesso lo stesso: fuga. Invece devo cercare di agire con lucidità, come ho imparato a fare coi gatti, e muovermi nella direzione contraria. Ribadisco: con lucidità, non si tratta di applicare ciecamente una regola in controtendenza.

Tornando a Spritz, non posso negare di avere qualche graffio sulla pelle, ma si tratta solo di ‘superficiali incidenti di percorso’, nulla di grave. Insomma, vale la pena di continuare a giocare con quel bel micione, una volta capito come gestire questo movimentato rapporto.

Follia


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Riso. Dolore.

Lasciami sciogliere quel grumo di pensieri,

bambina dispettosa che sbirci in fondo al mio cuore

non ti permetterò di portarmi via l’amata sofferenza.

Cattivo. Buffo.

L’equilibrio grottesco della vita

sfuma ogni mio tentativo di tracciare una linea.

Essere felice, o soffocare per non dissolversi?

Ah, potessi riscrivere tutto da capo,

per lasciare il foglio bianco!

 

La logica fuzzy


Dai manichei che ti urlano “o con noi o traditore!” libera nos Domine!

Così cantava Francesco Guccini molti anni fa, ed è una strofa a mio avviso molto azzeccata.

Perché viviamo in una società dominata dalla logica booleana, nel nostro modo di pensare predomina la congiunzione disgiuntiva ‘o’ (congiunzione… disgiuntiva! Curioso, vero?); tutto è bianco o nero, non esistono le cinquanta sfumature di grigio di jamesiana memoria.

Ragioniamo per rigide categorie: questo significa che se sei una cosa, ovviamente non puoi essere il suo opposto. E che se stai con loro, ovviamente non puoi stare con noi: non puoi essere sia genoano sia sampdoriano. E se ti piace qualcosa, ovviamente non ti può piacere il suo contrario. Detta così, suona talmente ovvio che appare impossibile che possa esistere un modo diverso di vedere la realtà, ed è proprio questa la migliore dimostrazione di quanto siamo imprigionati in una cella dalle sbarre invisibili.

Pensare in altro modo sembrerebbe portare a dei paradossi, e a livello cognitivo è proprio così, ma se osservi i tuoi comportamenti quotidiani capirai che alla contraddizione arrivi invece se ti ostini a rimanere nel dualismo, e questa volta si tratta di una contraddizione a livello comportamentale: applicare rigidamente questo pensiero dicotomico conduce necessariamente ad una condotta in aperto contrasto con quanto si afferma.

Ti faccio un esempio: sei un vegano accanito, sei contro ogni forma di violenza sul mondo animale. Lo sei al cento per cento, di quelli che non sgarrano mai. E ovviamente, se sei vegano non puoi essere il suo opposto, non puoi essere uno che fa del male agli animali.

Questa affermazione così categorica ti mette immediatamente di fronte ad una contraddizione: perché se osservi attentamente e con onestà intellettuale ogni tuo gesto quotidiano, capisci che ciò che sostieni non è vero in assoluto.

Se ti ammali gravemente, rinunci forse ad assumere antibiotici per non uccidere le cellule di origine animale dei batteri? Se la tua casa è invasa dalle zanzare, le lasci portare avanti il loro pasto indisturbate? Oppure esiste un confine di comodo, che mette gli animali degni da un lato e quelli indegni dall’altro? E chi stabilisce questo confine?

Non parliamo poi di religione, sarebbe come sparare sulla croce rossa.

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La verità è che per nascondere la contraddizione hai imparato a sviluppare dei meccanismi che ti nascondono certe fette di realtà, quelli che Gurdjieff chiamava ammortizzatori: non riesci ad ammettere a te stesso di avere comportamenti in contrasto col tuo modo di pensare (sei sicuro che sia proprio tuo?), e così operi una rimozione: i fatti scomodi non esistono, o comunque vengono percepiti in maniera edulcorata attraverso dei “però” e dei “ma”: le eccezioni che confermano la regola.

