Il gioco di prestigio


C’è un vecchio gioco di prestigio che funziona più o meno così: io ti chiedo di dirmi un numero compreso fra uno e dieci, e tu scegli – supponiamo – il tre; allora ti invito a spostare il primo libro della libreria, e dietro trovi un biglietto con su scritto: “sapevo che avresti scelto il tre”. Magia!

In realtà, se tu avessi scelto il due ti avrei chiesto di guardare dietro al mobile, dove avevo messo un altro biglietto, e così via. Indipendentemente dalla tua scelta, avrei comunque indovinato.

Ecco, l’attuale sistema politico funziona più o meno così: indipendentemente dal simbolo su cui metterai la crocetta, il voto andrà a finire alle massonerie.

E anche quei nuovi movimenti che si presentano come anti sistema, in realtà stanno agendo in base alle sue regole; un sistema non si può cambiare dall’interno.

Questo è il motivo per cui alle prossime elezioni non andrò a votare; attenzione, non sto dicendo che voterò scheda bianca, perché così facendo mi muoverei lo stesso all’interno delle regole del gioco, e il mio nominativo verrebbe annotato nel loro registro.

No, io quel giorno non mi presenterò proprio, come ho già ribadito in un altro articolo io non gioco più. E se stai per obiettare che così facendo non cambierà mai niente, io ribatto: ma l’esperienza del Movimento 5 Stelle non ti ha insegnato proprio nulla?

4 pensieri su “Il gioco di prestigio

  1. Marina

    Penso che pochi lo sappiano.
    Esiste un’altra possibilità prevista dalla legge: quella di rifiutarsi di votare e farlo mettere a verbale, ad esempio se nessun partito o schieramento ti rappresenta.
    Funziona così:
    Ti presenti al seggio e – solo dopo che la tua scheda elettorale è stata vidimata – ti rifiuti di votare esprimendo l’intento di esercitare il diritto di rifiutare le schede (“Rifiuto per protesta”, “Nessuno dei politici mi rappresenta” o quella che sia la tua motivazione) SENZA PERÒ PRENDERLE QUANDO TI VENGONO DATE, NON TOCCARLE!!!.
    Viceversa, se le tocchi, verranno contate come nulle e ritenute valide, quindi rientreranno nel meccanismo del premio di maggioranza.
    Chiedi poi che il rifiuto delle schede venga verbalizzato e che sia inserito in calce il commento che giustifichi il rifiuto (“Nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta”).
    La maggior parte degli scrutatori o persino dei presidenti di seggio ignorano tale legge (D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 – Art. 104) quindi non sapranno come comportarsi, faranno obiezioni e dovrai pretenderlo fornendo loro il preciso riferimento alla legge.
    Agendo così non voterai ma eviterai che il voto – nullo o bianco – venga conteggiato come quota premio per il partito con più voti.
    Inoltre è l’unico modo per far sentire la tua voce, quella di tutti coloro che vogliono un sistema con persone veramente nuove.
    Difatti, nel caso in cui le schede di rifiuto arrivassero ad un certo numero (magari!), la CASTA avrebbe problemi nell’assegnare i seggi vuoti e i media sarebbero obbligati a parlarne.
    Nessun media (chiaramente) ha mai parlato di questo diritto, perché i giochi della CASTA siano già fatti, come al solito e la gente andrà a votare il “meno peggio”
    Viceversa l’astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione.
    Quindi, se per assurdo votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione della volontà popolare e si procederebbe quindi all’attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre schede.
    Questo è un metodo di astensione, che garantisce di essere percentuale votante (quindi non delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza.
    Per questo, penso, sia importante diffondere il più possibile l’informazione dell’esistenza di tale diritto ignorato pressoché da tutti

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    1. Marco Perasso Autore articolo

      Ho riflettuto su questa possibilità, e rimango nella mia posizione; il punto non è che nessun partito o candidato mi rappresenta, quanto l’intero sistema: e nel sistema rientra anche la legge che citi.
      Non ho intenzione di muovermi all’interno delle regole di questa finta democrazia, compreso avvalermi di uno strumento di protesta, pur sempre fornito da loro.
      Non è importante l’effetto pratico che il mio comportamento avrà sul mondo esterno, ma quello spirituale che avrà su di me.
      In ogni caso, grazie infinite, perché mi dai argomenti di approfondimento per un potenziale nuovo articolo!
      Un abbraccio forte!

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  2. Pingback: Fuori o dentro? | Fuori dal solco

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