Il tempo bloccato


Cosa hai fatto oggi pomeriggio? Sei andato a lavorare e hai avuto una giornataccia, mi dici; coraggio, ormai è passata. Adesso goditi questo momento di riposo, domani è un altro giorno. Come? Domani hai una riunione con quel cliente difficile. Accidenti, sarà un’altra giornata problematica, ma pensa positivo, i giochi non sono ancora chiusi, può ancora firmare il contratto a dispetto delle anticipazioni funeste che provengono dalle voci ufficiose. Dopo tutto, da qui a domani sai quante cose possono accadere che cambieranno le carte in tavola… magari a tuo favore: se mantieni la concentrazione e con un po’ di fortuna, puoi ancora modificare il corso degli eventi. Un giovane di belle speranze come te non si deve arrendere alle prime difficoltà; a proposito: quanti anni hai? Venticinque! Hai sicuramente una carriera luminosa di fronte, non smettere di combattere!

Un momento. Venticinque anni? Sei davvero sicuro di avere venticinque anni? Sicuro che non siano… 23,5 miliardi di chilometri?

– o – o –

Noi tutti siamo abituati a vedere il tempo come qualcosa che scorre, un flusso che trasforma il presente in passato e ci proietta nel futuro il quale, poco alla volta, diventa presente; ci sembra abbastanza normale pensare che il passato non ci sia più, il futuro debba ancora venire e che, in fondo, l’unica cosa reale sia il presente; quello che si modifica in questo divenire è uno spazio tridimensionale composto da oggetti che hanno una larghezza, un’altezza, una profondità.

Eppure un signore vissuto nel Novecento, piuttosto bravo ad uscire dal solco, ha iniziato ad insinuare che le cose potrebbero non stare così; il tempo, che noi percepiamo così diverso dallo spazio (le tre dimensioni di cui parlavo), sarebbe invece intimamente connesso ad esso, anzi sarebbe da considerarsi come una quarta dimensione (chiamiamola durata), che si affianca alle usuali altezza, larghezza e profondità; non abbiamo più quindi concetti distinti di spazio e tempo, ma parliamo di spazio-tempo; non si tratta solo di aggiungere un trattino fra le parole, la differenza è profonda e merita di essere analizzata con attenzione (ne vale davvero la pena, il nome del signore citato è Albert Einstein).

Intanto mettiamo le mani avanti: gli effetti di cui parliamo non sono da noi percepibili in quanto interagiamo con oggetti vicini e ci muoviamo molto lentamente (se hai appena comprato una Ferrari mi dispiace, ti hanno quanto meno gonfiato le aspettative: in confronto alla velocità della luce la tua macchina va piuttosto piano). Pertanto credo sarà difficile convincerti che quello che vado ora a raccontare accade veramente, visto che è completamente al di fuori del senso comune.

Intanto cominciamo dall’età, come l’hai misurata? Ovviamente usando un calendario, mica un metro! E il calendario ti dice che, da quando sei nato, sono passati esattamente venticinque anni, ossia si è ripetuta per venticinque volte la data (giorno e mese) della tua nascita. Ma io potrei invece dirti che quando sei nato la Terra si trovava in una certa posizione rispetto al Sole e che oggi, giorno del tuo compleanno, si trova esattamente allo stesso punto (dopotutto è su questo che si basa il calendario), solo che ha percorso, per venticinque volte, una ellissi di 940 milioni di chilometri. Quindi, in fondo, finché la velocità media della Terra attorno al Sole rimane costante, posso tranquillamente usare i chilometri invece degli anni per misurare il passare del tempo (mi chiederai: perché usare la velocità della Terra e non quella della mia automobile? In effetti sono entrambi criteri piuttosto arbitrari; per convertire unità di tempo in unità di spazio i fisici usano in realtà una velocità maggiormente degna di nota, ossia quella della luce).

Un’altra differenza (apparente?) fra spazio e tempo è che, mentre misurare la lunghezza del tavolo della cucina significa rilevare una proprietà di un oggetto che esiste, sta là fuori, lo posso vedere e toccare, misurare l’intervallo fra oggi e l’ultima volta che sei andato al cinema sembra proprio qualcosa di diverso. Perché l’ultima volta che sei andato al cinema ormai è solo un ricordo, non esiste più.

Eppure Einstein, e con lui numerosi altri scienziati, non la pensava così. La tua coscienza crede che non esista più, così come non è in grado di vedere ciò che ancora deve accadere, ma non per questo tali eventi (così si chiamano i punti dello spazio-tempo) sono da considerarsi non reali. In altre parole: immagina di aver pianificato un viaggio a New York, luogo in cui non sei mai stato; al momento tu non lo vedi, non sai come sarà l’albergo dove alloggerai, ma non per questo credi che essi non esistano: ci sono, solo che tu al momento non li vedi. E quando rientrerai dal viaggio, mica sarai convinto che quei luoghi siano spariti… E allora perché non pensare lo stesso del momento in cui arriverai all’aeroporto, all’albergo, e così via?

La teoria della relatività parla chiaro: dati due eventi (A e B) che accadono in posti molto distanti fra loro (diciamo uno nella galassia di Andromeda e uno nella Nebulosa di Orione), se ti muovi in una certa direzione e con una certa velocità vedrai prima accadere A e dopo B, se ti muovi con un’altra velocità e in un’altra direzione vedrai prima accadere B e dopo A (purtroppo non sono un fisico e non ti posso fornire i dettagli di come ciò accada, ma la questione è ormai assodata e dimostrata sperimentalmente dagli scienziati).

Ovviamente i due eventi devono essere sufficientemente lontani da non influenzarsi a vicenda (devono cioè essere separati da un intervallo di tipo spazio), altrimenti questo genererebbe dei paradossi: se A corrispondesse alla tua nascita e B alla tua laurea, non è proprio possibile che, in un certo sistema di riferimento, la laurea preceda la nascita. Pertanto non correre velocemente da un lato all’altro della stanza sperando di notare qualche effetto relativistico, se lo fai perlomeno non ritenermi responsabile di eventuali incidenti contro lo spigolo del tavolo.

Tutto ciò significa che, in primo luogo, non esiste un ora valido per tutti i luoghi: parlare di cosa sta succedendo ora nella Galassia di Andromeda non ha alcun senso, vista l’enorme distanza che ci separa da essa; in secondo luogo, tu puoi decidere la sequenza temporale di due eventi distanti semplicemente muovendoti a destra piuttosto che a sinistra, così come puoi decidere (ma questo ti sembrerà più normale) di scorgere prima il rifugio e poi la vetta del monte passando per il sentiero di destra, oppure prima la vetta del monte e poi il rifugio passando per il sentiero di sinistra. Beh, questo è normale, il rifugio e la vetta stanno lì, se cambio percorso, cambio sequenza di avvistamento… ma anche gli eventi (futuri o passati) stanno lì, e tu ne puoi cambiare l’ordine di avvistamento allo stesso modo.

Dove va a finire in questo contesto il libero arbitrio? Se tutto è già scritto e deciso, perché dovrei farmi tanti problemi o impegnarmi tanto, comunque vada non avrò alcuna possibilità di cambiare ciò che  sta per accadere… (va peraltro detto che, se tutto è già scritto, anche il fatto che tu ti impegni o meno è già scritto, quindi perché domandarsi se valga la pena di farlo?).

Inoltre: va bene, ammettiamo che le cose stiano così; perché a me sembra invece che il tempo scorra, tendo a dimenticare il passato e non ho la più pallida idea di ciò mi aspetta nel futuro? Da dove nasce questa illusione dello scorrere del tempo?

Direi che per ora temi di riflessione sul tavolo ne ho posti a sufficienza, forse è il caso di terminare qui e di rimandare la discussione di queste problematiche ad uno dei prossimi articoli.

