Pentemina


Ringrazio la vita per ciò che mi ha donato, e per i posti meravigliosi che Madre Natura mi offre.

Uno di questi è la Pentemina, acqua limpida che origina ai piedi dell’abitato rurale di Pentema e scava la selvaggia, omonima valle che la ospita, fino a generare il torrente Scrivia nell’abitato di Montoggio dopo essersi unita al suo compagno, il torrente Laccio.

Questa canzone che ho scritto è dedicata alla vita, alla mia valle.

Grazie.

Lam             Mi         Lam                   
Tu che vivi del pianto del cielo  
               Sol      Do
lava via tutto questo dolore  
Rem                  Do
bagna le mie stanche membra
    Mi               Lam
e regalami un po’ di calore
Rem                    Do
voglio spegnere i miei pensieri
       Mi                  Lam    
e riscaldarmi guardando un fiore

Mi

          Lam      Mi     Lam                   
Che è sbocciato sulla tua sponda
               Sol   Do
fra le rocce inospitali 
          Rem             Do
per buona sorte a sua insaputa,
            Mi            Lam
e il suo profumo non ha rivali
            Rem         Do
perché è cresciuto noncurante
       Mi         Lam
di principi ed ideali

        Sol               Do
Nel tuo scorrere sento la vita
          Sol              Do 
così disarmante nel suo fluire
           Rem               Do
che quando penso di averla capita
             Mi                 Lam
torna a scrollarmi, destare, stupire
       Rem              Do
finché mi accorgo che è cominciata
                Mi                 Lam
il giorno che accetto che dovrò morire

Mi

Lam             Mi         Lam                   
Io ti lascio le lacrime in dono
                  Sol         Do
gocce che faranno crescere il mare 
            Rem           Do
lavo il mio viso, e piano piano
         Mi                 Lam
sento la forza tornare a cantare
        Rem           Do
nel tuo sangue cristallino
          Mi                  Lam
che mi sussurra di lasciare andare

Mi

         Lam     Mi        Lam                   
Lascio andare le mie convinzioni
               Sol      Do
nel riverbero delle tue acque
         Rem             Do
sensi di colpa, preoccupazioni
           Mi                Lam
morali, trofei, medaglie e patacche
     Rem               Do
abbandono le interpretazioni
               Mi                   Lam
e ascolto i consigli del saggio che tacque


       Sol                Do
La tua linfa mi mostra la strada
        Sol                   Do 
fluente luce che irrora il cammino
           Rem             Do
fiera, indomabile, ovunque vada
        Mi                      Lam
muta di forma abbracciando il destino
        Rem               Do
non è possibile tenerla a bada
           Mi                       Lam
sfugge o distrugge, scompiglia ogni piano


          Sol               Do
Nel tuo scorrere c’è la mia vita
      Sol            Do 
illuminata dall’imbrunire
          Rem                Do
quando vorrei fosse già terminata
          Mi                Lam
torna a saziarmi di nuovo vigore, 
          Rem                   Do
la mia missione non è ancora compiuta
               Mi                 Lam
ascolta i miei versi, io voglio restare! 

Penitenziagite


Nel medioevo le masse venivano pilotate facendo leva sulla paura del Diavolo e dell’inferno. La Chiesa ha prosperato per centinaia di anni grazie a questo strumento.

Poi ci siamo evoluti, e la religione ha perso il suo ascendente sulla coscienza popolare.

La scienza e il progresso hanno spazzato via antiche forme di superstizione.

Ma la necessità di manovrare le masse è rimasta.

E come ogni liberatore che non tarda a diventare il nuovo despota, la scienza ha preso il posto della religione.

Adesso impera lo scientismo.

Il nuovo Demonio è la malattia. Il nuovo Sacramento è la medicina.

Muta la forma, ma non la sostanza.

La vera liberazione può avvenire solo dall’interno di ciascuno di noi.

Premio letterario Città di Castello


Piccola grande soddisfazione lungo il percorso che mi porterà a trovare un editore che mi conceda la sua fiducia e pubblichi il mio lavoro.

Ci voglio credere!

