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Una storia inquietante


Mi sento in vena creativa: in questo articolo ho deciso di raccontarti una storia da me inventata; spero di riuscire a coinvolgerti, ma non ho molta fantasia per cui ho inserito qualche ingrediente piccante per rendere più interessante la lettura. La storia è la seguente.

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Due personaggi arrivano a Solchenburgo sul far della sera, mentre Guglielmo è seduto alle porte della città. Non appena li vede si alza, va loro incontro e dice: «Signori, venite in casa mia: vi passerete la notte, vi farete una doccia e poi, domattina, ve ne andrete per la vostra strada». Quelli rispondono: «No, passeremo la notte in albergo». Ma egli insiste tanto che vanno da lui ed entrano nella sua casa. Egli prepara per loro una cena, inforna delle pizze e così mangiano. Non si sono ancora coricati, quand’ecco che gli uomini della città si affollano intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamano Guglielmo e gli dicono: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!». Guglielmo esce verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé, dice: «No, non fate loro del male! Facciamo così, io ho due figlie che non hanno ancora avuto rapporti sessuali; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, che sono miei ospiti». Ma quelli rispondono: «Tirati via! Sei venuto qui come straniero e vuoi fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!». E spingendosi violentemente contro Guglielmo, si avvicinano per sfondare la porta. Allora dall’interno quegli uomini sporgono le mani e traggono in casa Guglielmo chiudendo il battente; poi colpiscono gli aggressori con l’abbaglio accecante di un laser così che non riescano a trovare la porta.
Quegli uomini dicono allora a Guglielmo: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggerlo: il grido innalzato contro di loro davanti al nostro padrone è grande e il nostro padrone ci ha mandati a distruggerli».

Libro

Guglielmo esce a parlare ai suoi futuri generi, che dovranno sposare le sue figlie, e dice: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il castellano sta per distruggere la città!». Ma i generi credono che egli voglia scherzare. Quando arriva l’alba, i due ospiti fanno premura a Guglielmo, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue figlie ed esci per non essere travolto nel castigo della città». Guglielmo indugia, ma quegli uomini prendono per mano lui, la moglie e le sue due figlie, per un grande atto di compassione del castellano verso di lui; lo fanno uscire e lo conducono fuori della città. Dopo averli condotti fuori, uno di loro dice: «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!». Ma Guglielmo risponde: «No! Vedi, tu hai usato una grande compassione verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. Guarda quella città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là, lascia che io fugga lassù, e così la mia vita sarà salva». Gli rispondono: «Va bene, eviteremo di distruggere la città di cui hai parlato. Presto, fuggi là perché non possiamo far nulla, finché tu non vi sia arrivato». La città in questione è Pitemburgo.
Il sole sorge e Guglielmo è arrivato a Pitemburgo, quando il castellano fa piovere dal cielo sopra Solchenburgo una pioggia acida infetta da virus mortali, che uccide tutti gli abitanti della valle e l’intera vegetazione del suolo. La moglie di Guglielmo si volta indietro a guardare, e viene uccisa da un fendente letale.

Poco tempo dopo Guglielmo lascia Pitemburgo per andare ad abitare sulla montagna insieme con le due figlie, perché teme di restare, e si stabilisce con loro in una caverna. Un giorno la maggiore dice alla più piccola: «Nostro padre è vecchio e non c’è nessuno in questo territorio per unirsi a noi. Vieni, facciamogli bere del vino e poi corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre». Quella notte fanno bere del vino al padre e la maggiore lo violenta; lui, ubriaco, non si accorge di nulla. All’indomani la maggiore dice alla più piccola: «Ieri ho copulato con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e va’ tu questa volta con lui; così faremo sussistere una discendenza da nostro padre». Anche quella notte fanno bere del vino al  padre e la più piccola lo violenta. Così le due figlie di Guglielmo entrano in gravidanza. La maggiore partorirà un figlio dal nome Lucio. Anche la più piccola partorirà un figlio e si chiamerà Gustavo.

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Piaciuto il racconto?

Che opinione ti sei fatto dei personaggi? Secondo quelli che sono i tuoi principi culturali, morali o religiosi, quale di essi è degno di lode? Guglielmo che sacrifica le figlie ad un’orda di assatanati per salvare due sconosciuti? Le figlie incestuose che lo fanno ubriacare? I due emissari colpevoli della strage, o il castellano mandante? Gli abitanti, aspiranti violentatori di gruppo? La moglie? I generi?

Cambiamo prospettiva. Che insegnamento trai da questa storia? Qual’è la morale del racconto? La narreresti ai tuoi figli prima di addormentarsi? Se si, come gliela spiegheresti? La divulgheresti nelle scuole?

Bene, ti lascio libero di rispondere a queste domande; spero non mi giudicherai male per questo racconto…

Ora che ci penso bene, credo che invece lo farai… probabilmente penserai che per arrivare a scrivere queste cose devo avere una mente un po’ deviata…

E va bene, lo confesso, a mia parziale discolpa: non è proprio tutta farina del mio sacco, mi sono ispirato ad una storia narrata in un libro piuttosto famoso, forse al contempo il più stampato e in proporzione meno letto (se non hai riconosciuto il racconto, nemmeno tu l’hai fatto); questo libro è stato donato in versione ridotta e semplificata a mio figlio, studente della scuola elementare, dal Ministero dell’Istruzione; mi sono detto: se è un libro la cui lettura è incentivata a scuola, deve sicuramente avere contenuti meritevoli di divulgazione…

Qui puoi leggere la versione originale della storia.

Riferimenti bibliografici:

Richard Dawkins – L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere