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Tre muri


Ai miei figli.

Parole e musica Marco Perasso, licenza Creative Commons

Fa Lam Fa Lam
Fa
Io, che non ho mai saputo difendermi dal mondo
Lam
mi chiedevo come riuscirò a proteggere un figlio?
Fa
Fra i molti pensieri in gara per fecondare la mia mente
Lam
questo ha vinto, quando ho saputo che tu eri un germoglio
Sol
Ma a quel tempo non capivo ancora che sarebbe già stato
Mim
un successo arrivare perlomeno
Lam
a difenderti da me

Fa
Una sfida troppo grande per un uomo impreparato
Lam
diventare genitore prima di essere cresciuto
Fa
Poi la gioia e poi l’angoscia di vederti là in vetrina
Lam
con quell’ago a violentare la tua piccola manina
Sol
E poi la corsa a riempire la mente di nozioni da
Mim
manuale che chiudevano il mio cuore e mi portavano
Lam
lontano da te

Sol Mim
Io ringrazio questo muro che hai eretto che ti ha salvato
Lam
dal mio delirio di essere un padre perfetto

Rem Lam
Qui si nasce, qui si muore, è la ruota dell’amore
Mim Lam
fra il piacere ed il dolore, sfuma il gelo nel calore
Rem Lam
fonde gioia con tristezza, gli entusiasmi e le paure
Sol Lam
se non lasci aperto il cuore è difficile capire

Fa
Fu incoscienza, o l’entusiasmo, o la spinta della vita
Lam
a proteggere il fiorire di una nuova concepita
Fa
nell’estate sei arrivata, a dividere il fardello
Lam
colmo d’ansia e di attenzioni che portava tuo fratello
Sol
quanta strada quella notte, fra i miei sogni e l’ospedale
Mim
le tue finte veritiere mi han distolto dall’incanto
Lam
di vederti partorire

Fa
Lo sgomento ed il dolore, nel sapere che mia madre
Lam
condannava un nuovo figlio come errore da evitare
Fa
in un lampo tu sei nata e lei è morta nel mio cuore
Lam
quanto è duro da accettare questo volto dell’amore
Sol
Quell’amore che ha sorretto la mia mano tremolante
Mim
nel guidare un altro ago impietoso a farsi strada
Lam
fra le nostre calde lacrime

Sol Mim
E nel tempo anche tu hai saputo erigere la difesa
Lam
dal mio bisogno di non sentirti piangere

Rem Lam
Qui si nasce, qui si muore, è la ruota dell’amore
Mim Lam
fra il piacere ed il dolore, sfuma il gelo nel calore
Rem Lam
fonde gioia con tristezza, gli entusiasmi e le paure
Sol Lam
se non lasci aperto il cuore è difficile capire

Fa
E di sabbia ne è passata, ora lesta ora pigra
Lam
lungo i fianchi sensuali dell’implacabile clessidra
Fa
quante folli aspettative hanno visto evaporare
Lam
l’illusione di controllo di un ingenuo genitore
Sol
Quante maglie di catena intrecciate in buona fede
Mim
da sostegno a controllore, fino a prendere coscienza di
Lam
esser una palla al piede

Fa
Forse non comprenderete le mie scelte, le mie azioni
Lam
ma anche un padre in fondo è un uomo in balia delle emozioni
Fa
io per voi sono il sofista, visionario complottista
Lam
che fa il giovane ribelle alla fine della pista
Sol
Quanti modi variopinti di osservare l’universo,
Mim
e quanto mi sento solo nel lasciare che si esprima
Lam
il mio essere diverso

Sol Mim
E mattone su mattone pure in me ha avuto inizio
Lam
quel lavoro di edilizia che protegge dal giudizio

Rem Lam
Qui si nasce, qui si muore, è la ruota dell’amore
Mim Lam
fra il piacere ed il dolore, sfuma il gelo nel calore
Rem Lam
fonde gioia con tristezza, gli entusiasmi e le paure
Sol Lam
se non lasci aperto il cuore è difficile capire

