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Tre muri


Ai miei figli.

Parole e musica Marco Perasso, licenza Creative Commons

Fa Lam Fa Lam
Fa
Io, che non ho mai saputo difendermi dal mondo
Lam
mi chiedevo come riuscirò a proteggere un figlio?
Fa
Fra i molti pensieri in gara per fecondare la mia mente
Lam
questo ha vinto, quando ho saputo che tu eri un germoglio
Sol
Ma a quel tempo non capivo ancora che sarebbe già stato
Mim
un successo arrivare perlomeno
Lam
a difenderti da me

Fa
Una sfida troppo grande per un uomo impreparato
Lam
diventare genitore prima di essere cresciuto
Fa
Poi la gioia e poi l’angoscia di vederti là in vetrina
Lam
con quell’ago a violentare la tua piccola manina
Sol
E poi la corsa a riempire la mente di nozioni da
Mim
manuale che chiudevano il mio cuore e mi portavano
Lam
lontano da te

Sol Mim
Io ringrazio questo muro che hai eretto che ti ha salvato
Lam
dal mio delirio di essere un padre perfetto

Rem Lam
Qui si nasce, qui si muore, è la ruota dell’amore
Mim Lam
fra il piacere ed il dolore, sfuma il gelo nel calore
Rem Lam
fonde gioia con tristezza, gli entusiasmi e le paure
Sol Lam
se non lasci aperto il cuore è difficile capire

Fa
Fu incoscienza, o l’entusiasmo, o la spinta della vita
Lam
a proteggere il fiorire di una nuova concepita
Fa
nell’estate sei arrivata, a dividere il fardello
Lam
colmo d’ansia e di attenzioni che portava tuo fratello
Sol
quanta strada quella notte, fra i miei sogni e l’ospedale
Mim
le tue finte veritiere mi han distolto dall’incanto
Lam
di vederti partorire

Fa
Lo sgomento ed il dolore, nel sapere che mia madre
Lam
condannava un nuovo figlio come errore da evitare
Fa
in un lampo tu sei nata e lei è morta nel mio cuore
Lam
quanto è duro da accettare questo volto dell’amore
Sol
Quell’amore che ha sorretto la mia mano tremolante
Mim
nel guidare un altro ago impietoso a farsi strada
Lam
fra le nostre calde lacrime

Sol Mim
E nel tempo anche tu hai saputo erigere la difesa
Lam
dal mio bisogno di non sentirti piangere

Rem Lam
Qui si nasce, qui si muore, è la ruota dell’amore
Mim Lam
fra il piacere ed il dolore, sfuma il gelo nel calore
Rem Lam
fonde gioia con tristezza, gli entusiasmi e le paure
Sol Lam
se non lasci aperto il cuore è difficile capire

Fa
E di sabbia ne è passata, ora lesta ora pigra
Lam
lungo i fianchi sensuali dell’implacabile clessidra
Fa
quante folli aspettative hanno visto evaporare
Lam
l’illusione di controllo di un ingenuo genitore
Sol
Quante maglie di catena intrecciate in buona fede
Mim
da sostegno a controllore, fino a prendere coscienza di
Lam
esser una palla al piede

Fa
Forse non comprenderete le mie scelte, le mie azioni
Lam
ma anche un padre in fondo è un uomo in balia delle emozioni
Fa
io per voi sono il sofista, visionario complottista
Lam
che fa il giovane ribelle alla fine della pista
Sol
Quanti modi variopinti di osservare l’universo,
Mim
e quanto mi sento solo nel lasciare che si esprima
Lam
il mio essere diverso

Sol Mim
E mattone su mattone pure in me ha avuto inizio
Lam
quel lavoro di edilizia che protegge dal giudizio

Rem Lam
Qui si nasce, qui si muore, è la ruota dell’amore
Mim Lam
fra il piacere ed il dolore, sfuma il gelo nel calore
Rem Lam
fonde gioia con tristezza, gli entusiasmi e le paure
Sol Lam
se non lasci aperto il cuore è difficile capire

