Un tema di particolare attualità in questi mesi è quello dell’intelligenza artificiale che, seppure solo di sponda, tratto anche nel mio libro laddove descrivo il processo di formazione dei modelli mentali visto con l’occhio dell’informatico.
Sono in molti a pensare, a partire dagli studiosi del settore, che presto le macchine diventeranno più intelligenti degli esseri umani, ed è strisciante la preoccupazione che proprio per questo ci soppianteranno.
Il mio punto di vista, da umile programmatore per nulla esperto di questa nuova frontiera della tecnologia, è che si stia fortemente limitando il concetto di intelligenza, oltretutto non considerando ciò che a mio avviso è il vero nocciolo della questione.
Personalmente non mi preoccupo del fatto che le macchine diventino intelligenti come gli umani, ma che gli umani diventino stupidi come le macchine (quelle attuali).
Ci stanno infatti insegnando, e a noi peraltro viene molto comodo, a rinunciare al pensiero critico individuale in favore di soluzioni, procedure, protocolli comportamentali calati dall’alto.
In altri termini, ci stanno programmando e abituando a dimenticare il libero arbitrio.
Numerosi sono gli esempi: la certificazione ISOnovemilaquelchel’è in azienda prevede che i processi produttivi vengano standardizzati e formalmente codificati, perché solo così si possono garantire prodotti di qualità; non mi è chiaro che spazio rimane, in tutto questo, per la creatività e la libera iniziativa del singolo; sta di fatto che il collaboratore che si attiene pedissequamente alla procedura, senza porsi troppe domande, è per definizione nel giusto e nessuno gli potrà mai muovere un appunto.
Lo stesso dicasi, in campo medico, per il clinico che applica ciecamente il protocollo sanitario, in barba al giuramento di Ippocrate col quale si è impegnato ad “esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento”.
Per non parlare dei programmi ministeriali in campo educativo e della famigerata spada di Damocle degli algoritmici test INVALSI.
Insomma, è vero che umani e macchine si stanno sempre più assomigliando, ma in maggior parte a causa della crescente demenza umana.
Riconosco la comodità di vivere in un mondo privo di preoccupazioni e decisioni da prendere, un mondo in cui non serva trovare la forza per dire e sostenere un deciso “NO!”, all’occorrenza.
Ma questa è la strada che porta a diventare sostituibili da una macchina, da bravi esecutori di algoritmiche procedure. Come è peraltro già accaduto agli alienati operai nelle catene di montaggio.

Ciao Marco,
quoto assolutamente il tuo pensiero e la tua preoccupazione non tanto nei confronti del progresso tecnologico quanto nell’involuzione umana che si prospetta e che già si sta manifestando. Contrariamente a quanto ci sarebbe aspettato. Mi spiego: a me sembra che tanto più l’informazione sia accessibile e completa, minore sia l’interesse nei suoi confronti. Basti pensare alla diffusione degli assistenti vocali (che per una minoranza della popolazione ritengo possano essere realmente utili), all’interesse verso contenuti di una pochezza incredibile rispetto a quelli di qualità…
Secondo me è un argomento molto complesso e trasversale. Penso che si sia instaurato anche un piccolo meccanismo in stile “circolo vizioso” dovuto ad esempio ai modelli che la società sta prendendo di riferimento. I soldi facili, il successo veloce e stellare cui sembra poter arrivare chiunque, complici sopratutto i social che oramai occupano e giocano una parte importante della vita del cittadino qualunque, di certo non aiutano. Penso anche alle università telematiche, ai master super costosi che promettono titoli in cambio di soldi e che per forza di cosa svalutano i titoli guadagnati con l’impegno e lo studio veri…
Tu riesci ad essere ancora ottimista?
un abbraccio,
Andrea
Grazie Andrea per questo contributo! Sull’ottimismo… diciamo che lo sono l’80 per cento del tempo, a volte ho dei momenti di basso energetico. Nonostante tutto, ho ancora fiducia nella forza che crea la vita, quella stessa che fa nascere l’erba in mezzo all’asfalto. Mi affido a ciò che è più grande di me e resto a disposizione.
🙂 come sempre hai fatto, dimostri una forza interiore invidiabile. E sono convinto che con l’impegno, sia una condizione tutt’altro che inarrivabile. 😉 Stay Strong, stay marco