Una lettura il cui obiettivo è quello di togliere certezze, allontanare dal sentiero tracciato, uscire dal solco non tanto per adottare un punto di vista alternativo, quanto per affrancarsi dal bisogno di averne uno.

Un saggio che fa della contraddizione e dell’autoironia la sua ragion d’essere e che conduce lungo i confini di un lucido delirio, attraverso i misteri della fisica quantistica, della logica, della comunicazione, della mente, del vuoto, senza peraltro tralasciare le implicazioni pratiche di tutto questo nella vita quotidiana.

Resto fuori (io non c’entro)


Per affrontare le difficoltà della vita credo sua utile non prenderla (e prendersi) troppo sul serio, continuando imperturbabilmente a giocare, scherzare e ridere nonostante tutto.

Anzi… a causa di tutto: se si riesce a raggiungere il dovuto distacco non si può dire che il materiale non manchi, di questi tempi, perlomeno per chi apprezza l’umorismo demenziale.

Non esiste persona più malvista dal sistema di chi è sano e felice, perché da lui non si può parassitare alcunché.

E allora lasciami giocare e folleggiare un poco con questa canzone ispiratami dal Great Piss.

La volpe acchiappa chi non sa volare; qui fuori c’è pericolo soltanto se non mostri un talento.

Mi                            La                   Mi
Le fronde delle querce cantan forte spazzolate dal vento
(io non c’entro)
Mi                            La                      Mi
La luna è alta in cielo ed avvertite un vago e triste rimpianto
(io non c’entro)
Sol                         Re                  La
Vi piacerebbe uscire ad ammirare questo cielo dipinto
Do                              Re                 Mi
Ma la blindata è salda è troppo tardi siete chiusi dentro

Mi                          La                  Mi
La convivenza nel pollaio è dura e vi aggredite d’istinto
(io non c’entro)
Mi                     La                      Mi
La sicurezza va pagata cara e adesso arriva il conto
(io non c’entro)
Sol                       Re                      La
Vi sento starnazzare rabbiosi mentre annuso il tramonto
Do                           Re                  Mi
Non posso farci nulla da qui fuori, siete chiusi dentro

Mi                            La                            Mi
La volpe acchiappa chi non sa volare, questo è il vostro tormento
(io non c’entro)
Mi                        La                        Mi
Qui fuori c’è pericolo soltanto se non mostri un talento
(io non c’entro)
Sol                        Re                           La
Mi dite sei diverso, non entrare, proprio non ci hai convinto
Do                          Re                Mi
Sorrido dal mio ramo, ben felice di non esser là dentro

Mi                  La                      Mi
Il passo verde vi rilassa se credete al racconto
(io non c’entro)
Mi                     La                     Mi
Sorridi e canta che ti passa, è il mio suggerimento
(io non c’entro)
Sol                Re                  La
Se vi sentite così liberi nel vostro recinto
Do                      Re                  Mi
Vi saluto con questa canzone e volo via nel vento
Do                   Re                    Mi
Vi do la mia benedizione e vi lascio all’incanto
Do                 Re                 Mi
Davanti alla televisione col cervello spento

Re La  Mi
Io non c’entro
Re La  Mi
Io non c’entro
Re La  Mi
Io non c’entro

Il male è là fuori?


In questo difficile periodo mi chiedo: se è vero, come affermato nei percorsi di crescita spirituale che ho incontrato, che la realtà esterna è una proiezione del nostro mondo interiore, allora perché sto creando tutto questo? Esiste davvero tanta oscurità dentro me?

La risposta è sì, dentro di me c’è tanta oscurità, tanto dolore. Dolore che vuole essere visto, ascoltato. E l’errore più grande che posso compiere è credere che sia tutto là fuori, sia qualcosa da combattere, da sconfiggere.

Invece il male è dentro di me, ma la parola ‘male’ non è che un superficiale giudizio: è solo dolore che vuole essere accolto con amore. E lasciato andare.

Questa è la lezione che voglio imparare da quanto sta accadendo nella nostra bella Italia. Ma quanto è difficile!

Perché il mio ego è riluttante ad abbandonare tutti i suoi appigli, e quando si rende conto che sto per davvero arrivando a far mia l’idea che tutto è un’illusione, allora rincara la dose, e rende l’illusione tremendamente minacciosa, caricandola di una parvenza di realtà a cui diventa difficile sottrarsi.

