All’ufficio postale


Lunedì mattina, ore otto e trenta. Coda di vecchietti allo sportello in paziente attesa.

Il giovane uomo è sulle spine: farà tardi al lavoro, oggi ha una riunione importante.

“Scusi?”

“Dica?”

“Deve fare una cosa lunga? Sa, sono in ritardo.”

“No, stia tranquillo, devo solo ritirare la pensione.”

Sperava lo lasciasse passare, invece sembra fare il finto tonto.

I minuti scorrono voraci.

“Scusi!”

“Dica!”

“Le posso chiedere una cortesia? Devo pagare questa multa, è una cosa veloce, devo farlo entro oggi altrimenti scatta la penale, sarebbe così gentile da farmi passare? Tra pochi minuti ho un’importante riunione in ufficio.”

“I giovani! Sempre di fretta, eh?”

Rispondere ad una domanda con un’altra domanda è una di quelle cose che lo fanno decisamente imbestialire. Tiene la calma, per quanto possibile.

“Beh, sì, sono sempre di corsa, sa, io lavoro, ho poco tempo a disposizione, e devo riuscire ad incastrare ogni cosa! Le dispiacerebbe farmi questo favore?”

“Scommetto che la multa è per eccesso di velocità” ribatte il vecchio con sarcasmo.

“No, è per divieto di sosta, ero in ritardo e ho lasciato la macchina dove ho potuto… senta ma invece di impicciarsi dei fatti miei, non potrebbe aiutarmi? Come le dico, ho poco tempo!”

Parte una risata.

“Poco tempo? Questa è bella!”

Il nervosismo cresce dentro, sente di essere alla mercé di quel vecchio impertinente, inizia a maledire tutti i pensionati che intralciano chi lavora per versare quei contributi che pagheranno le loro pensioni.

“Mi prende in giro? Le ho appena finito di dire che tra poco ho una riunione importante, e lei fa finta di niente! Va beh, non importa, si tenga il suo maledetto posto, aspetterò il mio turno, grazie tante!”

“Perché si arrabbia tanto? Mi ha solo fatto sorridere la sua affermazione! Lei pensa di avere poco tempo, e chiede a me di darle il mio! Non le sembra strana come richiesta?”

“Per nulla! Scusi se mi permetto, ma non credo che lei stamattina abbia cose importanti da fare, dopotutto è in pensione. Io invece devo lavorare, ho un sacco di impegni e non trovo mai il tempo per incastrarli tutti! Sì, è proprio come le dico, ho decisamente poco tempo, mentre lei che è in pensione ne ha quanto ne vuole.”

Il vecchio si abbandona ad un’altra risata sonora, prima di ribattere.

“Mi sembra che lei sia un poco confuso! Quanti anni ha? Mi permetta, gliene do una trentina, è così?”

Trattiene a stento il nervosismo.

“Ne ho trentadue, e allora? Insomma, possibile che voi anziani non riusciate a capire i problemi dei giovani?”

“Trentadue anni! Un virgulto! Sa quanti ne ho io?”

Non risponde.

“Ottantuno. Quanto crede possa possa vivere un uomo?”

Non risponde, lo sguardo piantato su una mattonella del pavimento.

“Diciamo novant’anni? Arroghiamoci per un istante il ruolo della Provvidenza e diciamo così. Diciamo che io e lei camperemo fino a novant’anni, Dio mi perdoni la presunzione. Ebbene, se per un attimo alza la testa e guarda la faccenda un poco più dall’alto, è sempre dello stesso avviso? E’ sempre della convinzione di avere meno tempo di me?”

Una breccia si apre nel muro di intransigenza del giovane, che rimane in silenzio.

“La verità è che lei, rispetto a me, ha moltissimo tempo, ma lo sta sprecando. E questo crea in lei l’illusione di averne poco. Lei, come la maggior parte dei giovani, come ho fatto pure io, insegue dei falsi miti. Il lavoro, la carriera, poi la famiglia, poi le ferie in estate e la settimana bianca in inverno. E poi, quando sarà stanco di tutto questo, la pensione, ultimo, fallace obiettivo di vita. Ed allora si troverà al mio posto, in fila ad uno sportello, a riflettere sulle tante cose che avrebbe potuto fare e invece non ha fatto perché sempre impegnato ad inseguire qualcosa che le sfuggiva di mano. Non faccia il mio errore, si svegli, e sfrutti il tempo che ha a disposizione per vivere!”

Passano alcuni minuti in silenzio, mentre la fila avanza pigramente. Il giovane osserva i raggi del sole che filtrano obliqui dai vetri, poi volge lo sguardo al cellulare, titubante.

Quindi fa partire la chiamata.

“Pronto? Ciao, sono io… senti, ho avuto un contrattempo, mi spiace… non credo riuscirò ad arrivare in ufficio oggi… senti, puoi dire a Lucia di andare al posto mio in riunione?  Lei sa tutto… mi spiace tanto, ci vediamo domani… ciao… sì, ok, va bene… ciao.”

Attende il proprio turno in riflessivo silenzio, paga la multa, sale in auto e con calma e serenità inizia a guidare in direzione della riviera.

E’ tempo di ascoltare il silenzio della risacca.

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