Avere le tette


Oh, adesso voglio un po’ divertirmi con una provocazione; so che il titolo urterà la tua suscettibilità femminista, cara lettrice: sforzati di sospendere il giudizio, perlomeno ancora per qualche riga, te ne sarei grato.

Non so quali siano stati i tuoi pensieri iniziali; ti pongo però la seguente domanda: se invece avessi scritto ‘avere le palle’, sarebbero stati dello stesso tenore? Che tu sia un lettore o una lettrice, sono convinto della risposta negativa: lo scopo di questo articolo è puntare il dito contro la forte dose di maschilismo di cui è intrisa la nostra cultura, a prescindere dal fatto che chi se ne fa portavoce sia un esponente del sesso maschile o femminile.

Se tu, lettrice femminile, ti senti sulla difensiva mentre stai leggendo, un po’ me ne dai riscontro: anche le donne sono portatrici (sane?) di preconcetti maschilisti.

In ogni caso fai questa prova: apri la pagina di Google e cerca ‘avere le palle‘, poi aprine un’altra e ripeti l’esperimento con ‘avere le tette‘, quindi confronta i risultati. E poi abbiamo il coraggio di criticare il burqa.

cultura-maschilista

In effetti quando sento dire ‘quella è una donna con le palle’ rimango un po’ stupito, in parte per la contraddittorietà del complimento: di fatto si sta affermando che è in gamba perché assomiglia tanto ad un uomo; in parte perché so che se invece si dicesse: ‘quella è una donna con le tette’, il significato che emerge sarebbe completamente diverso.

E le mie impressioni trovano talvolta conferma osservando le donne in carriera: mi è capitato di incontrarne, che si fanno strada lungo la catena gerarchica facendo leva sulla loro aggressiva mascolinità, e non su punti di forza prettamente femminili.

Allora la mia proposta provocatoria è questa: se proprio vogliamo evidenziare le capacità di mettersi in gioco della donna usando un’espressione ad effetto, perché non farlo avvalendosi di attributi femminili? Se le ‘palle’ sono l’emblema della virile capacità di riproduzione maschile, le ‘tette’ lo sono per la femminile capacità di alimentare la vita…

Lo so, l’argomento di superficie è banale, ma mira a far riflettere, stuzzicando con ironia, su quello sottostante, che invece non lo è… e merita attenzione. Perché usare attributi maschili per dispensare complimenti ad una donna non è diverso che farla comportare da uomo per raggiungere la parità dei sessi.

E allora, mentre vado a chiudere l’articolo con questo – solo in apparenza maschilista – video di Vecchioni, mi gioco pateticamente tutti gli ipotetici punti che ho fin qui faticosamente tentato di guadagnare mandando la mia esortazione al mondo femminile: coraggio ragazze, fate vedere chi siete, è giunta l’ora di tirare fuori le tette!

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