Fa
E poi l’ago è ritornato, prepotente sulla scena
Lam
con quel siero maledetto, parto di una mente aliena
Fa
fu quella vostra richiesta di avallare la puntura
Lam
a scagliarmi crudelmente nella sfida mia più dura
Sol
La rinuncia di un padre alla propria autorità
Mim
alle proprie convinzioni su benessere e salute
Lam
perché quello a cui più tengo è la vostra libertà

Fa
Con la morte dentro al cuore ho forzato la mia mano
Lam
nel firmare le sentenze dentro a quel tempio pagano
Fa
la distanza da quel giorno è aumentata sempre di più
Lam
e toccare certi temi oggi è un vero tabù
Sol
che beffardo contrappasso il gradiente di colore,
Mim
da pulir la vostra cacca a non avere più contatto
Lam
col quello che è il vostro mondo interiore

Sol Mim
Ma a dispetto di quei muri, fino a quando io potrò
Lam
oggi proprio come allora nel bisogno ci sarò

Rem Lam
Qui si nasce, qui si muore, è la ruota dell’amore
Mim Lam
fra il piacere ed il dolore, sfuma il gelo nel calore
Rem Lam
fonde gioia con tristezza, gli entusiasmi e le paure
Sol Lam
se non lasci aperto il cuore è difficile capire

Generalizzazioni e scienza


Prendo spunto da uno dei temi trattati nel mio libro, in merito al fenomeno della generalizzazione, per affrontare un argomento di particolare attualità in questi ultimi anni: la scienza e il metodo scientifico.

Molti si abbandonano a una facile ironia scrivendo Scienzah con l’acca (come Deborah, ma questa è un’altra storia) per sottolineare il fatto che numerosi sedicenti scienziati, ben lungi dall’essere motivati da un sano desiderio di scoperta, siano invece asserviti ai poteri forti della finanza globale, producendo risultati tutt’altro che indipendenti dai soliti obiettivi di massimizzazione del profitto.

Ma non è questo il ginepraio in cui voglio addentrarmi con questo articolo, nel quale parlerò invece di scienza ‘pura’ e di scienziati in assoluta buona fede che applicano il metodo scientifico così come fu definito a suo tempo da Galileo.

In cosa consiste il metodo scientifico?

Detto in soldoni, non è sufficiente avanzare qualche ipotesi che descriva il mondo affinché questa sia vera, ma è necessario sottoporla a verifica sperimentale, ossia alla prova empirica dei fatti. Una delle condizioni essenziali è che le prove devono essere ripetibili, ed ecco il collegamento col tema della generalizzazione di cui sopra.

Esistono fenomeni che ben si prestano a questo tipo di approccio, essendo più o meno facilmente ‘riproducibili in laboratorio’, come la caduta di un grave, una reazione chimica, la dinamica di un fluido.

Ne esistono però molti altri che sono unici nella loro natura, pertanto non ripetibili e quindi non descrivibili col metodo scientifico. Ciò non toglie che questi fenomeni esistano, e direi che sono pure assai numerosi!

Un conto è credere nella scienza, altro conto è non credere a nulla al di fuori di ciò che la scienza riesce a descrivere e spiegare; il bisogno di struttura e di certezza porta invece spesso a cadere nell’approccio più conservativo arrivando a concludere: ciò che non posso descrivere attraverso una generalizzazione non è meritevole di attenzione e forse addirittura non esiste.

Questo atteggiamento è comprensibile, in quanto favorito da esigenze pratiche; se ogni mattina esco di casa per recarmi in ufficio è perché implicitamente faccio affidamento sulla ragionevole idea di trovarlo ancora là dove me lo aspetto, basandomi sulla generalizzazione: se c’è stato negli ultimi n-1 giorni, lo troverò anche l’n-esimo.