Tranquillo, ovviamente sono già tutti scritti…

Riferimenti bibliografici:

Paul Davies – I misteri del tempo. L’universo dopo Einstein
Tullio Regge – Infinito

8 pensieri su “Il tempo bloccato

  1. Laura

    Forse siamo spinti ad impegnarci tanto in quello che facciamo proprio perchè sentiamo che ogni ns atto ha mille implicazioni possibili, che noi le percepiamo come simultanee o meno. Proprio perchè sentiamo che agendo in un determinato modo non stiamo solo mettendo in atto una scelta ma stiamo creando uno scenario. Non credo che sia tutto già scritto. Forse siamo noi che stiamo scrivendo, in ogni attimo stiamo scrivendo.

    Rispondi
    1. Marco Perasso Autore articolo

      Grande Laura, proprio questo genere di commenti volevo provocare: le risposte che ciascuno di noi dà a questi interrogativi, siano esse in accordo o (meglio) disaccordo con la tesi sostenuta nell’articolo!

      Rispondi
  2. Mauro

    Dopo gli ultimi tempi credo che il libero arbitrio non esista e forse è un bene. Nei momenti in cui posso fermarmi e pensare mi chiedo qual è lo scopo di questa nostra vita: dopo oltre 40 anni francamente fatico enormemente a darmi una risposta scientificamente dimostrabile. Siamo il battito di ciglio nella vita della Terra eppure in quel battito di ciglio sottraiamo alla nostra madre terra più risorse di quanto le riusciamo a restituire, nella maggior parte dei casi il nostro lavoro va a vantaggio della vanità di altri e l’unica certezza è che un giorno più o meno lontano non ci saremo più e pertanto cerchiamo conforto nel fatto che nell’aldilà le cose andranno certo meglio… e se non esistesse questo fantomatico aldilà? Allora ce la prendiamo con il destino e ripartiamo da capo… magra consolazione…

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    1. Marco Perasso Autore articolo

      Chissà, forse a furia di farci domande troveremo quella giusta, che ci faccia inquadrare in modo positivo le dinamiche della vita. Magari dobbiamo solo sforzarci di cercare un po’ più dentro di noi e meno fuori? Comunque grazie dello spunto di riflessione, l’argomento merita sicuramente qualche approfondimento…

      Rispondi
  3. stefania

    Io credo che nulla sia scritto. Penso che le azioni che abbiamo messo nel nostro passato influenzino il presente e le azioni del presente influenzino il nostro futuro. Siamo noi, attraverso le azioni che mettiamo, a decidere della nostra vita. Mettere azioni positive non sempre è facile perché a volte non riusciamo a mettere a fuoco quali siano gli obiettivi ottimali o perché a volte lottare, anche se serve a migliorare la nostra vita e quella dei nostri cari, ci sembra un impegno troppo grande. Senza impegno e sforzo la nostra vita sicuramente non potrà avere risvolti positivi, ma attraverso la determinazione e ponendo le azioni giuste tali da raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti sì che siamo i fautori della nostra vita. Tutto questo per dire che in ogni istante esiste un illimitato potenziale se noi lo sappiamo cogliere. Grazie mi è servito: ero in un periodo di ristagno.

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    1. Marco Perasso Autore articolo

      Grazie Stefania per aver condiviso il tuo punto di vista, la tua mail è carica di positività; io non ho la risposta, solo domande (tutto è scritto? siamo noi i padroni del nostro destino?) ma sono convinto che sia giusto lottare a prescindere dallo stato reale delle cose, non fosse altro per un ragionamento pragmatico e quasi matematico:
      – se il futuro è ancora da scrivere, allora mi conviene sbattermi per ottenere qualcosa dalla vita
      – se il futuro è già scritto, allora è inutile che mi ponga la domanda, è scritto pure il fatto che io mi sbatterò oppure sarò ignavo ma, a giudicare da ciò che vedo intorno a me (e a dispetto di ciò che vorrebbe farci credere la televisione o la pubblicità), sembra che comunque sia scritto che chi non si impegna non ottiene nulla…

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