Ma io, chi sono?


Nel precedente articolo ho cercato di smontare un po’ di convinzioni sulla tua identità, generando con ogni probabilità un senso di vuoto e smarrimento, perlomeno se hai avuto la pazienza di seguirmi fino in fondo; provo ora, sperando di riuscire ad usare la giusta dose umiltà, a formulare un inizio di ragionamento per rassicurarti che quel vuoto è colmabile.

Non prima di aver scavato ancora un poco.

Ti avevo lasciato dopo aver demolito l’ultima delle tue convinzioni, e cioè che tu sei il tuo corpo fisico; qualora non ti avessi ancora persuaso, aggiungo questa informazione: lo sai che un corpo umano adulto si rinnova per intero in media ogni sette anni? Questo significa che dentro di te non c’è più una sola delle molecole che contenevi sette anni fa! Come puoi allora sostenere che tu sei il tuo corpo fisico, se questo cambia in continuazione? Aveva ragione Pirandello: quelli che chiamiamo personaggi di fantasia nelle commedie o nei romanzi sono dotati di maggior realtà di noi esseri umani, perché loro rimangono immutabili, fedeli a loro stessi nel tempo, mentre noi cambiamo in continuazione!

Ti rimane un appiglio, e da informatico (bada, lo faccio, non lo sono!) è l’ultimo baluardo a cui sono rimasto aggrappato fino a poco tempo fa: tu sei struttura informativa, software. Tu sei le tue idee, ed il progetto che mette in relazione atomi, molecole, cellule, organi che costituiscono il tuo corpo, in una complessa piramide organizzativa.

Questa posizione è più difficile da demolire; eppure… mi sono persuaso che anche in questo caso ci si discosti dalla verità, o che, quantomeno, sia rischioso identificarsi con tutto ciò. Perché, dopotutto, quando il tuo corpo non ci sarà più, quando l’hardware sarà dismesso… chi garantirà l’esecuzione del software? Software che peraltro si modifica e cambia in continuazione (mutazioni genetiche, cambi di opinione, salde convinzioni ritrattate a distanza di pochi anni). L’ipotetica fotografia dell’assetto delle mie idee oggi sarebbe completamente diversa da quella che si sarebbe potuta scattare solo un anno fa. Significa forse che l’io di oggi non è più l’io di un anno fa? Dove va a finire allora il concetto di identità?

Ma al di là della questione teorica, rimane la questione pratica: identificarsi con le proprie idee è rischioso e foriero di infelicità, perché quando queste vengono messe in discussione tu ti arrocchi in loro difesa, giuste o sbagliate che siano, con la convinzione di difendere te stesso. Dolorosa falsità. Errore di interpretazione. Cambiare opinione non mina alla base il tuo essere, ed è talvolta l’unica via di salvezza.

non sono io

In tutto questo mutevole divenire, come possiamo dunque parlare di identità?

E qui entra in gioco il concetto di primo piano e sfondo; già… perché finora ti sei sforzato di trovare te stesso cercando fra le figure in primo piano. E se invece il posto giusto dove cercare fosse lo sfondo?

Per spiegarmi meglio, ti propongo la seguente immagine.

triangolo

Ti sembra di vedere un triangolo bianco in primo piano, vero? Ebbene, questa illusione ottica è analoga a quella mentale che ti ha accompagnato fin qui, mentre avanzavi ipotesi sulla tua identità. Non esiste alcun triangolo bianco, è solo una proprietà emergente che la tua mente individua a causa degli elementi presenti sullo sfondo.

Questa è l’importante presa di coscienza che ho maturato recentemente: ho sempre cercato nel posto sbagliato.

Mi sono sempre concentrato sul primo piano… mentre forse avrei dovuto guardare lo sfondo per capire chi sono… perché tutto ciò che immaginavo di essere non è altro che una serie di proprietà emergenti, congiunturali, occasionali, talvolta fortuite ma in ogni caso per nulla strutturali di un qualcosa di più fondamentale, che pervade lo sfondo.

Di che natura sia questo sfondo, sarà argomento del prossimo articolo…

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