Siamo immersi in una società frenetica che va sempre di corsa, all’insegna della produttività, del non perdere tempo, del vivere fino in fondo la vita, o chissà che altro.
Io stesso mi trovo in questa condizione, e mi sono spesso domandato il senso di tutto questo, mi sono chiesto che cosa c’è dentro al vuoto dell’inazione, dentro al silenzio, la mancanza di parole, pensieri, idee.
Ebbene, la risposta che mi sono dato è che dentro quel buio ci sia io, ci sia il vero me, e anche che ho una fottuta paura di vederlo, di incontrarlo.
E allora, riempire quel vuoto con una marea di pensieri, azioni, idee, concetti può sembrare il male minore, perché permette di non affrontare il terrore del nulla.
D’altro canto, credo che valga davvero la pena entrare nella tana del Bianconiglio per vedere quali tesori nasconde.
La canzone che ho scritto è un tentativo di mettere in musica tutto ciò.
Parole e musica Marco Perasso, licenza Creative Commons.
Mim
Mi sembra il male minore, mi sembra il male minore
Sol Re Sol Re
Solitamente resta, solitamente resta
SolLaMim
Solamente il male minore
Mim
Il mio panciotto custodisce il tempo
vado di fretta più lesto del vento
Re La Mim
lo so, capisco benissimo quanto è difficile vivermi accanto
Mim
Schiaccio il pedale, mi viene d’istinto
se posso accelero e giammai rallento
Re La Mim
ho lo spauracchio di perdere il treno e restare in stazione a gestire il rimpianto
Sol Re Sol Re
Solitamente resta, solitamente resta
SolLaMim
Solamente il male minore
Mim
La vita è breve e ne succhio ogni spunto
si deve cogliere la palla al balzo
Re La Mim
che se ti fermi c’è il mondo che rotola e ti viene addosso lasciandoti scalzo
Mim
A piedi nudi mi sento un po’ tonto
meglio proteggersi dal sentimento
Re La Mim
metto a tacere le voci moleste sfruttando l’anestesia del movimento
Sol Re Sol Re
Solitamente resta, solitamente resta
SolLaMim
Solamente il male minore
Mim
Per fare prima uso cibo già pronto
sia per lo stomaco sia per l’intento
Re La Mim
stare a pensare può mettere in dubbio il senso di correre verso quel punto
Mim
Devo arrivarci e non darmi per vinto
presto che è tardi è il mio solo talento
Re La Mim
che se mi scoprono esco dal coro e mi tocca ascoltare il vuoto che ho dentro
Mim
temo tutto quel silenzio, temo tutto quel silenzio, temo tutto quel silenzio,
re La
e allora corro
Mim
mi sembra il male minore
Sol Re
La solita mente resta
Sol Re
resta la solita mente
SolLaMim
Solamente il male minore
Rama entrò nell’abitazione del maestro spirituale pieno di rabbia, rancore e delusione; la vita lo stava mettendo a dura prova e aveva bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi. Lo aggredì provocatorio.
“Maestro, dammi la prova dell’esistenza di Dio!”
L’uomo si alzò dalla sedia senza degnarlo di uno sguardo e aprì la finestra. Si udiva lo scrosciare del torrente provenire da lontano, e un vezzoso dialogo fra due pettirossi nascosti da fronde attigue dell’albero di fronte all’abitazione.
La rabbia di Rama aumentò.
“Maestro, mi stai ignorando! Ti ho detto di darmi una prova!”
Gli si avvicinò, e lo strinse in un forte abbraccio.
Rama si divincolò furente, indietreggiò e puntò il dito.
“La verità è che nemmeno tu hai le prove, sei solo un ciarlatano, mi hai ingannato!”
Il maestro allora prese un tronchetto di legno dal cesto vicino alla stufa e lo scagliò con forza contro Rama, il cui braccio destro, colpito dal fendente, iniziò a sanguinare.
Una scossa di dolore si irradiò a partire dalla ferita e risalì fino al petto, come un’ondata di calore improvvisa. Il cuore iniziò a battere furiosamente, Rama lo sentiva in gola.
“Maestro! Perché mi hai fatto questo? Perché mi stai scacciando?”
L’uomo rispose, pacato.
“Ti ho dato per tre volte ciò che hai chiesto. L’Universo ti parla sempre, ti manda in continuazione i suoi messaggi, e lo fa attraverso le sensazioni del tuo corpo; ma finché dai retta al rumoroso chiacchiericcio della mente, non puoi ascoltarli. E allora, l’unico modo che ha l’Universo per avere la tua attenzione è quello di gridare più forte. Questo è accaduto oggi.”
Rama comprese il significato di tutto il dolore che gli riempiva la vita, e se ne andò senza aggiungere altro.