La ‘battaglia’ interiore si gioca su questo campo: mantenere un distacco e continuare a giocare ed essere felici, nonostante tutto.

La potenza di questo atteggiamento non manca di portare le sue conferme, ed ecco che un abbraccio fra manifestanti e polizia, messo in scena al termine di un lavoro di counseling teatrale, si traduce in ‘realtà’ il giorno successivo, al porto di Genova. 

Tutto questo è davvero magia. 

La vita è come decidiamo che debba essere, ma per questo è necessaria molta, molta consapevolezza.

Resta qui al mio fianco


Nei momenti più difficili e bui, quando la personalità è messa alle strette e non ha più carte da giocare per affermare le sue egoiche posizioni, l’anima fa capolino e ci rivela chi davvero siamo.

Ritornato nell’ego, ho la presunzione di pensare che sia grazie a questo che ho potuto scrivere la mia prima canzone.

Sarò dunque autocelebrativo: ecco il messaggio di speranza che ti lascio, il mio piccolo contributo per affrontare questo oscuro periodo.

Lam
Il profumo del silenzio
            Mim
che risuona calmo e forte dentro me
Lam
echi onirici di assenzio
           Mim
liberan la mente da ogni suo perché

Do                                       Sol
Muovo passi nudi e incerti dentro il sottobosco fresco e umido
Rem
sentimenti riscoperti
                  Lam
dietro a un chiaroscuro verde pallido

Lam
La rugiada piange gocce 
             Mim
dalle foglie ai sassi, ai rovi tremuli
Lam
muschio sulle rocce
                     Mim
abbraccia soffice di caldo volti ruvidi

Do                                  Sol
Un anelito di vento annuncia fiero: il sole è dietro la collina
Rem
vibrazioni forti, quando arriveranno 
Lam
nulla sarà come prima

Sol
Sarà come prima…

Fa
A te che dici che la vita 
            Do
è un nemico duro che non lascia scampo
            Sol
io rispondo vieni, annusa quel silenzio
                 Lam
resta qui al mio fianco

Fa
A te che dici che la vita
             Do
è un cammino triste attraverso il pianto
             Sol
io rispondo siedi, senti che profumo,
                 Lam
resta qui al mio fianco

                 Sol
Resta qui al mio fianco…


Lam
Il ruggito del torrente
              Mim
riempie greve l’aria di un verso animale
Lam
scroscia impertinente 
                    Mim
rovesciando a valle strascichi di un temporale 

Do                                 
Rabbia cieca e devastante che ti avverte, 
Sol
attento: non mi puoi fermare
Rem
io sono del mondo, adesso che son nato 
Lam
nulla mi può più imbrigliare

Sol
mi può più imbrigliare…


Fa
A te che dici che la vita
             Do
è una prigione chiusa dietro al disappunto
             Sol
io rispondo guarda, senti quanta forza,
                 Lam
resta qui al mio fianco

Fa
A te che dici che la vita
                Do
è senza senso e tutto è solo disincanto
             Sol
io rispondo ascolta il battito del cuore
                 Lam
e rimani accanto

                 Sol
Resta qui al mio fianco…

Dolcenera


Il paese in cui abito, un piccolo comune in provincia di Genova, è stato più volte oggetto di devastazione per effetto dell’esondazione dei torrenti; la stessa Genova ha vissuto ripetutamente esperienze analoghe.

In tutti i casi, la causa è stata sempre la stessa: la stupida presunzione dell’uomo, che nella sciocca convinzione di dominare i fenomeni della natura ha ristretto gli alvei, arrivando addirittura a coprire di cemento per lunghi tratti l’intero corso di un torrente, come nel caso del rio Carpi a Montoggio e del Bisagno nel quartiere di Genova Foce.

Ma l’acqua non si può imbrigliare; quando può, trova vie alternative per raggiungere il mare; quando non può, devasta con rabbia inaudita ogni ostacolo che incontra.

La voglia di vivere non è diversa dall’acqua; la miope stupidità del nostro tempo sta cercando di fare all’uomo ciò che ha già fatto inutilmente con i torrenti, e gli effetti non tarderanno a farsi sentire.

