Il sovrano addormentato


Il re governava con saggezza e rettitudine il piccolo regno di Anéros, che da parecchi anni si sviluppava florido e felice.

Era affiancato da un valido consigliere, alquanto abile nel fare di conto, al quale chiedeva aiuto ogniqualvolta fossero richieste le sue impareggiabili qualità logiche e calcolatrici, per trovare soluzione a quei piccoli o grandi problemi pratici che l’attività di ogni sovrano incontra nel quotidiano .

Il regno traeva sostentamento dal lavoro contadino: ogni suddito disponeva di un adeguato appezzamento di terreno, dei cui frutti beneficiava direttamente la famiglia e, in via residuale, la casa regnante, quale giusto compenso per l’attività di governo, nonché tutte le rimanenti figure ausiliarie.

Fra queste, un ruolo molto importante era ricoperto dai cosiddetti commedianti: poliedrici personaggi il cui compito era intrattenere, svagare, motivare, nei momenti difficili rincuorare la popolazione, indossando di volta in volta la veste di giullare, di canterino, di giocoliere, di attore comico o drammatico.

La semplicità di quella struttura sociale garantiva stabilità, equilibrio e abbondanza al regno, i cui membri si sentivano amati e valorizzati, ciascuno nella propria peculiare individualità, dal sovrano, che aveva cura di non trascurare nessuno ed era sempre pronto ad ascoltare le esigenze di ogni suddito.

Un brutto giorno il re, in un momento di particolare affaticamento, ebbe la cattiva idea di delegare una decisione al proprio consigliere; quest’ultimo si sentì molto onorato di quell’investitura, e mise in campo tutte le proprie forze ed energie per non deludere le aspettative del committente.

Riuscì nel compito con grande successo, e il re fu molto soddisfatto della decisione presa in sua vece dal proprio aiutante, al punto da ripetere l’esperimento, che sembrava non avere alcuna controindicazione: il consigliere era ben contento di sentirsi, anche solo per un momento, nel ruolo del sovrano, e quest’ultimo si sentiva sollevato da una fatica che diventava via via più grande con l’avanzare dell’età.

Imboccata questa strada, non si tardò a raggiungere il punto in cui divenne in discesa, una discesa dalla forte pendenza che faceva aumentare la velocità e rendeva sempre più difficile tornare indietro.

Fu così che il re, reso pigro dalla diminuzione del carico di lavoro, cessò del tutto di occuparsi del proprio regno, lasciando carta bianca al consigliere.

Quest’ultimo, viste le eccelse doti logiche e la predisposizione naturale ad eseguire con efficienza i compiti minimizzando i costi e massimizzando i ricavi, non tardò a trovare delle regole che gli permettessero di prendere decisioni in automatico, senza la minima fatica: aveva infatti capito che dopo un po’ i casi da affrontare si ripetevano nella struttura di base, ed era pertanto possibile attingere a un sia pur lungo elenco di casistiche per associare in automatico ad ogni problema la soluzione più appropriata, sfruttando l’esperienza del passato per evitare la fatica contingente.

Grazie a questa intuizione geniale venne stilato il manuale del regnante, un pesante e voluminoso tomo che elencava tutti i possibili problemi del popolo con le rispettive decisioni da adottare.

Si venne così a delineare un nuovo equilibrio, nel quale il sovrano restava a letto fino a tardi, si alzava solo per mangiare e poi poltriva pigramente spostandosi dal trono alle numerose poltrone presenti nel castello, per poi tornare a letto la sera in un ripetitivo trascinarsi senza meta.

Il consigliere, dal canto suo, si pasceva nel delirio di onnipotenza, avendo a tutti gli effetti preso il posto del re.

Ma gli automatismi a cui ricorreva per governare il regno non erano per nulla infallibili: le problematiche che di volta in volta emergevano non erano sempre perfettamente corrispondenti alle casistiche contemplate dal manuale, anche se ad un primo sguardo superficiale poteva sembrare così.

I sudditi cominciarono ad avvertire un crescente malessere, mentre i commedianti iniziarono ad esagerare le proprie messe in scena, spargendo talvolta paura e panico ingiustificato fra la popolazione, talvolta euforia eccessiva, stimolando e favorendo comportamenti contraddittori che portarono a conflitti interni al regno.

Gruppi di contadini si schierarono in una fazione di euforici che volevano sempre e solo gioia e felicità; altri in una fazione di sofferenti che anelavano alla fatica e al lavoro duro e disprezzavano coloro che pensavano diversamente; molte altre fazioni vennero a crearsi, e ciascuna traeva energia dal commediante di riferimento che di volta in volta portava in scena l’emozione predominante, sotto la regia delle cieche regole del consigliere.

Ben presto il caos si diffuse in tutta la collettività, che aveva perso unitarietà per ritrovarsi frammentata in una molteplicità di correnti in contrasto fra loro; le lotte intestine e le ribellioni dei contadini divennero vere e proprie malattie in seno al regno, che ormai, gravemente malato, si avviava al declino.

Il destino non era ancora segnato, ma per evitare il peggio era indispensabile che il re si risvegliasse, e togliesse lo scettro del potere dalle mani dello scellerato consigliere.

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E tu, caro lettore, cosa ne pensi? Anche tu, come me, ti senti come il sovrano addormentato col corpo in balia delle emozioni? Anche tu, come me, reputi che sia finalmente giunto il momento di disubbidire alle rigide regole imposte della mente ?

2 pensieri su “Il sovrano addormentato

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