Archivio mensile:marzo 2020

Andrà tutto bene un cazzo!


Non ci sono dubbi, l’epidemia rientrerà. Svilupperemo gli anticorpi, come singoli e come comunità. Torneremo a vederci nei pub affollati, ad abbracciarci, ad insultarci negli ingorghi cittadini.

Ma c’è un altro virus che in questi giorni così surreali si sta diffondendo, e pochi lo vedono; è un virus che non si propaga di corpo in corpo, ma di mente in mente, e le moderne tecnologie dell’informazione gli offrono potentissimi canali per dilagare incontrastato.

Avrai certo notato sui social gli innumerevoli post sull’epidemia, talvolta allarmistici, talvolta di speranza, talvolta meramente di servizio, talvolta moralizzatori (ah, quanto ci piace indicare la retta via agli altri!).

In questo fenomeno io ho notato, limitatamente a quel che può valere il mio remoto angolo di osservazione, una società che si lascia facilmente attraversare da queste ‘ondate’ informative: lo strumento principe è l’emozione che, scatenata da un articolo sui social, o da un messaggio in una chat, innesca nell’inconsapevole lettore la compulsione a condividere dopo aver ingoiato l’informazione per intero, senza averla masticata, digerita, assimilata

L’informazione circola quindi velocemente, e non senza effetti pratici, perché provoca nelle persone comportamenti pilotati e per nulla coscienti.

L’anticorpo a queste forme di epidemia è la consapevolezza, e i dati di fatto mi lasciano pensare che nella nostra società sia presente in livelli davvero bassi.

Il nostro corpo è sicuramente più intelligente della nostra mente (anche se da bravi sapiens sapiens crediamo di essere al top dell’evoluzione grazie a quest’ultima), e non ci metterà molto a prendere delle contromisure contro il Covid-19; ma la mente nemmeno sa di avere un problema, tanto è distratta dalla preoccupazione di proteggere il corpo. E anche se realizzasse di averlo, non è poi così forte da resistere alle compulsioni, diciamocelo; è molto abile a inventare scuse per occuparsi d’altro.

E se oggi il virus mentale che circola è tutto dedicato alla pandemia, quando questo tipo di emergenza sarà passato ne circolerà un altro; d’altra parte fino a qualche settimana fa circolavano i virus sull’immigrazione, sul  terrorismo, sui crocifissi nelle scuole.

Per non parlare dell’enorme numero di vittime provocato una ottantina di anni fa dal virus della razza ariana: il Covid-19 gli fa un baffo.

Concludendo: le giuste forme di profilassi che stiamo adottando, unitamente alla intelligenza del nostro sistema immunitario, ci tireranno sicuramente fuori da questa situazione drammatica. Ma se l’umanità resta all’attuale livello di inconsapevolezza, che il fenomeno Covid-19 ha reso ai miei occhi particolarmente evidente, perché mai dovrei aspettarmi che le cose migliorino?

La pista cifrata


Quando vieni al mondo sei tempestato da migliaia di stimoli, un vero casino! La realtà che ti trovi di fronte è grosso modo questa.

1

In quella marea di punti non ti riesci proprio a muovere: è necessario mettere ordine, trovare un significato, altrimenti non sai che fare. Occorrono dei criteri che ti permettano di individuare il comportamento più adeguato per poter sopravvivere.

Ecco allora che la mente, tuo principale strumento di sopravvivenza, inizia a proporti i primi collegamenti. Piano piano inizi ad individuare delle regolarità negli stimoli che ricevi e, come nel celebre gioco della settimana enigmistica, alcune figure emergono dallo sfondo; presumibilmente le prime a venire a galla sono quelle di mamma e papà.

2

Poi, lentamente, capisci che in quella confusione di dati ci sei pure tu; la tua interpretazione del mondo si va completando.

E colleghi i puntini, nuovamente. Ma via via che procedi a tirar giù righe, i gradi di libertà diminuiscono.

3

Si tratta solo di un caso, o hai collegato i “tuoi” puntini in modo da creare una forma che grosso modo si adatti a una delle altre?

4

Il tempo passa, tu cresci, e la porzione di mondo con cui entri in contatto si va via via ampliando: nuovi puntini da collegare, nuove esperienze da catalogare.

5

Ma ormai hai trovato il metodo: non hai alcuna difficoltà ad attribuire un significato alla nuova realtà allargata in cui ti sei venuto a trovare.

6

Ma non sempre si tratta di una realtà a cui riesci ad adeguarti, non sempre ti senti adatto; hai compreso il mondo, ma non ti piace affatto, lo senti molto diverso da te. Inizi a soffrire, a pensare di essere sbagliato. La vita da adulto è un vero disagio, quanto rimpiangi l’infanzia!

Questo stato di sofferenza e rifiuto del mondo può protrarsi indefinitamente, a meno che…

A meno che non succeda qualcosa, uno shock esterno o interno a te, che ti faccia rimettere tutto in discussione, e comprendere la verità: i puntini sono reali, ma le linee che li uniscono sono solo tue! Quanta dogmatica fede hai da sempre riposto in esse, e quanto ti sono state utili per muoverti in quel mondo confuso.

Eppure è tutto arbitrario, è tutto posticcio. Perfino l’idea che hai di te è falsata, è solo una delle infinite interpretazioni che potevi dare. E questa è la parte più dolorosa: mettere in discussione chi sei. Annullare quell’io che ti accompagna dall’infanzia per tornare al set di confusi puntini.

7

Per farlo devi distruggere l’immagine precedente e questo fa male, perché è un po’ come morire; ma ti permette di rimettere a nudo la tua vera essenza per poi creare uno schema nuovo, sempre arbitrario, certo, ma più funzionale al nuovo contesto.

8

E finalmente comprendi: tu non sei quelle linee, tu sei i puntini!

La vita è un fatto di interpretazione, tutto sta a trovare quella che ci fa stare meglio, con la consapevolezza che si tratta solo di questo, di una interpretazione appunto, e pronti a cambiarla quando le circostanze lo richiedano.

Ora sei sereno, ora non hai più resistenze, ora non c’è più sofferenza. Qualche volta provi dolore, quello è inevitabile… ma con la sofferenza hai finalmente chiuso.