Fa
E poi l’ago è ritornato, prepotente sulla scena
Lam
con quel siero maledetto, parto di una mente aliena
Fa
fu quella vostra richiesta di avallare la puntura
Lam
a scagliarmi crudelmente nella sfida mia più dura
Sol
La rinuncia di un padre alla propria autorità
Mim
alle proprie convinzioni su benessere e salute
Lam
perché quello a cui più tengo è la vostra libertà

Fa
Con la morte dentro al cuore ho forzato la mia mano
Lam
nel firmare le sentenze dentro a quel tempio pagano
Fa
la distanza da quel giorno è aumentata sempre di più
Lam
e toccare certi temi oggi è un vero tabù
Sol
che beffardo contrappasso il gradiente di colore,
Mim
da pulir la vostra cacca a non avere più contatto
Lam
col quello che è il vostro mondo interiore

Sol Mim
Ma a dispetto di quei muri, fino a quando io potrò
Lam
oggi proprio come allora nel bisogno ci sarò

Rem Lam
Qui si nasce, qui si muore, è la ruota dell’amore
Mim Lam
fra il piacere ed il dolore, sfuma il gelo nel calore
Rem Lam
fonde gioia con tristezza, gli entusiasmi e le paure
Sol Lam
se non lasci aperto il cuore è difficile capire

La mia forza


Parole e musica Marco Perasso, licenza Creative Commons.

Lam                  Do       
Un tributo di dolore al guardiano della soglia
Sol Lam
mi ha scagliato sul cammino nella luce che mi abbaglia

Lam Do
In questa recita spietata avanzo al grido di ogni doglia
Sol Lam
con la meta prospettata di ingaggiare la battaglia

Rem Lam
Mi ripeti che la vita è appannaggio di chi lotta
Mi Lam
sempre pronto a sgomitare per strappare una pagnotta

Rem Lam
Io ti dico che rifiuto questa favola corrotta
Mi Lam
e non credo a chi proietta le sue ombre nella grotta

Fa Sol
Dici che mi devo armare ma io scelgo di amare
Mim Lam
una lettera di meno può fare un mondo migliore

Lam Do
Ieri usavi con disprezzo l’etichetta di no vax
Sol Lam
oggi io mi ribattezzo con il fregio di no tax

Lam Do
Io non voglio contribuire alla spesa militare
Sol Lam
la tua falsa sicurezza sai dove la puoi ficcare

Rem Lam
Il nemico è sempre quello ma non riuscirà a piegarmi
Mi Lam
perché io sono l’agnello che non crede nelle armi

Rem Lam
Io difendo la mia terra con la forza dell’amore
Mi Lam
contro questa non puoi nulla perché non la sai capire

Fa Sol
Dici che mi devo armare e io invece vado al mare
Mim Lam
se ti cambio quella erre disinnesco il mio dolore

Fa Sol
Come vedi basta poco perché il mondo sia migliore
Mim Lam
io non cado nel tuo gioco fatto di colpe e paure!

Fa Sol
Non ti credere al sicuro prima o poi verrò a cercarti
Mim Lam
e ti mostrerò qualcuno che ha la forza di abbracciarti

Madre


L’amore della vita per me è grande, ma a volte non ho la forza di sopportare sensazioni così forti.

Parole e musica di Marco Perasso, Licenza Creative Commons.

