Nigredo è la prima delle tre fasi della trasformazione alchemica, quella della putrefazione: le strutture biologiche si decompongono nei loro fondamentali, sfumando nel plasma da cui poi emergerà nuova vita, su un’ottava superiore.
Traslando la metafora sul piano mentale questo si traduce nel venir meno di convinzioni, idee, modelli, regole: tutte le strutture cognitive sfumano nel vuoto della totale mancanza di riferimenti; ogni cosa perde di significato e di valore.
Credo che sia proprio questo che mi sta accadendo in questi anni, si tratta di un processo per me piuttosto doloroso e ho voluto tradurlo in una canzone, che ho intitolato, appunto, Nigredo.
Parole e musica Marco Perasso, licenza Creative Commons.
Mi La Do Mi La mia vita è questa qua La il domani è presto ieri Do il traghetto dell’età Mi solca il fiume dei doveri Mi Albe sature di attese La di un fanciullo spensierato Do che abortiscono sorprese Mi nel tramonto paventato Mi Labbra gonfie di parole La scrigni di promesse vane Do e sentenze forcaiole Mi di comari ciarlatane Mi Una madre idolatrante La la presunta mia eccellenza Do poi là fuori solo gente Mi che dispensa indifferenza Mi Amicizie, amori e miti La relazioni e sentimenti Do che si sono rivelati Mi meri e gretti investimenti Mi Obiettivi da smarcare La faticando come un mulo Do che mi lasciano il sapore Mi di una presa per il culo Mi La carota che mi attende La come donna voluttuosa Do che poi fluida mi sorprende Mi alle spalle, minacciosa Mi Il caparbio inseguimento La di un futuro promettente Do sfocia nello sfinimento Mi di trovarsi in mezzo al niente Mi Grazie a questa mia canzone La sciolgo in note il mio fardello Do disarmante delusione Mi per chi aspetta un ritornello