Ma sono proprio queste eccezioni il nocciolo della questione: ne basta una, per stabilire che il bianco immacolato non esiste, così come non esiste il nero più buio.

Perché invece non accogliere una visione diversa del mondo? Una logica più ampia, più aperta, una logica fuzzy: sì, sei vegano, ma non lo sei al cento per cento, lo sei… diciamo al novantacinque? Dai mi sembra una buona percentuale. Questo ti salva dai comportamenti contraddittori: e se per una domenica non hai santificato le feste, beh rimani sempre un buon cristiano, no?

Abbandona quindi la congiunzione ‘o’, per abbracciare la congiunzione ‘e’: perché la realtà è complessa, e tu puoi essere questo e quello; che salto di qualità, quando questo approccio entra nella visione dei rapporti interpersonali!

Avere la libertà di essere una molteplicità, senza per questo sentirsi in difetto.

La quarta gallina


Ho già avuto modo di raccontare come le mie galline siano maestre di vita: ebbene, l’altro giorno ne ho avuto l’ennesima conferma; ecco in breve cosa è accaduto.

Dopo che ho aperto la porta del pollaio perché uscissero a razzolare nell’aia, tre di esse si sono prontamente proiettate fuori mentre una quarta, la più distratta, è rimasta a beccheggiare sulla ciotola del mangime; dopo pochi secondi si è però accorta dell’occasione di libertà, avendo visto le colleghe fuori dal recinto, ed ha provato ad unirsi a loro.

Tuttavia, come puoi vedere dal disegno, volendo raggiungere le compagne al di là della griglia, ha cercato di farlo passando per la via diretta, insistendo a proseguire in una direzione che non l’avrebbe portata molto lontano.

polli alla riscossa

La quarta gallina era troppo tesa sull’obiettivo, così tesa da non capire che perseguendolo in un modo così diretto e ossessivo non sarebbe mai stata in grado di raggiungerlo. E più le compagne si allontanavano, più questa si schiacciava contro l’angolo del pollaio e minori possibilità aveva di capire quale fosse la corretta via di fuga.

Se avesse utilizzato la giusta dose di pensiero laterale avrebbe capito che per raggiungere le compagne bisognava prima allontanarsene, così da raggiungere l’uscita che avrebbe poi permesso la successiva ricongiunzione.

E qui scatta l’insegnamento avicolo: quante volte ci troviamo nella stessa posizione? Quanto spesso, per l’affanno di raggiungere un obiettivo a cui teniamo tanto, finiamo in una situazione di stallo e ci troviamo bloccati a pochi passi da quest’ultimo senza riuscire mai a raggiungerlo?

A me è capitato e capita in continuazione: a scuola, sul lavoro, nelle situazioni sentimentali, sempre e ovunque.

Se sei troppo calato nel problema che devi risolvere, finisci col non vederne al soluzione che hai a portata di mano.

Se temi di perdere l’affetto di una persona cara e ti lasci andare ad atteggiamenti possessivi, finisci con l’allontanarla.

Se vuoi dimostrare al tuo superiore quanto sei bravo e ti prodighi in dimostrazioni di bravura, finisci col fare una figura patetica.

Se vuoi essere simpatico ad ogni costo con gli amici, finisci col diventare pesante.

Se vuoi essere un genitore perfetto, produci dei figli frustrati.

Potrei continuare ad oltranza ma, proprio in virtù di quanto vado dicendo, mi allontanerei dall’obiettivo. E allora la cosa giusta è terminare l’articolo, che può ben essere così sintetizzato: nella vita talvolta occorre essere contraddittori, uscire dalla direzione palese, logica e razionale, per seguire le indicazioni del cuore (o, detta in altri termini, le indicazioni dell’emisfero cerebrale destro, che troppo spesso vive relegato in un ruolo da comprimario); solo così avremo qualche possibilità di raggiungere i nostri amici pennuti.