Rem Do Rem Do

Rem
Lacrima di sole sopra un viso di bambina
do
accendi il vuoto di parole della buia mia cantina
Fa
ti nascondi accoccolata, dolce micia nel fienile
La
e rischiari la mia vita con i tuoi raggi di aprile
Sib
che riscaldano il mio petto, quasi a farmelo scoppiare,
Fa
la fusione con il tutto
Do
non sai quanto può far male

Fa
E allora lasciami stare, fammi dormire
Do
voglio solo riposare, rifugiarmi nel torpore
Rem
forse al limite soffrire, ogni trucco può andar bene
La
se mi riesce a riparare dalla furia del tuo amore

Fa
Ti prego fammi allontanare, si lo so che mi vuoi bene
Do
ma ho bisogno di respirare, il tuo ardere sublime
Rem
mi impedisce di sentire, di pensare, di sbagliare
La
e ora l’unica difesa che è rimasta è vomitare

Sib Fa do
troppa luce certe volte può impedire di vedere

Rem
Buio che mi acceca come un’onda di rugiada
do
questa tua voce suadente mi fa perdere la strada
Fa
dammi un altro po’ di tempo per capire ciò che sono
La
al riparo dal tuo vento che mi avvolge come un tuono
Sib
dammi ancora l’illusione che io possa esser qualcuno
Fa
e poi abbracciami dolcemente
Do
e riportami nell’uno

Fa
ma adesso lasciami andare, si lo so che mi vuoi bene
Do
ma ho bisogno di camminare, il tuo amore può aspettare
Rem
voglio ancora faticare, e cadere e risalire
La
solo allora potrò aprire la mia porta al tuo calore

Sib Fa do
solo allora sarò pronto per lasciarmi addomesticare

Rem
però ora… lasciami andare.

Canzone per Gaia


Questa è la mia prima canzone d’amore.

Dedicata a lei, che da sempre mi protegge e mi dona gioia di vivere.

Perché lei è Gaia.

Re La Do Sol

Re                             
Il sole che accende la brina d’inverno
La
la nebbia che sfuma i contorni del giorno
Do
la luna che imbianca le fronde del cerro
sol
le nuvole in alto proteggono il mondo


Re                             
I grilli diffondono l’aura del prato
La
le rondini danzano il viale alberato
Do
la pioggia punteggia la pietra rovente
sol
la neve che avvolge in un manto silente

Re                             
cicale vibranti nell’afa d’estate
La
un lampo che squarcia le nubi agitate
Do
il picchio che ritma il tempo del bosco
Sol
il rosa del pesco...

                     Re
E allora stringiti a me (guarda quante fragole)
                    La
cammina un poco con me (sotto un mare di lucciole)
                       Mim
il viaggio è molto più ricco 
                                      Sim
se mi affaccio ai tuoi occhi a contemplarlo con te

                     Re
E allora stringiti a me (balla sulle nuvole)
                   La
cammina ancora con me (senza troppe regole)
                   Mim
gustiamo questa bellezza rimanendo vicini
                  Sim
senza avere un perché



                Fa#m
lasciamo che la vita 
                                         Sim
possa ancora sorprenderci per quello che è

Re                             
Il coro dei lupi sul monte selvaggio 
La
il gallo in cortile che ostenta coraggio
Do
nel cielo i ricami del falco in volo
sol
il buffo latrato di un capriolo

Re 
Il tasso progetta l’assalto al pollaio
La
l’odore del giallo che scalda il granaio
Do
grugnito sorpreso di un lesto cinghiale
sol
prorompe fra i rovi di mora e lampone

Re 
La salvia civetta con il rosmarino
La
lontano risate di allegro bambino
Do
il ghiaccio che piange baciato dal sole
sol
il profumo di un fiore 


                     Re
E allora stringiti a me (come nelle favole)
                    La
intona un canto con me (un sussurro flebile)
                 Mim
doniamo ai nostri fratelli la ricchezza che ognuno
                Sim
porta dentro di sé

                     Re
E allora stringiti a me (tutto è così facile)
                       La
danza i tuoi passi con me (basta un poco di coccole)
                Mim
condividiamo il cammino liberando la mente
                Sim
da pensieri e cliché


               Fa#m
aspettiamo l’aurora  
                                         Sim
che rischiari il sentiero e lasci tutto dov’è

