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Pentemina


Dedicata al torrente che scorre nella mia valle.

Parole e musica Marco Perasso, licenza Creative Commons.

Lam             Mi        Lam                   
Tu che vivi del pianto del cielo
Sol Do
lava via tutto questo dolore
Rem Do
bagna le mie stanche membra
Mi Lam
e regalami un po’ di calore
Rem Do
voglio spegnere i miei pensieri
Mi Lam
e riscaldarmi guardando un fiore

Mi
Lam Mi Lam
Che è sbocciato sulla tua sponda
Sol Do
fra le rocce inospitali
Rem Do
per buona sorte a sua insaputa,
Mi Lam
e il suo profumo non ha rivali
Rem Do
perché è cresciuto noncurante
Mi Lam
di principi ed ideali

Sol Do
Nel tuo scorrere sento la vita
Sol Do
disarmante nel suo fluire
Rem Do
che quando penso di averla capita
Mi Lam
torna a scrollarmi, destare, stupire
Rem Do
finché mi accorgo che è cominciata
Mi Lam
il giorno che accetto che dovrò morire

Mi

Lam Mi Lam
Io ti lascio le lacrime in dono
Sol Do
gocce che faranno crescere il mare
Rem Do
lavo il mio viso, e piano piano
Mi Lam
sento la forza tornare a cantare
Rem Do
nel tuo sangue cristallino
Mi Lam
che mi sussurra di lasciare andare

Mi
Lam Mi Lam
Lascio andare le mie convinzioni
Sol Do
nel riverbero delle tue acque
Rem Do
sensi di colpa, preoccupazioni
Mi Lam
morali, trofei, medaglie e patacche
Rem Do
abbandono le interpretazioni
Mi Lam
e ascolto i consigli del saggio che tacque

Sol Do
La tua linfa mi mostra la strada
Sol Do
fluente luce che irrora il cammino
Rem Do
fiera, indomabile, ovunque vada
Mi Lam
muta di forma abbracciando il destino
Rem Do
non è possibile tenerla a bada
Mi Lam
sfugge o distrugge, scompiglia ogni piano

Sol Do
Nel tuo scorrere c’è la mia vita
Sol Do
illuminata dall’imbrunire
Rem Do
a volte vorrei fosse già terminata
Mi Lam
ma lei torna a saziarmi di nuovo vigore,
Rem Do
la mia missione non è ancora compiuta
Mi Lam
ascolta i miei versi, io voglio restare!

Pa330 (per i giochi di teatro)


Parole e musica Marco Perasso, licenza Creative Commons

Do La Do La Do La Sol La

Do La
Sono diventato pazzo
Do La
perché mi sono rotto il… neurone
Do La
ora che ho squarciato il velo
Sol La
vi mando tutti a fare… un giro

Do La
State all’occhio sono matto
Do La
sono fuori come un tetto
Do La
bigotti e bacchettoni
Sol La
levatevi dai… paraggi

Mim
Finalmente sono suonato e posso dedicarmi ai giochi di teatro

Sol La
Sono diventato folle
Sol La
perché mi girano le… stelle
Sol La
libero le pulsioni
Do La
e tiro fuori… le emozioni

Sol La
Io mi sento emancipato
Sol La
dal giogo del giudicato
Sol La
porto in scena me stesso
Do La
come quando sono al… terato

Mim
Ora che mi sono affrancato posso dilettarmi ai giochi di teatro
Sim
ora che mi sono sputtanato non ho più la paura di non esser gradito
Sol
dopo troppo tempo passato dentro alla finzione di un contratto sociale
Sim
oggi recito per gioco, se mi passi lo sfogo non è roba da poco

Fa# Sol
Io sono fuori di testa
Fa#7 Sim
e oggi voglio fare festa
Fa# Sol
questa tigre che cavalco
Fa#7 Sim
mi trascina sopra al palco

La Sol
Dove è totalmente assente
Fa#7 Sim
la dittatura della mente
La Sol
lascio che mi guidi il corpo
Fa#7 Sim
è questo il dono che vi porto!

