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Il Barattolo delle Viti Strane


In cantina tengo le viti in barattoli appesi ordinatamente sotto ad una mensola, suddivise per diametro e lunghezza; quando lavoro è importante avere a portata di mano il necessario senza dover perder tempo a cercarlo nel bel mezzo di un’attività.

Catalogo le viti rigorosamente ad ogni acquisto; talvolta però me ne capitano sottomano alcune di recupero che mi dispiace buttare, perché l’esperienza mi ha insegnato che potrebbero sempre tornare utili, ma la cui misura non rientra fra quelle già in mio possesso; che fare?

Siccome mettere a disposizione un intero barattolo per una sola o poche viti mi sembra eccessivo, ho adottato la soluzione del Barattolo per le Viti Strane, nel quale ripongo tutte quelle che non riesco a classificare.

Il Barattolo delle Viti Strane

Col tempo il Barattolo si è riempito, arricchendosi di viti di ogni forma e dimensione.

Nell’ordinarietà dei miei lavori di bricolage raramente lo prendo in considerazione ma… ci sono momenti in cui mi sento in difficoltà, perché non trovo una vite che faccia al caso mio, mentre la smania di portare a termine il lavoro preme impietosa.

Allora lo apro, carico di speranze: “Barattolo delle Viti Strane, solo tu puoi salvarmi!”

Lo rovescio: rotolano fuori viti dalle forme più disparate, viti fino a quel momento inutili che diventano improvvisamente indispensabili! La mano che fruga frenetica in mezzo a loro mi riporta ai tempi in cui da bimbo cercavo nella scatola dei Lego, dove li tenevo metodologicamente alla rinfusa, alla ricerca del Pezzo più adatto; Pezzo della cui esistenza neppure ero certo: era un po’ come se cercarlo là, in mezzo a quel disordine, lo facesse in qualche modo materializzare.

Che metafora meravigliosa! Mi piace sentirmi un po’ Vite Strana.

Mi piace vivere in un Barattolo del genere, mondo di uguali perché tutti strani.

Prima o poi troverò la mia collocazione, anche se ho misure che non rispettano gli standard.

Eventuale lettrice, ti prego di mettere da parte ogni malizia.

Il costume di Superman


Riporto di seguito una frase tratta dal film Kill Bill volume 2 di Quentin Tarantino.

Come sai, io sono un grande appassionato di fumetti, soprattutto di quelli sui supereroi. Trovo che tutta la filosofia che circonda i supereroi sia affascinante. Prendi il mio supereroe preferito: Superman. Non un grandissimo fumetto, la sua grafica è mediocre. Ma la filosofia, la filosofia non è soltanto eccelsa, è unica! […] Dunque, l’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, Superman è nato Superman; quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande “S” rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti; quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume, è il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana. (Bill)

Questa teoria sulla filosofia dei supereroi mi ha fatto riflettere: in fondo è vero, l’essere umano è debole, non crede in sé stesso ed è vigliacco.

Ma questa è l’interpretazione fuori dal solco che voglio offrirti: ciascuno di noi nasce Superman, coi propri poteri che lo rendono speciale ed unico.

Mano a mano che diventiamo adulti però ci assale una voglia di omologazione, di sentirci uguali agli altri, forse per paura di non essere accettati dal branco, perché alla fine l’uomo è un animale sociale.

La società (partendo dai genitori, passando per la scuola e risalendo fino ai mass media e, perché no, alle istituzioni) ci abitua inoltre ad essere tutti uguali, a pensare allo stesso modo, a comprare gli stessi prodotti e vedere gli stessi spettacoli.

Se non lo fai sei uno sfigato: sei out.

superman

Sotto questa spinta tutti quanti finiscono col sembrare più o meno simili. Ognuno si sente ovviamente diverso, ma temendo di essere emarginato si sforza di apparire come gli altri, che fanno altrettanto a sua insaputa.

Alla fine tutti questi supereroi si ritrovano travestiti da Clark Kent, inibendo le loro potenzialità in nome di un appiattimento generalizzato che però li fa sentire parte del tutto. Una sorta di livellamento verso il basso.

Bisogna invece trovare il coraggio di esaltare l’individualità, mettendo in mostra le proprie peculiarità che devono essere viste come punti di forza, non di debolezza.

Sentiamoci uguali agli altri nella nostra diversità, se proprio vogliamo soddisfare questa esigenza di appartenenza al gruppo: spogliamoci degli abiti che ci siamo cuciti addosso e facciamogli vedere chi siamo, a Lex Luthor!