               Fa#m
e ringraziamo la vita 
                                Sim
magica e perfetta esattamente com’è  


Re                             
Lo scoglio che infrange la furia del mare
La
la stufa che accoglie con il suo tepore 
Do
l’abbraccio dei monti dall’aspro crinale
sol
il tappeto di foglie nel rosso autunnale 

Re 
Dal campo si spande l’odore del fieno
La
spettrale sorpresa dell’arcobaleno
Do
la chioccia rimprovera il vispo pulcino
sol
concerto di rane nel verde acquitrino

Re 
Dal riccio tracima l’obesa castagna
La
la brezza frizzante di alta montagna
Do
il vento che canta fra i rami scroscianti
sol
l’amore di Gaia per i suoi abitanti

Re La Do Sol

Le relazioni ai tempi del meccanicismo


Apro l’assistente vocale dello smartphone, sullo schermo appare:

“Come posso aiutarti?”

Io dico ad alta voce: “Ho bisogno di amore”

Risposta a video: “Ciao, cosa posso fare per te?”

Ribadisco ad alta voce: “Ho bisogno di amore!”

Risposta a video: “Ciao, come posso esserti di aiuto?”

“Fammi sentire amato…”

Risposta a video: “Devo ancora lavorare al mio repertorio. Nel frattempo posso farti una sirenata”, e parte il suono di una sirena.

Io ritento: “Fammi sentire che mi ami!”

E il telefono: “Certo! Dulce Simfonie di AMI“; e fa partire il video su YouTube.

Io: “Sei solo uno stupido robot.”

Lui: “Ti prometto che farò del mio meglio per scalare la classifica dei tuoi preferiti.”

Penso che possa bastare e mi fermo qui.

Ti suggerisco di fare tu stesso la prova, io l’ho trovato molto divertente.

~°~°~

È così che funziona una mente meccanica. Può essere sofisticata quanto vuoi, usare reti neurali, enormi banche dati e sistemi esperti, le ultime diavolerie della tecnica, ma ciò che è meccanico resta, fondamentalmente, stupido.

Così ci stanno abituando a ragionare, questo è il modello in cui le nostre relazioni rischiano di degenerare: scambi di superficie all’apparenza coerenti (salvo saltuari, buffi e surreali scivoloni alla stregua di quello riportato sopra) che non scendono mai nel vero contatto umano.

Le lobby che ci governano, le loro propaggini burocratiche, fino all’ultimo dei servi del potere, lo sceriffo improvvisato che gira per strada, ragionano così: hanno perso la capacità di sentire nel profondo, e agiscono guidati dal mero calcolo. Applicano il protocollo, insomma. Sono smart esattamente come il mio telefono.

Ed è proprio questo che salverà l’umanità: perché accecati dal loro freddo raziocinio hanno perso di vista il fatto che siamo in grado di amare. Questa è la nostra arma più grande, l’amore va contro ogni regola, spiazza, destabilizza, manda per aria ogni calcolo. E loro hanno dimenticato completamente di che si tratta, altrimenti non agirebbero in preda alla smania di potere.

Non si aspettano che ci amiamo; e neppure che alcuni di noi siano in grado di amarli, perché in fondo, ‘loro’ siamo anche noi, rappresentano la nostra parte meccanica e ci fanno da specchio.

Questo stiamo imparando a fare, sempre di più: amare.

Questa è la nostra ancora di salvezza… o la lezione che dovevamo imparare.

Quanto a loro… o imparano come noi, o si auto distruggeranno.

In ogni caso, mi sento al sicuro. Sempre che riesca ad amare…

Relazioni


Le relazioni, di qualunque natura esse siano, possono completarci, ma a mio avviso non nel modo in cui siamo stati abituati a pensare; ogni persona che incontriamo è uno specchio che mette in evidenza una parte di noi stessi: se ci irrita, significa che abbiamo nodi irrisolti che rifiutiamo di vedere, se ci fa stare bene significa che attiva la parte di noi con la quale ci sentiamo maggiormente a nostro agio; non si tratta di illazioni metafisiche o New Age, né delle ultimissime scoperte della neuroscienza, ma di puro buon senso, e per dimostrartelo ti invito a riflettere sulla seguente considerazione.

