Il gabbiano Jonathan


Mi sento stanco, privo di energia. I problemi appaiono troppo grandi per le mie possibilità, sono montagne troppo alte da scalare. So, in cuor mio, di non avere la forza sufficiente per compiere gli sforzi che la vita mi richiede.

Mi siedo sugli scogli, di fronte al mare, e osservo pigramente un gabbiano che volteggia, compiendo abili evoluzioni sopra la mia testa.

Ed improvvisamente ecco l’insight: quel gabbiano sta compiendo imprese eccezionali, ma non sta faticando più di tanto: si limita a tenere le ali aperte, orientandole opportunamente in modo da sfruttare le correnti che lo tengono sollevato in volo. Una fatica, certo, ma minima rispetto a quella che gli occorrerebbe in assenza delle forze amiche della natura.

Perché dunque questo non dovrebbe valere anche per me? Certo, non ho le energie sufficienti per compiere quelle che mi sembrano imprese insormontabili… ma l’ambiente attorno a me è pieno zeppo di energia! Non è necessario che io spenda tutta la mia, posso attingere da lì!

Questo punto di vista cambia completamente la faccenda: è vero, io sono piccolo rispetto alla grossa montagna che devo scalare. Ma non sono solo, la vita con tutti i suoi emissari è dalla mia parte.

Devo solo compiere un piccolo sforzo per sciogliere la posizione raccolta e chiusa in cui mi trovo, dispiegare fiduciosamente le ali… e spiccare il volo, lasciandomi trasportare dal vento della vita.

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