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Riflessioni durante un giro in bici: lo stallo del binario


Sono in sella alla mia mountain bike, sulle alture del ponente ligure. Sto passando a fianco a numerose pale eoliche, la mente che saltella oziosamente di pensiero in pensiero. Improvvisamente uno di questi prende il sopravvento sugli altri: perché tre?

Perché tre pale, e non due? O quattro? Non ho conoscenze di tipo ingegneristico, la risposta che mi sono dato, e che ti propongo, è basata unicamente sul buon senso, con tutte le imprecisioni del caso. Ad onor del vero, prima mi sono premurato di verificarla chiedendo consiglio a Google; non ti riproporrò però le spiegazioni tecniche che ho trovato, ma solo la mia originaria, sicuramente non rigorosa ma non così lontana dal vero. E che comunque nulla toglie al succo del discorso a cui mi preme di arrivare.

Una sola pala è insufficiente, la ruota non potrebbe girare con tutto il peso da una parte. Perché non due? Due potrebbero essere sufficienti… tanti sono i pedali della mia bici, e funzionano a dovere dopotutto…

Invece, se osservi il disegno, ti renderai conto che due sole pale creano una sorta di situazione indeterminata, quando si trovano ad essere allineate perpendicolarmente alla direzione del vento.

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Come vedi, la spinta viene esercitata con uguale intensità tanto sulla pala superiore quanto su quella inferiore. Ovviamente l’equilibrio è instabile, quindi prima o poi una delle due forze prevarrà sull’altra; ma dal punto di vista del rendimento questo non è ottimale, perché di fatto una frena l’altra; inoltre, la situazione di indeterminatezza toglie fluidità alla rotazione, portando a situazioni in cui un po’ si ruota in un verso per poi magari rallentare, invertire rotta e ruotare nell’altro.

Con tre pale, tutto cambia radicalmente: non si potrà mai verificare che il vento spinga contemporaneamente con uguale angolo di incidenza su più pale, inoltre l’inclinazione delle due pale che si trovano per così dire ‘oblique’ rispetto alla direzione del vento è tale da minimizzare la forza di resistenza.

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Quattro? No, quattro no, si tornerebbe al caso di due pale con in più altre due inerti, poste parallelamente alla direzione del vento, che aggiungono solo peso inutile.

Cinque? Si tratta solo di una complicazione del caso tre, con peso e resistenza aggiuntivi; meglio fermarci qui, l’ottimo è tre.

E, a ben pensarci, mi sembra di ricordare che anche i motori elettrici abbiano tre bobine disposte a triangolo: sono pronto a scommettere che la ragione sia, nei fondamenti, la stessa.

Ora voglio spingermi in una illazione azzardata: non sarà forse che il nostro modo duale di pensare sia affetto da problemi simili? Come avevo già argomentato in un articolo precedente, la logica binaria su cui si basa il nostro pensiero razionale è utile in certi contesti, ma deleteria in altri: noi invece la eleviamo ad unico strumento di comprensione, e così facendo a mio avviso commettiamo un grosso errore. Con due sole forze polarizzanti non si va da nessuna parte, ce ne vuole quantomeno una terza che faccia la differenza, per non restare in una situazione di indecidibilità, di stallo infruttuoso.

Secondo alcune tradizioni esoteriche, in natura esisterebbero tre forze (legge del tre): attiva, passiva e neutralizzante. Due sole non sarebbero sufficienti a produrre un fenomeno, perché si verrebbe a creare lo stato di indeterminatezza che ho illustrato sopra.

Non voglio qui addentrarmi o sostenere questo punto di vista, lascio a te il piacere di approfondire se lo riterrai opportuno; il mio obiettivo è puntualizzare quanto sia utile ma al tempo stesso tremendamente limitante ragionare per insiemi, catalogando ogni esperienza con approccio binario: appartiene o non appartiene, è romanista o laziale, è di destra o di sinistra, e ateo o credente.

La testa ragiona così, ma il cuore ragiona diversamente. La prima fornisce le risposte utili nell’immediato, il secondo quelle utili nella vita; credo valga la pena di puntare lo sguardo un po’ più in là.