Un amico afferma che un certo cibo da lui assaggiato è nauseante perché troppo dolce, e tu comprendi in qualche modo ciò che prova in relazione ad esso; come è avvenuta questa comprensione?

Da qualche parte nel tuo database informativo devono per forza esistere i concetti associati alle etichette ‘dolce’ e ‘nausea’, insieme ai molti altri necessari a decodificare le parole dell’amico; in realtà tu non stai affatto provando la sua esperienza, non puoi avere la minima idea di come si sente, dal momento che non sei lui; puoi solo attingere alle informazioni relative al tuo passato e ‘ricordare’ la sensazione di ‘troppo dolce’ e di ‘nausea’; insomma, stai proiettando sull’esperienza dell’amico una simulazione della tua: difficilmente saranno identiche, ma tanto basta per convincerti di aver capito cosa intende dire.

Il punto cruciale è che per capire la nausea del tuo amico devi averne fatto esperienza tu per primo, altrimenti avresti la stessa comprensione di un cieco a cui vengono descritte le meraviglie di un quadro.

Adesso cambiamo contesto: dici di non sopportare il tuo vicino perché è un presuntuoso pieno di sé; ma un momento: tu del vicino vedi solo il comportamento esteriore, quello è il solo dato oggettivo a tua disposizione; come fai a sapere che è dettato da quella che chiami presunzione?

Come per il senso del dolce e della nausea, devi averlo esperito in prima persona, altrimenti non potresti comprendere né, tanto meno, essere emotivamente coinvolto in ciò che fa quella persona. Detto più chiaramente: dev’esserci stato almeno un episodio, in passato, in cui hai osservato qualcuno comportarsi così, o magari l’hai fatto tu stesso, e hai maturato l’associazione fra quell’atteggiamento e l’etichetta ‘presunzione’, ad esempio perché è stata usata da un osservatore esterno, supponiamo un genitore o un insegnante, che a sua volta stava inconsapevolmente proiettando sugli altri il proprio mondo interiore.

Quindi, se puoi attribuire a qualcuno l’etichetta di presuntuoso vuol dire che esiste una parte di te che ne ha fatto esperienza, con tanto di strascichi emotivi parassiti che ora tornano a farti visita dal passato: il vicino non c’entra nulla, è solo uno specchio che attiva i solchi mentali della tua mappa mnesica.

Le persone con le quali ci relazioniamo ci completano dunque nel senso che ci danno l’opportunità di conoscere noi stessi, i nostri meccanismi reattivi ma anche le nostre potenzialità; una volta che la conoscenza è stata acquisita e accettata, la relazione ha esaurito la sua funzione; dal punto di vista psicologico dunque la nostra dipendenza dall’altro è puramente illusoria, e viene meno nel momento in cui comprendiamo che ciò che stiamo attingendo dall’esterno è in realtà già dentro noi.

Sul piano pratico non c’è dubbio che la collaborazione fra individui resti fondamentale, così come il completamento che nasce dall’unione dei due sessi non sarebbe raggiungibile diversamente, ma per quanto riguarda la sufficienza psicologica possiamo ben dire di essere ermafroditi, solo che allo stadio immaturo ancora non lo sappiamo; possiamo scoprirlo attraverso le relazioni.

Questo è particolarmente vero per quanto riguarda le relazioni affettive; un’immatura concezione dell’amore porta ad avvicinarlo molto allo stato di bisogno: «senza di te non posso vivere!», «quanto mi manchi!», «non riesco a stare senza te!», caricando l’altro di una responsabilità che non può e non gli compete gestire.

