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Moralismo e morale


Esiste a mio avviso una profonda differenza fra valori morali e moralismo.

I primi sono i punti di riferimento che guidano la mia condotta, i criteri attraverso i quali cerco di discernere ciò che è funzionale, per me, in un dato contesto.

Dico ‘per me’ in senso lato, perché è evidente che un comportamento che danneggia il prossimo o più in generale l’ambiente si rifletterà, prima o poi, sulla mia persona; di conseguenza, anche in un quadro di atteggiamento puramente egoistico, non posso esimermi dal tenere in considerazione le esigenze dell’ambiente che mi circonda che, di fatto, costituisce un altro aspetto di me.

Il moralismo invece è di tutt’altra natura: nasce quando ho la pretesa di imporre i miei valori al prossimo, assumendo che abbiano valenza assoluta; come se potessi arrogarmi il diritto di legiferare sulle vite altrui.

Ed è a questo proposito, moralista di turno, che ti invito a riflettere in totale onestà intellettuale, soprattutto nei tuoi confronti: nel momento in cui critichi la mia condotta, giudicandola come amorale o disdicevole, sei proprio sicuro che ti stai preoccupando dei contenuti?

Non sarà forse che, più che il mio comportamento in sé, ciò che davvero ti infastidisce è il fatto che anche tu avresti voluto fare la stessa cosa, che anche tu avresti potuto fare la stessa cosa, e non l’hai fatta?

Insomma, non è che il vero motivo per cui ce l’hai con me è che faccio da specchio al lato oscuro che è in te?

Gli spari sopra… sono per te


Sì, lo so, vorresti essere contornato da persone che ti fanno stare bene, e non doverti confrontare continuamente con quell’odioso rompiscatole del tuo collega, che devi sopportare ogni giorno sul posto di lavoro.

Questo è ciò che desideri; ma lo sai qual è la realtà? Che tu hai bisogno dell’esistenza di personaggi simili; ne hai bisogno perché, che tu lo sappia o meno, ne corso della vita hai accumulato odio, e adesso ti serve un pretesto per scaricarlo.

Se attorno a te fossero tutti irreprensibili, troveresti comunque il modo di avercela con qualcuno, la fantasia di certo non ti manca.

Quel rompipalle è lì ad assillarti perché tu hai rancore da smaltire, altrimenti nemmeno lo noteresti.

D’altra parte, hai mai osservato in te il sottile piacere che provi quando sul finire del film il cattivo riceve la crudele punizione che si merita? Senza cattivo e senza punizione, credi che quel film ti piacerebbe ugualmente?

Liberati dal marcio che hai dentro, ed il mondo diventerà un posto piacevole in cui vivere.

Lo specchio


Ti è mai capitato di provare fastidio per qualcuno? Uno di quegli individui che sanno tirare fuori il peggio di te, in grado di rovinarti la giornata, che decisamente non sopporti?

Non aspetto la tua risposta, credo di conoscerla.

Mi auguro d’altra parte che ti sia anche successo di godere della compagnia di una persona che, tutto al contrario, è in grado di farti stare bene, con cui hai una buona sintonia; si parla allora di amicizia e, se appartiene al sesso a te complementare, capita che questo stato d’animo tenda normalmente a sfociare nell’innamoramento.

E mentre per la prima categoria la ricetta è (relativamente) semplice, basta starne lontani (sarà poi così semplice?), per la seconda sorgono talvolta alcune complicazioni. Infatti, poiché imputi il tuo benessere a quella persona, potresti vivere nell’angoscia di perderla: da qui forme di gelosia o di possessività, o più in generale di indebita invadenza nell’altrui sfera esistenziale (eccesso di protezione, asfissiante presenza, consigli non richiesti, ecc…). Arrivando alla conclusione paradossale che, quanto più la persona ti è cara, tanto più rischi di farle del male.

Quella che ti propongo qui ora è un tentativo di lettura diversa; supponiamo che le persone in oggetto non siano le depositarie delle leve per influenzare i tuoi stati d’animo, buoni o cattivi che siano, ma agiscano semplicemente da specchio.

Ossia, chi ti fa incazzare possiede semplicemente delle caratteristiche in grado di attivare un aspetto di te che non sopporti. Lei/lui non c’entra, sei tu a fare tutto il lavoro. Semplicemente, attraverso di lei/lui, viene ad esprimersi una parte di te.

Poco piacevole vero? Concedimi per un istante il beneficio di crederci incondizionatamente: se è davvero così, allora esiste una parte di te che decisamente non ti piace. Sempre se è così, si deduce che ogniqualvolta qualcuno ti fa incazzare sei di fronte ad una buona occasione per capire un poco di più sulla tua essenza; ammesso che tu abbia il coraggio di farlo.

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La bella notizia è che nessuno può neppure essere il depositario della tua felicità: le persone che ti fanno stare bene attivano parti di te, che magari non sai di avere, che anche in situazioni di totale solitudine ti permetterebbero di stare altrettanto bene.

Certo, tu dirai: ma se lui/lei non ci fosse più, io non potrei più attivare queste parti di me.

Non è vero. Se il meccanismo in te esiste, è sufficiente che tu trovi il modo di stimolarlo. Sarà senz’altro una grossa difficoltà, lo ammetto, ma se la tua felicità dipendesse esclusivamente da un altro che non c’è più sarebbe molto peggio, sarebbe un’impossibilità.

Lo so, è difficile entrare in quest’ordine di idee. Ma vuoi davvero delegare la tua felicità agli altri? In fondo sei l’unica persona che da sempre è stata e sempre resterà a fianco a te, per tutta la vita…

Riflessioni sullo specchio


Vagando nelle mie letture ludiche mi sono più volte imbattuto nella seguente domanda trabocchetto: perché gli specchi invertono la destra con la sinistra ma non l’alto con il basso?

Se cerchi in rete troverai parecchie risposte a questo apparente paradosso, la cui spiegazione è tanto banale quanto rivelatrice del grado di affossamento nel solco della nostra visione antropomorfa: in realtà la domanda non ha senso, in quanto mal posta; l’equivoco affonda le sue radici nello stesso terreno che ci ha portato, in un passato ormai lontano, a sostenere – talvolta con inusitata ferocia – che il sole gira attorno alla terra.

In effetti gli specchi non invertono alcunché, riflettono semplicemente la realtà per quello che è; siamo piuttosto noi ad operare mentalmente l’inversione, immaginando la posizione che ci troveremmo ad avere dopo aver girato su noi stessi così da situarci virtualmente al posto dell’immagine riflessa.

Se tu fossi l’Uomo Ragno, che come ben sai preferisce spostarsi lungo le pareti ed il soffitto ruotando in verticale e non in orizzontale, avresti la convinzione opposta, ossia che gli specchi invertono l’alto con il basso; ma, pur se dotato di super poteri, ti troveresti lo stesso dentro ad un solco che ti fornisce un’impressione altrettanto errata.

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La spiegazione di questa finta stranezza mi piace particolarmente, perché rivela ancora una volta quanto siamo saldamente ed inconsciamente ancorati alle nostre prospettive, che carichiamo senza motivo di valenze assolute nonostante molta acqua sia passata sotto ai ponti dagli errori di Tolemaica memoria, e ci sentiamo così superbamente evoluti rispetto a chi aveva preso certe cantonate.