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Calore


Adoro sentire il calore della stufa, in inverno, seduto su uno sgabello, con la schiena rivolta al vetro dello sportello, attraverso il quale irraggia l’avvolgente energia della fiamma danzante.

Adoro ancora di più la sensazione dei raggi del sole sulla pelle, in una frizzante giornata di gennaio, che mi portano a dimenticare la rigida temperatura circostante facendo vibrare all’unisono ogni cellula del mio corpo con le loro ondate di energia.

Come dice una nota canzone, il fuoco di un camino non è caldo come il sole del mattino.

Ma in questa personale classifica esiste una terza forma di calore che è di gran lunga la mia preferita: è quella che sento nascere dentro, durante un’uscita in bici o una corsa in una rigida giornata invernale, dopo la prima mezz’ora di riscaldamento.

Una sensazione di vitalità che spinge verso l’esterno, contrastando il freddo circostante che spinge verso l’interno, fino a raggiungere un perfetto equilibrio sulla superficie della mia pelle, come un palloncino gonfio che contrasta la pressione dell’acqua in cui è stato immerso.

è il mio calore. Questo sono io, e sono vivo.

Libere associazioni mnemoniche accendendo la stufa


Fuori piove, il tempo è uggioso; sto accendendo il fuoco nella stufa, la fiamma è timida e ci mette un po’ ad affermarsi.

Ho messo qualche legnetto sottile in basso, che sì è già incendiato, poi sopra qualche pezzo più grande che al momento è solo annerito.

Osservando la fiamma, nella mia mente riemerge per associazione la spiegazione sul calore che ho dato qualche giorno prima ai miei figli quando il più grande, che fa la prima media, si stava confrontando col concetto di agitazione termica.

Ecco la spiegazione del buon padre di famiglia, pur se non nell’esatta versione della sua enunciazione originaria.

“Per immaginare il calore pensate ad una classe piena di bambini seduti e immobili al banco. Quello è il freddo, diciamo che è il ghiaccio. Improvvisamente entra nella stanza un altro bambino agitato portando una notizia allarmante: quelli seduti si alzano in piedi ed iniziano ad agitarsi pure loro, muovendosi a destra e a manca. Il ghiaccio inizia a sciogliersi. Qualcuno magari esce e va a portare la notizia nella classe a fianco. Il calore si propaga, esercita pressione sulle pareti esterne. Se la notizia è di grave pericolo imminente, ad un certo punto l’impulso si sarà diffuso in tutta la scuola. L’incendio divampa. Questa è l’agitazione termica.”

I miei figli mi hanno guardato un po’ perplessi e preso vagamente per i fondelli, ma credo che il concetto sia passato.

Ora, di fronte alla stufa che recalcitra, rifletto: effettivamente tutti i fenomeni di massa sono assimilabili ad un incendio. Quando un’idea attecchisce e diventa di moda si comporta esattamente come una fiamma: superata la massa critica il fenomeno vive di vita propria e diventa incontrollabile. Il pezzo di legno non può più evitare di essere bruciato.

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Ecco, ora la temperatura della stufa è salita oltre un certo livello; il rumore causato dal tiraggio della canna fumaria subisce un deciso cambio di frequenza, rievoca l’entrata in coppia del motore degli scooter che usavamo in gioventù, la rottura del fiato dell’atleta che improvvisamente non avverte più la fatica, una sorta di orgasmo che ti fa ritrovare di punto in bianco lungo una ripida discesa, così ripida che non è più possibile tornare indietro.

In maniera analoga si possono agevolmente pilotare masse di individui ormai non più pensanti.

Lascio al genio di Daniele Silvestri l’epilogo dell’articolo.