Il diapason


L’altro giorno con alcuni amici si discuteva del fatto che siamo gli unici responsabili della nostra felicità; l’obiezione di una di loro è stata degna di attenzione, perché secondo me ha centrato un punto cruciale.

Per farci notare quanto sia difficile convincersi che le cose stiano davvero così, l’amica in questione ha raccontato un episodio che le era accaduto giorni addietro, quando andando a lavoro con lo scooter ha fatto una manovra che un automobilista ha giudicato azzardata, ed è stata pertanto pesantemente insultata con conseguente inizio della giornata in uno stato d’animo pessimo.

A questa obiezione mi viene da rispondere pensando al diapason.

Il diapason produce normalmente il LA e viene utilizzato per accordare gli strumenti musicali, ma a seconda della lunghezza dei suoi rebbi può produrre svariate tonalità; lo tiro in ballo perché ci permette di osservare un fenomeno parecchio interessante: quando due diapason che producono la stessa nota sono vicini, se percuotiamo il primo facendolo entrare in vibrazione, la nota emessa produrrà la stessa oscillazione anche nel secondo, che entra in risonanza.

In pratica il primo vibra, fa vibrare l’aria attorno a sé e l’aria, a sua volta, fa vibrare il secondo, che emette la stessa nota.

Ma se il secondo, invece di produrre il LA, fosse stato strutturato per produrre ad esempio un SOL, allora sarebbe rimasto immobile, indipendentemente da quanto forte avessimo percosso il primo.

Il diapason si lascia influenzare per risonanza da un altro solo quando viaggia sulla stessa lunghezza d’onda.

Intuisci dove voglio arrivare? E’ certamente vero che non posso trascurare le influenze del mondo esterno sui miei stati d’animo, ma è altrettanto vero che questo non mi deresponsabilizza affatto: se un insulto ha il potere di destabilizzarmi, significa che viaggio su frequenze troppo basse, ed è su questo che devo lavorare, iniziando intanto ad osservare il fenomeno in modo neutro, senza giudizio.

Ti ricordo che siamo fatti di energia, in ultima analisi di onde elettromagnetiche, e che l’attività cerebrale si misura appunto in base alla frequenza di queste ultime.

Ti sembra dunque così azzardato pensare che siamo dei complessi diapason soggetti a fenomeni di risonanza?

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