L’amore della vita per me è grande, ma a volte non ho la forza di sopportare sensazioni così forti.
Parole e musica di Marco Perasso, Licenza Creative Commons.
Rem Do Rem Do
Rem Lacrima di sole sopra un viso di bambina do accendi il vuoto di parole della buia mia cantina Fa ti nascondi accoccolata, dolce micia nel fienile La e rischiari la mia vita con i tuoi raggi di aprile Sib che riscaldano il mio petto, quasi a farmelo scoppiare, Fa la fusione con il tutto Do non sai quanto può far male
Fa E allora lasciami stare, fammi dormire Do voglio solo riposare, rifugiarmi nel torpore Rem forse al limite soffrire, ogni trucco può andar bene La se mi riesce a riparare dalla furia del tuo amore
Fa Ti prego fammi allontanare, si lo so che mi vuoi bene Do ma ho bisogno di respirare, il tuo ardere sublime Rem mi impedisce di sentire, di pensare, di sbagliare La e ora l’unica difesa che è rimasta è vomitare
Sib Fa do troppa luce certe volte può impedire di vedere
Rem Buio che mi acceca come un’onda di rugiada do questa tua voce suadente mi fa perdere la strada Fa dammi un altro po’ di tempo per capire ciò che sono La al riparo dal tuo vento che mi avvolge come un tuono Sib dammi ancora l’illusione che io possa esser qualcuno Fa e poi abbracciami dolcemente Do e riportami nell’uno
Fa ma adesso lasciami andare, si lo so che mi vuoi bene Do ma ho bisogno di camminare, il tuo amore può aspettare Rem voglio ancora faticare, e cadere e risalire La solo allora potrò aprire la mia porta al tuo calore
Sib Fa do solo allora sarò pronto per lasciarmi addomesticare
Ora voglio fare due chiacchiere con te a tu per tu (cioè tu2), in confidenza.
Quando (concedimi un metaforico francesismo) schiacci una merda e qualcuno ti dice che porta fortuna o, declinato altrimenti, subisci una qualsiasi sfiga e il guru di turno ti fa notare che si tratta invece di una grande opportunità di crescita e che bisogna uscire dalla comfort zone… ecco, detto fra noi… non manderesti questi signori, sempre per rimanere conformi nell’utilizzo degli appropriati termini tecnici, allegramente a cagare?
Vedi, io mi rendo conto che le difficoltà rafforzano e permettono di crescere, il fatto è che mi sarei anche stufato di prendere bastonate e sentirmi quasi nella condizione di dover ringraziare, di baciare il bastone, come si suol dire. A volte quel bastone lo prenderei a due mani e lo spaccherei in testa a qualcuno!
E allora? Dove sta il giusto? Cosa è più utile per me? Nascondere questi bassi istinti sotto il tappeto in nome della evoluzione spirituale, o dar loro voce in nome di un sacrosanto sfogo? Non sarà forse che anche questi biechi impulsi terreni nascondano importanti messaggi?
Io mi sono fatto questa idea: la situazione è simile a quella dell’allenamento. Si dice che in esso la fase più importante sia il recupero, il che è forse una esagerazione, tutte le sue fasi sono importanti; in ogni caso, l’allenamento si basa sul principio della supercompensazione, e funziona più o meno nel modo seguente.
Si sottopone il fisico a uno sforzo che lo impegni al di sopra del livello a cui è abituato, provocandogli uno stress. Dopodiché, gli si lascia il tempo di recuperare con un adeguato periodo di riposo; in questo tempo vengono riparati i danni e ripristinati i livelli energetici, riportandoli ai livelli di prima, più un margine aggiuntivo. E un po’ come se, essendo stati esposti a uno sforzo maggiore rispetto alle attese, si corra ai ripari in modo da non venire colti nuovamente impreparati.
Se però al corpo non viene lasciato il tempo per il recupero, i risultati ottenuti non sono quelli sperati; un pantofolaio che si mette in testa di punto in bianco di correre una mezza maratona al giorno per una settimana non diventa improvvisamente allenato, ma stramazza al suolo quanto prima. Lo sforzo è importante, ma lo è altrettanto il recupero.
Per uscire dalla metafora, dunque, a mio avviso non è vero che uscire in continuazione fuori dalla propria zona di comfort porti a una veloce crescita, al contrario logora, stanca, mette fuori gioco. Occorre trovare un giusto equilibrio, il giusto ritmo di marcia. Fare un’uscita, quindi rientrare e recuperare. Ci vuole un buon coach!
Eh, dico bene io, fosse facile trovarlo!
E invece il coach adatto a te esiste, anche se si è nascosto bene, il mattacchione, in un posto in cui non cercheresti mai.
E’ dentro di te, il coach sei tu. Solo tu, concedendo la giusta attenzione alle sensazioni, puoi capire ciò che è più adeguato a te.
Osservati, ascoltati, conosciti. Inizia a guardare dentro e smetti di dare retta ai sapientoni là fuori.