Capita di rimanere travolti dal dolore quando il partner ci lascia, perché viviamo l’illusione di quanto ‘ci faceva stare bene’; in realtà non faceva alcunché, se non darci l’occasione di fare esperienza delle piacevoli sensazioni che il nostro organismo sa provare: non era lui/lei a farci stare bene, eravamo noi ad esserne capaci! Uno spostamento di responsabilità, e di leve di comando, mica da poco. Ora che se ne è andato, posso affliggermi e piangere su me stesso, oppure prendere atto che sono, in potenza, in grado di provare quello stato di benessere: se opto per la seconda scelta, non sarà difficile ricreare le condizioni per ritrovarlo (accettazione), se oppongo resistenza a ciò che è, continuerò a maledire il giorno in cui l’ho incontrato/a, invece di benedirlo.

Nessuno può farsi carico della felicità altrui, l’individuo maturo sa prendersi le sue responsabilità, e fra queste vi è anche quella di decidere della propria felicità; usare capri espiatori per manlevarsi dalle proprie mancanze è comodo e liberatorio, ma non risolve il problema.

Per usare una similitudine, la relazione immatura è come la lettera A, nella quale due segmenti obliqui legati dal trattino orizzontale si appoggiano uno sull’altro, reggendosi vicendevolmente; la relazione matura è ben rappresentata invece dalla lettera H, in cui i due segmenti verticali sono in grado di rimanere in piedi singolarmente, a prescindere dall’esistenza dell’altro e di un legame.

La persona matura che decide di relazionarsi non lo fa per bisogno psicologico, visto che da quel punto di vista è autosufficiente, ma per sovrabbondanza di risorse: lo fa per donare qualcosa, e non per avere qualcosa in cambio; una relazione profonda è un lusso e non nasce da uno stato di indigenza; se accade, i problemi non tarderanno a manifestarsi, e il peso della aspettative a diventare insopportabile.

Altra cosa, come già detto, è la collaborazione e lo scambio sul piano pratico, ma anche in questo caso, se lo stato di bisogno porta a una situazione di dipendenza la relazione diventa patologica: caso emblematico è il rapporto di lavoro subordinato, nel quale si arriva ad usare l’altrettanto ripugnante termine ‘lavoratore dipendente’; in una società sana non esiste alcun vincolo di subordinazione o di dipendenza, ma solo un libero scambio: io ti offro la mia mano d’opera, tu mi paghi; se qualcosa non funziona, ciascuno può rivolgersi altrove e amici come prima.

L’ego, nei rapporti amorosi come in quelli lavorativi, tende invece a blindare la relazione, aggiungendo vincoli a garanzia del mantenimento del rapporto, e facilitando così il suo deterioramento, perché trasferisce il collante (o l’attenzione su di esso) dal mondo della sostanza a quello della forma.

Resurrezione


Nell’articolo Overlook Hotel ho riportato ciò che ricordavo di un sogno fatto poco tempo fa, di cui ora credo di comprendere meglio il significato.

Quel sogno mi ha messo di fronte al mio bisogno di essere riconosciuto, di avere la conferma di esistere; bisogno che ritrovo in ogni mia interazione con le persone, e mi riporta ai primi tempi della scuola elementare, quando fuori in cortile si giocava a guardie e ladri, e da ladro ero fiero di me perché nessuno mi prendeva… finché ho realizzato che nessuno mi stava inseguendo, non mi consideravano proprio!

Adesso ho compreso che cercare la conferma della mia esistenza negli altri è un’illusione, così come cercare di essere ben voluto: nessuno mi vede veramente per ciò che sono, perché tengo nascosti molti miei aspetti per paura di non essere accettato e amato, col risultato di convogliare l’amore altrui verso un avatar virtuale, distogliendolo da me.