In assenza di queste assunzioni, non potrei assolutamente muovermi nel mondo circostante, ma ribadisco che un conto è dire: “li uso come strumenti”, ben altro è: “non esiste altro all’infuori di questo”.

L’esempio per me più lampante è quello dei figli: applicare le generalizzazioni del metodo scientifico con le relazioni umane, in particolare con un figlio, è oltremodo dannoso, e lo affermo per esperienza (ommaigosschhh… sto facendo una generalizzazione?!?).

Ogni individuo è speciale nella sua unicità, e la conoscenza maturata con n-1 figli serve assai poco con l’n-esimo, al di fuori di questioni eminentemente pratiche come il cambio di un pannolino.

Conclusione scoppiettante e vagamente fuori tema: genitori navigati che vi relazionate con future o neo puerpere, ricordatevi dell’undicesimo comandamento e fatevi una bella padellata di affari vostri!

Un genitore fallito?


Sono apertamente e fortemente contrario alla vaccinazione COVID, perché la ritengo non risolutiva e dannosa. Per anticipare le facili tendenze catalogatrici di chi non è abituato a ragionare ad un livello leggermente sottostante quello di superficie, dirò che non mi ritengo un NO-VAX: ciascuno scelga in base alla propria coscienza, fate quel che volete purché non veniate a dirmi ciò che devo fare io.

Ma sempre per restare un poco al di sotto del livello di superficie, aggiungo che l’oggetto di questo articolo non riguarda la vaccinazione, che qui uso solo come pretesto; scriverò invece di quanto la vita a volte sappia essere beffarda: nella fattispecie, per mettere alla prova le mie convinzioni libertarie mi ha sottoposto ad una prova piuttosto dura.

Qualche giorno fa i miei due figli adolescenti, a distanza di qualche ora l’uno dall’altra, mi hanno chiesto il consenso per essere vaccinati (sono ambedue minorenni).

Non è stata una risposta facile da dare, ma è arrivata spontanea ed uguale per entrambi: “sai bene che sono contrario al vaccino, questa situazione per me è molto difficile da affrontare, ma non posso decidere della tua vita, ho fiducia in te e nella tua capacità di compiere una scelta consapevole, la tua libertà è per me più importante di ogni altra cosa.”

Gli strascichi di questo evento sul mio stato d’animo non hanno tardato a farsi sentire: ho cercato di osservare il fastidio che provo, e mi sono chiesto da dove arrivi tutto questo dolore. Certo, il timore per la salute dei miei figli è senza dubbio importante, così come il timore che siano stati vittime di lavaggio del cervello, che abbiano rinunciato alla loro capacità di autodeterminazione.

Ed è proprio su questo versante che sono arrivato al punto: la verità è che mi sento fallito in quanto genitore, perché non sono stato in grado di essere un esempio, di infondere in loro la fiducia nella mia visione del mondo, non sono riuscito ad insegnare loro a ragionare con la propria testa, a svincolarsi dal volere dell’autorità.

Poi, nel bel mezzo di una notte insonne è finalmente arrivato il pensiero liberatorio: qual è la massima forma di autorità per un figlio? Indubbiamente quella paterna (non me ne vogliano le madri se la penso così).

Ciò che è accaduto è che i miei figli hanno preso una decisione importante in aperto contrasto con la principale figura autoritaria di riferimento! Che si tratti di scelta giusta o sbagliata poco importa, di per sé è un fatto potentissimo!

Compresa la portata di questo evento, ho anche capito che il presunto fallimento in quanto genitore riguarda l’ego e il suo bisogno di essere indispensabile per i figli; adesso so che loro possono decidere con la loro testa, e non ci sarà autorità in grado di imbrigliare le loro menti.

Ora sono sereno, io non servo più, anche se per loro ci sarò sempre.

Mi piace pensare che questo sia il vero successo per un genitore, diventare inutile prima possibile.

Con buona pace dell’ego.

Grazie.