La stagione delle piogge è in arrivo.

Un genitore fallito?


Sono apertamente e fortemente contrario alla vaccinazione COVID, perché la ritengo non risolutiva e dannosa. Per anticipare le facili tendenze catalogatrici di chi non è abituato a ragionare ad un livello leggermente sottostante quello di superficie, dirò che non mi ritengo un NO-VAX: ciascuno scelga in base alla propria coscienza, fate quel che volete purché non veniate a dirmi ciò che devo fare io.

Ma sempre per restare un poco al di sotto del livello di superficie, aggiungo che l’oggetto di questo articolo non riguarda la vaccinazione, che qui uso solo come pretesto; scriverò invece di quanto la vita a volte sappia essere beffarda: nella fattispecie, per mettere alla prova le mie convinzioni libertarie mi ha sottoposto ad una prova piuttosto dura.

Qualche giorno fa i miei due figli adolescenti, a distanza di qualche ora l’uno dall’altra, mi hanno chiesto il consenso per essere vaccinati (sono ambedue minorenni).

Non è stata una risposta facile da dare, ma è arrivata spontanea ed uguale per entrambi: “sai bene che sono contrario al vaccino, questa situazione per me è molto difficile da affrontare, ma non posso decidere della tua vita, ho fiducia in te e nella tua capacità di compiere una scelta consapevole, la tua libertà è per me più importante di ogni altra cosa.”

Gli strascichi di questo evento sul mio stato d’animo non hanno tardato a farsi sentire: ho cercato di osservare il fastidio che provo, e mi sono chiesto da dove arrivi tutto questo dolore. Certo, il timore per la salute dei miei figli è senza dubbio importante, così come il timore che siano stati vittime di lavaggio del cervello, che abbiano rinunciato alla loro capacità di autodeterminazione.

Ed è proprio su questo versante che sono arrivato al punto: la verità è che mi sento fallito in quanto genitore, perché non sono stato in grado di essere un esempio, di infondere in loro la fiducia nella mia visione del mondo, non sono riuscito ad insegnare loro a ragionare con la propria testa, a svincolarsi dal volere dell’autorità.

Poi, nel bel mezzo di una notte insonne è finalmente arrivato il pensiero liberatorio: qual è la massima forma di autorità per un figlio? Indubbiamente quella paterna (non me ne vogliano le madri se la penso così).

Ciò che è accaduto è che i miei figli hanno preso una decisione importante in aperto contrasto con la principale figura autoritaria di riferimento! Che si tratti di scelta giusta o sbagliata poco importa, di per sé è un fatto potentissimo!

Compresa la portata di questo evento, ho anche capito che il presunto fallimento in quanto genitore riguarda l’ego e il suo bisogno di essere indispensabile per i figli; adesso so che loro possono decidere con la loro testa, e non ci sarà autorità in grado di imbrigliare le loro menti.

Ora sono sereno, io non servo più, anche se per loro ci sarò sempre.

Mi piace pensare che questo sia il vero successo per un genitore, diventare inutile prima possibile.

Con buona pace dell’ego.

Grazie.

Nuvole nella nebbia


Osservo la mia meta, lassù in alto, avvolta dalle nuvole. Mi accingo ad affrontare la dura salita sperando che non piova, le condizioni meteo in vetta non sembrano essere delle migliori. Però almeno fa fresco.

Dopo circa un’ora e mezza di cammino una leggera nebbiolina inizia ad avvolgermi; manca poco ormai. La nebbia diventa sempre più fitta, mi abbraccia nel suo manto umido quasi a volermi proteggere.

Una riflessione si fa strada fra i miei pensieri: questa che ora chiamo nebbia è quella che là in basso, alla partenza, chiamavo nuvola.

Cos’è dunque? Nebbia o nuvola?

Non importa.

Lei è sempre stata qui, indifferente ad ogni tentativo di catalogazione, ben consapevole che i mutevoli punti di vista altrui potranno forse cambiarle nome, ma non riusciranno mai a imbrigliarne l’essenza, a impedirle di manifestarsi per ciò che è.