Fa#m
Il mio fare squilibrato nutre la catarsi ai giochi di teatro
Do#m
sopra un palco che mi protegge dai giudizi di un mondo che risuona ostile
La
dentro al quale sono piombato, lasciami passare il paragone scurrile,
Do#m
come un dito che ha sfondato sul più bello carta igienica sottile

Sol# La
Il timore che mi perda
Sol#7 Do#m
in questo mondo di… competizione
Sol# La
ora viene esorcizzato
Sol#7 Do#m
grazie ai giochi di teatro

Sol# La
Il bove che trascina l’aratro
Sol# Do#m
si affranca ai giochi di teatro

Sol# La
il cane che reprime il latrato
Sol# Do#m
lo sfoga ai giochi di teatro

Sol# La
l’angustia di un ambiente tetro
Sol# Do#m
si espande ai giochi di teatro

Sol# La
se non ti sdrucciola il baràtro
Sol# Do#m
ripiana ai giochi di teatro

Sol# La
perfino il grande Frank Sinatro
Sol# Do#m
cantava ai giochi di teatro

Sol# La
questa volta ho proprio esagerato
Sol# Do#m
col vizio del verso rimato!

Sol# La
E quando vuoi sentirti amato…
Sol# Do#m
vieni ai giochi di teatro!

Sol#m
Questa mia canzone ribelle grida al mondo che è libero soltanto chi è folle...

Il soffio della vita


Quando l’illuminazione nasce dal profondo della propria interiorità.

Parole e musica di Marco Perasso, Licenza Creative Commons.

La Fa#m La Fa#m

                La                            
Il soffio della vita, per davvero, è tutto qua
                   Fa#m
ne abbiam le palle piene della spiritualità
                Sim
io canto queste strofe con profonda libertà
                La              
ho finalmente appreso la scioccante verità

              La                            
mi illumino d’incenso, ma che immensa assurdità
                Fa#m
se tutto è vibrazione, il vibratore chi ce l’ha?
            Sim
distopica esperienza, l’impressione di Degas
               La              
comprendo la potenza della sua bestialità

                     La                             
La mia risposta è il baco del calo del malo
                 Do
la brezza soffia forte, stramazzo se inalo 
               Re
fornitemi un appoggio, un albero, un palo
                   La
quant’è potente il baco del calo del malo

               La                            
Il senso della vita, ti chiederai se c’è
                Fa#m
io dico: puoi goderne senza avere alcun perché
                Sim
i valori e la morale sono solo dei cliché
               La              
talmente convincenti che puoi farci un bel bidet

                 La                            
e a proposito di questo sento crescer dentro me
             Fa#m
una potenza enorme che rilascio nel privé
                Sim
la forza del profondo, l’impressione di Monet
             La              
pneumatico disagio, io ne sono alla mercé

                   La                             
Ma quant’è buio il beco del chelo del melo
            Do
sonorità tribali che ti strappano il velo
                Re
ne sono uscito vivo ma però per un pelo
                   La
il pelo del beco del chelo del melo

      		  La
Il respiro della vita più o meno è questo qui
                   Fa#m
non c’è canalizzazione più diretta di così
              Sim
è l’origine del vero, lascia perdere il tiggì
               La              
il ciuffo ti scompiglia e ti sconquassa il pedigree
              
La                            
è la tua porta stretta, il passaggio è quello lì
                   Fa#m
dell’illuminazione è perlomeno l’abici
            Sim
saper lasciare andare, l’impressione di Dalì
                La              
la vittoria è di chi molla, lo sostengo da quel dì

                    La                             
Ma quant’è fondo il bico del chilo del milo
                 Do
la forza dirompente di una piena del Nilo     
               Re
più siedi dirimpetto e più ne apprezzi il profilo
                   La
quant’è potente il bico del chilo del milo
   
	            La
Il profumo della vita, lo ripeto da un bel po’
                   Fa#m
potrebbe non piacere, ma si fa quel che si può
                  Sim
l’illusione di mercato mi propone acqua di Giò
                La              
su grandi cartelloni alla fermata del metrò
              
                 La                            
Coprire, non sentire... è un po’ l’essenza dello show
                   Fa#m
distogliere l’olfatto, ambarabaciccicoccò
              Sim
per non realizzare, ma prima o poi lo capirò
                La              
che siamo nella merda dentro a un quadro di Mirò

                      La                             
Ma quant’è stretto il boco del colo del molo
                 Do
s’allarga all’improvviso e tutto rade al suolo
          Re
inflata il pirocumulo e prende il volo
                   La
che presa per il boco del colo del molo
  
	         La
L’aroma della vita, se ne apprezzi le virtù
                   Fa#m
suffimigi di salute, ma che gran tiramisù
                  Sim
non ti lasciar fregare dalle balle alla tivù
                La              
e riempi i tuoi polmoni con la forza del grisù
              
                 La                            
ma certo qui non voglio smantellare i tuoi tabù
                   Fa#m
ognuno ha il suo percorso, tortuoso per lo più
              Sim
ma se pensi di guardarmi col nasino all’insù
               La   
te lo dico una volta e non te lo ripeto più

che puoi baciarmi il

La                             
baco del calo del malo
   Do
Il beco del chelo del melo 
   Re
Il bico del chilo del milo
   La
Il boco del colo del molo

Sally: quello che non…


Credo che imboccare un percorso di crescita e sviluppo personale finalizzato a vivere pienamente la propria vita significhi innanzitutto abbandonare i nostri preconcetti su chi pensiamo di essere, o su chi pensiamo di dover sembrare per venire accettati dalla società.

Per farlo le chiacchiere non servono a nulla, bisogna agire; compiere azioni che smantellino le nostre maschere, di fronte al mondo e di fronte a noi stessi, correndo talvolta il rischio di essere presi per sciocchi se non addirittura pazzi, come accadde al Moscarda di pirandelliana memoria.

Si tratta semplicemente di scegliere fra vivere e fingere.

Credo, nel mio piccolo, di avere iniziato a percorrere questa strada, e questo articolo vuole rappresentare un altro passettino del lungo cammino che ho davanti.

Devi sapere che a me piace molto cantare, oltre che suonare la chitarra; fino a poco tempo fa l’ho sempre fatto per me, nell’ambiente protetto delle quattro mura domestiche; per paura del giudizio altrui, fondamentalmente.

Poi mi sono detto: ma se questo ti dà piacere, a prescindere dal risultato della performance, perché non farlo liberamente anche in pubblico? Perché non condividere col mondo questo aspetto di te?

Se sei timido come me allora saprai che, pur sembrando una cosa semplice, in realtà non lo è affatto… e infatti per me non lo è stata; ci sono riuscito facendo leva su un’altra delle mie debolezze: l’egocentrismo. Ed ecco che mi sono esibito nei primi karaoke: non saprei dire con che risultati esterni, ma sono certo che quelli interni ci sono stati. Perché ho liberato una parte di me che era imprigionata.

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Sotto questo punto di vista, potrò dire di essere veramente maturo quando riuscirò ad esibirmi per le strade cittadine, magari con un cappello per le offerte di chi avrà provato qualche emozione grazie a me (sperando che non si tratti di pena); ma per arrivare a questo punto la strada è ancora lunga.

Ti domandi il perché di un obiettivo tanto eccentrico? Perché sarebbe un modo per abbandonare l’attaccamento all’immagine che ho di me e che sto ostentando al mondo. Che direbbero quelli che mi conoscono? Che sono caduto in disgrazia? Che sono patetico? Che sono impazzito? Solo riuscendo ad essere indifferente a tutto questo potrei veramente dire di avere raggiunto un distacco sostanziale. In fondo, a ben pensarci, che reale differenza passa fra il cantare in casa propria o per i vicoli di Genova?

Ma andiamo per gradi. Per ora, un obiettivo sicuramente più abbordabile è quello di condividere le stonature mie e della mia chitarra col pubblico della rete. Ed ecco il motivo di questo articolo, in calce al quale troverai due fra i più cliccati video di YouTube. Ti confesso che rivedermi e riascoltarmi non è per nulla piacevole, perché sono il più spietato giudice di me stesso: ma è soprattutto quel parassita che devo far fuori.

Le canzoni che ho scelto sono fra le mie preferite, ed a mio avviso molto in tema con questo blog; al di là di questo mio giochetto, ti prego di ascoltarne le versioni originali, perché i loro testi sono molto profondi.