Che valore può avere la benevolenza di chi mi circonda, quando nel mio intimo so che regge su una finzione? Il vero amore nasce dall’accettazione incondizionata dell’altro, soprattutto degli aspetti spiacevoli; trovare il coraggio di essere me stesso ha il vantaggio di filtrare chi davvero mi ama, la paura che non resti nessuno è ciò che continua a tenermi nella recita.

Ma tutti questi sono solo giochetti della mente: alla fine esiste una sola, inoppugnabile conferma della mia esistenza: le mie sensazioni, le mie emozioni mi dicono costantemente che io ci sono, che sono vivo.

Cercavo prove nel posto sbagliato. La dissoluzione delle persone del sogno, la mia solitudine, la mia morte, rappresentavano solo la fine dell’ego.

Io sono altro. Chiudo gli occhi e sento che ci sono.

Non c’è bisogno di ulteriori conferme.

Incompreso


Vorrei poterti dire ciò che penso liberamente, senza timore di dovermi difendere da te.

Vorrei che sentissi ciò che sento, che provassi ciò che provo, che comprendessi perché agisco come agisco.

Vorrei che mi conoscessi davvero e che mi amassi per ciò che sono, e non per ciò che ho fatto, sto facendo o farò.

So che non posso aspettarmi niente di tutto questo da te, perché sei qui per mettermi di fronte ai miei bisogni.

Un giorno imparerò a esserti grato.

Questo no, quello neppure


“Così non mi piace”, disse lei per l’ennesima volta.

Lui l’amava, e desiderava accontentarla più di ogni altra cosa.

“Così?” ribatté speranzoso.

“No, così non va.”

“Allora così?”

Lei rimase un poco a riflettere, per poi sentenziare decisa: “no, neanche così!”

“D’accordo, allora vediamo se in questo modo va meglio.”

“Mmm… no, non ci siamo ancora!”

L’amore porta a tenere comportamenti inconcepibili alla ragione, e lui era decisamente in quella condizione; stavano andando avanti così da parecchio.

“Va meglio adesso?”

“No, no no no, non ci siamo proprio!”

Era esausto; la mente gli suggerì a quel punto di cambiare strategia, per trovare finalmente il modo di accontentarla.

“Senti, cara, è da molto che vado avanti per tentativi, e ho l’impressione di perdere tempo; desidero più di ogni altra cosa vederti felice, e lo sai bene. Perché, invece di continuare a dire ciò che NON VUOI, non mi dici una buona volta ciò che VUOI?”

Lei lo guardò affettuosamente.

“Se io ti dicessi ciò che voglio, smetteresti di cercare un modo di accontentarmi, e ti fermeresti a quello che ti ho suggerito.
Ciò che voglio non può essere racchiuso in una descrizione; ciò che voglio è immenso, e non ci sono confini ai miei modi di essere felice. Non voglio limitarli a pochi, imbrigliando i miei desideri in una definizione.
No, continuerò a dirti ciò che NON voglio, per lasciarti l’opportunità di confrontarti con l’infinito.”

Lui capì: il suo amore per la vita era più forte della stanchezza, e ricominciò a provare.

Follia – 2


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Ti amo.

Pensavi che tutto il male che ho in serbo per te fosse odio, vero? E invece no, voglio che tu lo sappia, io ti amo.

Distruggerò ogni parte di te, ti annienterò, ti farò letteralmente sparire! Perché quando ami davvero sei disposto alla rinuncia.

Tu non sei chi credi, adesso lo vedo chiaramente: sei prigioniero della forma, ed è questa che io polverizzerò, fino a ricondurla al nulla.

La forma è la maschera virtuale che nasconde la tua più intima essenza ed io sono la maschera reale che spazzerà via questa finzione.

Il mio amore ti donerà una nuova vita, ma non nel modo che immagini: risorgerai dal vuoto che la mia follia distruttrice avrà creato.

E adesso abbandonati, lascia che ti uccida, non ci vorrà molto.

Forse non lo sai, ma pure questo è amore.