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La soluzione


Un amico si rivolge a te perché ha un problema: sembra più che naturale volersi adoperare per aiutarlo a trovare una soluzione.

Ma sei proprio certo che si sia rivolto a te per questo? Sei certo che sia ciò di cui ha veramente bisogno?

Beh, se il problema che viene posto è di tipo squisitamente tecnico, probabilmente sì, per esempio: “non parte il decespugliatore, ho già pulito il carburatore e sostituito la candela ma continua a non funzionare, ti viene in mente cos’altro potrebbe essere?”

Ci sono però casi in cui le persone si confidano per condividere un disagio esistenziale, al solo scopo di non sentirsi sole, di sentirsi comprese. Allora, il problema in sé diventa un pretesto, e se ti prodighi per risolverlo, o per convincere che nella vita c’è di peggio nel tentativo, in totale buona fede, di sollevare l’amico dal disagio… ebbene in tal caso otterresti l’effetto opposto.

Trovare una soluzione alla situazione contingente non farebbe che eliminare un appiglio, e magari comunicare implicitamente all’altro: eccoti ciò che ti serve (incapace), ora va e non mi scocciare.

Ho esagerato un po’ i toni per rendere l’idea, ma parlo per esperienza: è così che mi sono sentito in molti frangenti.

è importante comprendere che spesso le persone non vogliono risolvere problemi ma soltanto avere qualcuno vicino, e mantengono in vita lo status quo a tal scopo, come un bimbo che finge di star male per avere l’affetto dei genitori.

Siamo in molti, bimbi bisognosi di affetto.

Spleen


La giornata è piovosa e uggiosa; le cose da fare, che hai lì davanti a te in minacciosa attesa, ti sembrano problemi enormi, scogli insormontabili; peraltro nulla sembra valer la pena di esser fatta. O forse non hai proprio alcunché da fare, non hai preoccupazioni, eppure ti senti triste, la malinconia permea ogni tuo pensiero.

E allora combatti, cerchi di reagire… perché in fondo, eccheccazzo, non c’è proprio nulla che non vada, e questo tuo stato d’animo decisamente non ti va giù; perché sottrae energia, ti impedisce di godere appieno quanto di bello ti circonda. Hai decisamente la sensazione di buttare al vento la giornata, e maledici ogni volta che ti trovi in questa situazione senza motivo.

Poi, improvvisamente, ti arrendi: ti accorgi che non vale la pena di lottare contro te stesso. E allora metti quella canzone triste che ami tanto, e ti abbandoni; ascolti la malinconia che arriva lenta ma inesorabile fino a raggiungere ogni tua cellula, la accogli indifeso e la lasci fare, senza opporre resistenza.

sad

Qualche lacrima inizia a fare capolino fra le ciglia, seguita da un’altra, e poi altre ancora, come acqua che ha aperto un varco fra le mura della diga.

Dura una decina di minuti, forse un quarto d’ora; osservi con meraviglia la tristezza che ha finalmente sconfitto quella mente che cercava invano di soffocarla, e quasi la smorfia che il pianto disegna sul tuo viso si tramuta in sorriso; e a questo punto, finalmente, capisci.

Capisci che non c’era alcun problema da risolvere, ma questo già lo avevi intuito; capisci soprattutto che dentro di te c’era solo un bambino che voleva essere ascoltato, compreso, coccolato. Un bambino a cui non importava nulla di sapere che tutto va bene, e che non c’è ragione di esser tristi: lui voleva soltanto piangere fra le braccia della mamma, per ricevere le sue carezze e la sua comprensione.

E adesso che lo hai accontentato, adesso che hai finalmente deciso di ascoltare ed accogliere senza giudizio il fanciullo che è nascosto in te, solo ora il pianto si placa, e tu ritorni alla vita con rinnovata energia; perché ora, cascasse il mondo, non può davvero succedere nulla che possa oscurare anche solo per un istante la tua gioia di essere vivo!