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Causa ed effetto


Nel colloquio di counseling c’è una domanda che è preferibile non utilizzare: “Perché?”

Questa domanda stimola un registro squisitamente mentale, invitando l’intelletto ad andare a trovare spiegazioni, cause, fattori scatenanti di una determinata situazione.

Cercare nel passato ciò che ha portato alla condizione attuale può inoltre far correre il rischio di convincersi dell’esistenza di uno stretto legame di causa effetto che rende immodificabile il presente.

Se ad esempio ho subito un trauma infantile e mi convinco che condizioni pesantemente il mio modo di relazionarmi con le persone, poiché ciò che è accaduto non è modificabile né eliminabile potrei giungere alla conclusione che non c’è più nulla da fare, che ‘io sono fatto così’.

Ma c’è un altro tipo di considerazione che merita di essere affrontata: il ragionamento precedente dà implicitamente per scontato che la causa sia nel passato e l’effetto nel futuro; se il bicchiere, in questo momento, cade per terra, è perché qualche istante prima qualcuno o qualcosa lo ha spinto oltre il bordo del tavolo.

Questo presuppone un tempo lineare unidirezionale in cui tutto ciò che si trova nel presente viene determinato da ciò che è accaduto in precedenza, arrivando ad annullare ogni possibilità di libero arbitrio, a ben riflettere.

La domanda provocatoria che ti voglio fare è questa: riesci ad immaginare un mondo in cui sia il futuro a condizionare il presente?

Potresti obiettare che non ci sono evidenze empiriche ad avvalorare questo tipo di strampalata ipotesi, eppure considera questo esempio: oggi, lunedì, prendi un giorno di ferie per il venerdì successivo, perché hai intenzione di fare un weekend lungo in una città europea. Sempre oggi, prenoti una camera d’albergo e un volo aereo.

Cosa ha provocato questi eventi? Non è ragionevole pensare che la causa di quanto accaduto oggi sia da collocarsi anche nel futuro?

E’ ben vero che si tratta di una causa solo ipotetica, non essendosi ancora verificata in concreto, ma è innegabile che produca degli effetti reali, e questo a mio avviso è sufficiente a rendere reale essa stessa.

Abbandonare l’unidirezionalità lineare del tempo e dei legami di causa-effetto amplia enormemente la visione del mondo, e ha la potenza di dare all’immaginazione l’opportunità di creare cause che producano un presente più gradevole e accettabile.

A me piace moltissimo questa idea, tu che ne pensi? E’ meglio continuare a rimanere legati al passato crogiolandosi nelle proprie sfighe, oppure immaginare un magnifico futuro che possa concretamente condizionare l’oggi che stiamo vivendo?

La scelta è tua… adesso!

Esiste la cucina di casa tua?


Ritieni che sia più reale qualcosa che hai visto di persona o di cui hai solo sentito parlare? Ad esempio, è più reale l’automobile che hai in garage o il villaggio turistico dove è stato il tuo collega l’estate scorsa e di cui non avevi mai sentito parlare prima?

La domanda è ovviamente retorica, sto solo cercando di portarti, come si dice a Genova, nel mio caruggio.

E’ pacifico che una cosa di cui abbiamo avuto esperienza abbia per noi un carico di sensazioni, ricordi, odori, profumi, emozioni che contribuiscono a darle quella connotazione che noi andiamo etichettando con la parola realtà.

Immagino ad esempio che stamattina avrai fatto un’abbondante colazione nella tua bella casetta; che ore erano? Le 7.30. Bene, non avrai dunque problemi ad affermare che la cucina di casa tua (alle 7.30 di stamattina) esista realmente.

Adesso dove ti trovi? In palestra. Che ore sono? Le 18.30. Anche in questo caso, non avrai ragione di dubitare che la palestra, alle 18.30 di oggi pomeriggio, esista realmente.

Ma che dire della cucina di casa tua alle 18.30? Esiste realmente? Mi dirai ovviamente di sì, che non sei ancora rincasato ma stamattina era sicuramente lì.

Ma non è questo che ti sto chiedendo: io voglio sapere se esiste adesso, alle 18.30.

Pongo la domanda in modo diverso: siccome mi hai appena confermato di dare maggior credibilità a ciò che hai esperito, cos’è per te più reale, la cucina di casa tua alle 7.30 (che hai visto, sentito, toccato, gustato, annusato), o la cucina di casa tua alle 18.30 (che non stai vedendo, sentendo, toccando, gustando, annusando)?

Siamo così inclini ad affermare che il futuro non esista ancora, il presente duri un attimo e il passato non esista più, ma quanto abbiamo più o meno concordato finora sembrerebbe portare da tutt’altra parte; non hai come me il sospetto che la cucina alle 7.30 di oggi debba considerarsi più reale della cucina alle 18.30? O per essere più risoluti: che la cucina delle 18.30 non esista, ed esista quella delle 7.30?

Sto sbagliando qualcosa?

Riferimenti bibliografici:

Rudy Rucker – La quarta dimensione. Un viaggio guidato negli universi di ordine superiore