Chi nu cianze nu tetta


Si tratta di un proverbio ligure. Letteralmente: chi non piange non succhia il latte dal seno.

Credo si tratti di un proverbio alquanto veritiero, indicatore di un atteggiamento molto diffuso negli adulti e a mio avviso alquanto dannoso.

Il bambino ha un problema che non può risolvere da solo: cibarsi; per risolverlo, attira l’attenzione della mamma piangendo: se ci sono due gemelli, la mamma allatterà quello che piange per primo, o piange più disperatamente. Meccanismo innato, evolutivamente vincente.

Crescendo, il bambino non perde quest’abitudine; come da infante riusciva a risolvere un proprio problema scaricandolo su altri (non potendo fare diversamente, dato che non ne aveva i mezzi) così pure da adulto prova a farsi togliere le castagne dal fuoco lamentandosi. E a Genova, si dice, il mugugno è libero: l’abitudine di lagnarsi perché c’è sempre qualcosa che non va è tipica dei genovesi, e dei liguri più in generale. Categoria di cui peraltro faccio parte.

mugugno1

Recentemente, in campo lavorativo, ho avuto riprova di quanto dannoso sia questa aberrazione di un comportamento infantile altrimenti virtuoso. Si è verificato un problema, e questo ha scatenato tutta una serie di lamentele su quanto fosse andato storto, convogliando enormi quantità di energie sul pianto isterico e distogliendole dall’attività di risoluzione dello stesso. Ben pochi di coloro che lo subivano hanno fornito informazioni utili per la sua eliminazione: tutti a lamentarsi e a fare un polverone che è servito solo a complicare le cose. Certo, costoro non avrebbero potuto risolverlo direttamente; ma avrebbero potuto aiutare altri a farlo migliorandone la comprensione con informazioni circostanziate, invece di ostacolarli sparando nel mucchio.

Su scala più grande, la dannosità di questo atteggiamento è ben visibile laddove si sono verificate catastrofi naturali, ad esempio il terremoto, che ha negli anni colpito diverse zone d’Italia. L’evento è stato ovunque lo stesso, ma non tutti hanno reagito allo stesso modo; alcuni si sono rimboccati silenziosamente e dignitosamente le maniche ed hanno avviato l’opera di ricostruzione, altri sono ancora oggi a lamentarsi dell’assenza dello Stato. Lamentela fondata, ma che non ha risolto la situazione.

E qui voglio ricordare un’eccezione ligure, vissuta in prima persona, di cui vado fiero: l’autunno scorso il paese in cui abito ha subito una pesante alluvione che ne ha distrutto il centro mettendo in ginocchio molte attività commerciali. Ebbene, a distanza di pochi mesi dall’accaduto, anche grazie all’aiuto solidale proveniente un po’ da tutta Italia e ad una macchina statale che non si è rivelata poi così assente, gran parte delle attività sono ripartite e lentamente si sta tornando alla normalità. I danni sono stati parecchi, ma i mugugni pochi.

Per fortuna almeno in questa occasione si è capito che la stagione dell’infanzia è definitivamente passata.

Un pensiero su “Chi nu cianze nu tetta

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