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I movimenti collettivi


Se fossi un uomo di comando che esercita il proprio potere su una moltitudine di persone e mi rendessi conto che una frangia della popolazione è animata da malcontento nei miei confronti, al punto da mettere in discussione la mia posizione, cosa potrei fare?

Una soluzione sarebbe quella di combattere i dissidenti in modo più o meno violento (potrei usare la forza, o la persuasione, la politica, la dialettica, la manipolazione o quant’altro).

Quale che fosse lo strumento usato, avrebbe per me un discreto costo in termini di risorse impiegate e potrebbe anche rivelarsi controproducente, perché rendendo palese la dinamica conflittuale rischierebbe di avvalorare la tesi di chi sostiene che sono ‘cattivo’. Insomma, finirebbe col dare energia al fenomeno che intendo combattere.

Una soluzione più sottile e intelligente sarebbe invece quella di favorire la creazione di un movimento che apparentemente vada a favore della frangia dei dissidenti, anche se nella sostanza non ha la minima intenzione di darmi alcun fastidio.

In questo modo, chi è animato da malcontento troverebbe una risposta ai propri bisogni e si sentirebbe tutelato, a bordo di un carrozzone che va nella giusta direzione.

Questa sensazione potrebbe in qualche modo calmarlo e fargli abbassare la guardia, perché adesso c’è qualcuno che guarda ai suoi interessi.

Ebbene, io credo che questo sia proprio quello che sta accadendo in questi anni, ma forse è così da sempre e solo adesso mi risulta più evidente.

Sono fermamente convinto che i partiti politici sorti di recente seguano esattamente questa logica; anche i sindacati, che pure un tempo hanno ottenuto risultati importanti per i lavoratori, adesso sono conniventi con datori di lavoro e governo, e badano solo a racimolare iscritti, fingendo di offrire tutela.

Per questo motivo sono riluttante ad aderire a qualsiasi forma di movimento collettivo: se da un lato l’unione fa la forza, dall’altro un gruppo ben coeso è più facilmente strumentalizzabile e manipolabile.

Mi si potrebbe obiettare che così facendo non si va da nessuna parte e si lascia sgombro il campo a chi ha le redini del potere.

Io rispondo che se ciascuno agisce individualmente in base ai propri valori, e se questi valori sono diffusi (in proposito penso che più si scende nel profondo, più esistono valori universali che accomunano ogni essere umano, perché se non erro apparteniamo tutti alla stessa specie) è possibile ottenere un fenomeno di massa senza che ci sia alcun tipo di accordo manifesto e formalizzato.

Tanto per fare un esempio non troppo distante da quanto sta effettivamente accadendo, se viene promulgata una legge che ritengo ingiusta e in base al mio sentire decido di optare per la disobbedienza civile, qualora la legge vada effettivamente contro il diritto naturale è molto probabile che altre persone condividano questo atteggiamento, e che si finisca per agire in modo coerente e coeso semplicemente rimanendo aderenti al proprio sistema di valori, al limite senza neppure rendersi conto di appartenere a una moltitudine.

Certo, questo richiede una certa dose di coraggio, perché si tratta di correre il rischio di rimanere da soli a combattere i mulini a vento, e di esporsi alla potenziale berlina di una società discriminatoria verso chiunque esca dal seminato.

Ma questo sito si chiama “Fuori dal Solco”, giusto?

Chi sei tu?


Ho la lieve impressione di vivere in un’epoca in cui si esalta l’individualismo ed il materialismo.

Volevo quindi utilizzare questi due concetti con un approccio un po’ laterale, se vogliamo anche giocando un po’ con le parole, per portarti a rispondere alla domanda: ma tu chi sei? Individualismo.

Tu sei sicuramente costituito da materia. Materialismo. Ecco come ti immagino:

io Ti senti sottovalutato? Te ne do atto, ma porta pazienza, avevo necessità di semplificare. In prima battuta possiamo dire che sei un insieme di atomi, di particelle. Da bambino sei costituito da (relativamente) pochi atomi, io ho estremizzato indicandone solo uno, da ragazzo ne hai sicuramente di più, da adulto ancora di più.

Ecco, ti faccio anche vedere come immagino quell’antipatico che stava in classe con te, quello che non hai mai sopportato e che la malasorte ha voluto diventasse anche tuo vicino di casa.

lui

Anche per lui vale lo stesso discorso; come puoi vedere l’ho disegnato un po’ bruttino, ricordati perciò che mi devi un favore.

Ma queste sono solo fotografie che catturano l’immagine delle persone in un determinato istante. In realtà ognuno di noi evolve, muta nel tempo. Nel nostro corpo c’è un ricambio continuo di cellule e, in ultima analisi, di materia. Nessun adulto muore con gli stessi atomi di cui era composto alla nascita.

Per cui, per rispondere seriamente alla domanda, è più interessante mettere assieme tutte le fotografie, ossia analizzare la tua persona anche sotto il profilo temporale. Detto diversamente, per sapere chi sei è più ragionevole descriverti in funzione di come sei oggi e di come sei stato in passato (e, qualora fosse possibile, di come sarai nel futuro).

E allora ecco un’immagine più veritiera, tua e del tuo vicino di casa.

olismoCome vedi, c’è un continuo via vai di atomi. Per non appesantire il disegno, solo di alcuni ho tracciato (parzialmente) la storia. L’atomo b, ad esempio, entra a far parte di te all’età di vent’anni dopo un morso ad una bella bistecca, resta per un po’ nel tuo corpo e poi viene espulso a causa di un taglio di capelli. Se ne va in giro per un certo numero di anni e poi torna a far parte di te grazie ad un’inspirazione durante una corsa mattutina.

Ma attenzione! Guarda che succede all’atomo a! L’atomo a, che entra a far parte di te all’età di vent’anni, qualche anno addietro era parte del tuo vicino di casa! E chissà per quanti altri atomi è successa la stessa cosa. Quindi tu e lui siete in qualche modo collegati! In un certo senso, lui è parte di te, e tu sei parte di lui. Questa è una pessima notizia, non trovi?

Se adottiamo un approccio materialistico, non possiamo non osservare come i confini della nostra persona siano piuttosto evanescenti e indefiniti. Materialismo e individualismo, messi assieme, sembrerebbero portare ad una contraddizione.

O c’è un errore da qualche parte?

Riferimenti bibliografici:

Rudy Rucker – La quarta dimensione. Un viaggio guidato negli universi di ordine superiore