Chiudo con un estratto di uno di questi, la canzone Sally di Vasco Rossi.

Forse alla fine di questa triste storia
qualcuno troverà il coraggio
per affrontare i sensi di colpa
e cancellarli da questo viaggio
per vivere davvero ogni momento
con ogni suo turbamento
e come se fosse l’ultimo.

Questo mio sforzo lo dedico a te, Sally, con l’augurio che anche tu riesca a trovare la forza di uscire dal solco. Perché l’importante è essere veri, non perfetti.

Strumenti musicali


Siamo strumenti musicali perfetti, convinti di essere grandi compositori.

Per questo viviamo nella frustrazione di non riuscire a suonare il pezzo che vorremmo, o come vorremmo, quando sarebbe sufficiente fare del proprio meglio per produrre suoni armonici, lasciando il Suonatore Cosmico libero di compiere il proprio lavoro senza più tentare di ostacolarlo.

Primo piano e sfondo


Ecco un altro simpatico esercizio per uscire dal solco. Abbiamo visto in un articolo precedente come la nostra visione dualistica della realtà sia fuorviante, visto che quest’ultima è un tutt’uno inscindibile la cui comprensione richiede che si parta da una visione olistica e non da una suddivisione in parti.

Uno dei tanti criteri con cui siamo avvezzi ad applicare divisioni arbitrarie è quello di distinguere fra primo piano e sfondo: ciò appare intuitivo quando si parla di una fotografia o di un quadro, ma il concetto può essere esteso per andare ad abbracciare le situazioni più variegate: in un film, il protagonista fa parte del primo piano, le comparse dello sfondo; in un concerto, il cantante fa parte del primo piano, la band dello sfondo; ad una festa di teenager, il bel ragazzo fa parte del primo piano, i brufolosi dello sfondo; alla presentazione aziendale di un nuovo prodotto, il capo progetto fa parte del primo piano, i membri del team dello sfondo.

Voglio ora proporti una visione alternativa (si badi, non quella giusta, si tratta semplicemente di un cambio di prospettiva) per ribaltare la situazione: sforzati, quando interpreti il mondo che ti circonda, di invertire i ruoli; il primo piano diventa sfondo e viceversa. Questo non ti darà ovviamente una visione migliore, né più veritiera; ma la sensazione surreale che tutto questo produrrà ti avvicinerà maggiormente ad una percezione di insieme, meno polarizzata, più ricca.

Le occasioni in cui applicarti non mancheranno sicuramente, ma voglio fornirti un punto di partenza; primo piano e sfondo si ritrovano anche in musica, ad esempio in una canzone sono rappresentati dalla melodia e dall’arrangiamento. Ascolta il seguente giro di chitarra, estratto da una canzone, che ti ripropongo ripetuto per un certo periodo di tempo affinché tu lo possa interiorizzare:

Adesso ascolta la canzone completa, ma sforzati di non concentrare l’attenzione sulla melodia cantata, come normalmente accade; continua invece a seguire mentalmente solo il giro di accordi iniziale; a mano a mano che entrano gli altri strumenti ti renderai conto di quanto sia difficile non “perderlo d’udito” e ad un certo punto, col ritornello, avrai la sensazione di averlo smarrito, per poi ritrovarlo quando, terminato il primo ciclo della canzone, gli altri strumenti si placheranno e tornerà a galleggiare la chitarra.

Sebbene ad un ascolto superficiale potesse sembrare che la chitarra fosse presente solo nella fase iniziale del brano, eseguendo questo esercizio ti sarai reso conto che invece non cessa mai di suonare, è sempre presente e contribuisce a dare quel senso di completezza al pezzo, assieme ad altri strumenti che vanno a formare quello che chiamiamo normalmente arrangiamento; senza di questo, la sola melodia ci sembrerebbe incompleta, insoddisfacente.

L’arrangiamento aiuta la melodia a scalare la vetta della classifica, ma poi noi ci ricordiamo solo di quest’ultima. Non è sicuramente una percezione onesta della realtà, e non vale solo in musica…

Riferimenti bibliografici:

Douglas R. Hofstadter – Gödel, Escher, Bach. Un’eterna ghirlanda brillante