Archivio mensile:luglio 2014

E se l’uso del congiuntivo è sbagliato?


Capita spesso di sentire commettere errori nell’utilizzo del congiuntivo. La prima reazione è quella di pensare altezzosi: “ma senti come parla quest’ignorante”. Personalmente mi ritrovo costantemente a correggere i miei figli, che adorano avvalersi della licenza poetica di non utilizzarlo.

Dopo anni vissuti con la convinzione che parlare correttamente la propria lingua è una cosa importante, recentemente ho preso il coraggio a due mani, ho guardato in faccia la realtà e mi è sorto un tremendo sospetto: e se il congiuntivo è sbagliato?

Mi spiego meglio. La lingua madre viene appresa ‘per osmosi’: nessuno ti spiega le sue regole, tu ascolti ed il tuo cervello piano piano imita, poi trova inconsapevolmente dei modelli da applicare per gestire le situazioni sconosciute.

Tu quindi impari un certo modo di costruire la frase, ed ecco che non hai bisogno di sentire tutte le possibili frasi dello stesso tipo per poterle utilizzare: applicando il modello vai a ‘colmare i buchi’ della tua conoscenza. Più tardi ti troverai a studiare la grammatica, ma si tratta solo di una formalizzazione e presa di coscienza dell’esistenza di regole che il tuo cervello già ha individuato e assimilato autonomamente.

Succede poi di imbattersi in eccezioni (e nella lingua italiana ce ne sono parecchie): in questo caso, l’unica alternativa è quella di imparare queste ultime a memoria; è il caso ad esempio dei verbi irregolari, la cui coniugazione non segue quella che la norma vorrebbe.

Il nostro cervello è in ogni caso piuttosto abile nell’inferire le regole sottostanti al linguaggio, tant’è che un bambino di due anni utilizza praticamente tutte quelle a disposizione. Eppure, ognuno di noi trova particolarmente ostico l’utilizzo del congiuntivo. Questo, nel caso dei bambini, mi fa riflettere: lasciamo stare il cervello di un adulto, contaminato da anni di educazione ed esperienze e quindi non sufficientemente ‘puro’, perché magari è stato a lungo immerso in un ambiente in cui questo modo verbale non veniva utilizzato; ma quello di un bambino parte da zero, quindi dovrebbe applicare in modo innocente e non polarizzato gli strumenti che madre natura gli ha fornito.

E lo fa egregiamente, ma si inceppa sul congiuntivo: non gli viene naturale usarlo. Anche se chi lo circonda lo utilizza alla perfezione, come nel caso dei miei figli: modestamente, non è mai capitato che io o mia moglie lo sbagliavamo, eppure non ne azzeccano uno; e noi giù a sottolineare e correggere l’errore.

congiuntivo

E se invece hanno ragione loro? Se l’uso del congiuntivo è una complicazione inutile? Dopotutto il contesto della frase è sufficiente per capire il significato che si vuole dare, quel particolare modo verbale non aggiunge alcun contenuto informativo. Gli inglesi sono particolarmente essenziali in questo, eppure la loro lingua non mi pare penalizzata, è fra le più utilizzate al mondo. Il congiuntivo è pura forma, è eleganza lessicale.

La lingua deve servire prima di tutto per comunicare, poi se mai per farsi belli agli occhi altrui. Dopotutto a chi giova parlare forbito usando un linguaggio difficile da formulare e comprendere? Certo, sentire un congiuntivo sbagliato stride all’orecchio, ma questo accade perché ci siamo abituati, col tempo, alla sua presenza, non perché è intrinsecamente fondamentale. Pur impegnandomi, non riesco a trovare una vera ragione per doverlo usare. La nostra voglia di congiuntivo è solo un mero solco.

Non dimentichiamo poi che la nostra, a differenza del latino, è una lingua viva, pertanto soggetta al divenire dell’evoluzione, come ogni essere vivente. E alle necessità di adattamento all’ambiente: già è stata pesantemente contaminata dall’inglese.

Da tutte queste considerazioni, la terribile conclusione: il congiuntivo è destinato a morire. Si, perché scomodo da usare e di fatto inutile.

Proviamo a riparlarne fra due-trecento anni: vedrai che ti troverai costretto a darmi ragione.

L’enneagramma


Voglio ore condividere con te la conoscenza di una figura geometrica che ho scoperto da poco e che mi incuriosisce ed affascina al tempo stesso; il mio vuole essere uno spunto per stimolare eventuali approfondimenti.

Partiamo dal cerchio, per molte culture e tradizioni simbolo di perfezione, unità, infinito, assoluto, e suddividiamolo in nove parti uguali, numerandole come in figura.

 

enneagramma1

Il numero 9 ha molte proprietà matematiche interessanti; ad esempio, prendiamo la sua tabellina: la somma di ogni cifra che la compone fa sempre 9

  • 90: 9+0 = 9;
  • 81: 8+1 = 9;
  • 72: 7+2 = 9;
  • ecc…

Le stesse cifre della tabellina riesci a disporle sulla figura tracciata sopra, partendo dal 9 e muovendoti nelle due direzioni lungo la circonferenza, a desta e sinistra:

enneagramma2

Adesso prendiamo il numero 7. Esso ricopre ruoli importanti in molte culture; cito alcuni esempi:

  • i 7 giorni della settimana;
  • le 7 note musicali;
  • i 7 chakra (centri energetici del corpo umano);
  • i 7 sacramenti
  • le 7 virtù (teologali + cardinali)
  • i 7 peccati capitali
  • il numero buddhista della completezza.
  • i 7 nani di Biancaneve (ooops, scusa, sto banalizzando).

Fai una ricerca in rete e vedrai quanti altri significati riuscirai ad associare a questo numero. Bene, adesso vediamo che succede se dividiamo un intero in sette parti:

1 : 7 = 0,142857142857142857…

Come vedi abbiamo ottenuto un numero periodico, ossia la sua parte decimale è un infinito susseguirsi delle cifre 142857.

La cosa divertente dal punto di vista matematico è che se sommiamo fra loro queste ‘fette’ di intero, otteniamo altri numeri periodici la cui parte decimale contiene le stesse cifre (nello stesso ordine ma in posizioni differenti):

2 : 7 = 0,285714285714285714…

3 : 7 = 0,428571428571428571…

4 : 7 = 0,571428571428571428…

5 : 7 = 0,714285714285714285…

6 : 7 = 0,857142857142857142…

Adesso individua ogni cifra della parte decimale e collega, sulla circonferenza, quelle adiacenti; ad esempio, in:

0,285714285714285714…

l’8 è adiacente al 2 e al 5, quindi traccio un segmento da 8 a 2 e uno da 8 a 5.

enneagramma3

Ripeti l’operazione per ogni cifra, ed otterrai la seguente figura:

enneagramma4

Restano fuori i punti 3, 6 e 9, che costituiscono i vertici di un triangolo equilatero. E qui troviamo il numero 3, il numero perfetto, anch’esso pregno dei più svariati significati. Uniamo i suddetti punti.

enneagramma5La figura che abbiamo ottenuto prende il nome di enneagramma, simbolo ampiamente utilizzato in ambito psicologico ed esoterico; dai più è ad oggi conosciuto come schema che rappresenta i nove tipi di personalità di base: ogni tipo psicologico può essere approssimato con una delle nove categorie che lo schema individua. In realtà lo schema è nato in ambito esoterico come schematizzazione utile per lo studio dei processi evolutivi: ogni fenomeno dinamico (uomo compreso) sarebbe accomunato da un unico modello di sviluppo, rappresentato appunto dai nove punti dell’enneagramma.

Non voglio qui addentrarmi nei vari significati che possono essere associati a questo simbolo (né ho le conoscenze per farlo), il mio scopo era solo quello di stimolare la tua curiosità; se ci sono riuscito almeno in parte posso ritenermi soddisfatto. La curiosità aiuta ad uscire dal solco.

Riferimenti bibliografici:

Piotr D. Ouspensky –Frammenti di un insegnamento sconosciuto