I vincoli della libertà


Una delle mie supposte di saggezza recita:

Lasciatemi libero di scegliere la mia prigione.

Voglio ora delineare meglio questo argomento.

Da sempre aspiro alla libertà, perché da sempre mi sento in catene; in realtà però credo di non aver mai compreso appieno da dove nasca questa sensazione, e quale sia la vera natura della mia irrequietudine.

Ho sempre dato per scontato che i vincoli venissero da fuori: obbligo di andare a scuola, di fare i compiti, di andare a militare (ahimé questo rivela certe scomode informazioni anagrafiche), di andare in ufficio, di fedeltà coniugale finché morte non vi separi e così via, risalendo con livelli crescenti di nobiltà dell’entità vincolante fino a giungere ai famosi dieci comandamenti.

Poi mi sono chiesto: cos’è questa tanto anelata libertà? Va intesa come assenza di alcun limite? Non è logicamente possibile, perché ogni nostra azione è fonte di vincoli. Prendo l’aereo per Parigi? Sono obbligato ad andare in quella città. Vendo la macchina? Devo spostarmi con mezzi alternativi. Accetto quel posto di lavoro? Devo recarmi ogni giorno in ufficio. Finisco le scorte alimentari? Devo uscire a fare la spesa.

Guardando l’intera faccenda da quest’altra prospettiva, l’origine delle mie limitazioni non sono gli altri, ma io stesso.

Questa è al contempo una brutta e una bella notizia. Brutta, perché non posso più riversare sull’esterno la colpa delle mie sfighe. Bella, perché se le leve del comando sono in mano mia, posso fare qualcosa per migliorare.

Questo, accettato fino alle sue estreme conseguenze, porta ad un’altra presa di coscienza, la più difficile da metabolizzare: la vera libertà non consiste nel fare quello che più ci piace, ma nel rispettare rigorosamente gli obblighi che ci siamo auto assegnati. Sì, perché se è relativamente semplice andare a messa nei giorni comandati o prendere le medicine prescritte dal dottore, non lo è altrettanto seguire la dieta, smettere di fumare, rinunciare alle nostre malsane abitudini.

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Questa è la nostra vera prigione, ma non la vediamo, pensiamo sia altrove e forse ci fa comodo così: la prigione sta nella nostra impossibilità di prendere decisioni e portarle a compimento con ferrea volontà.

Libertà allora significa imporci degli obiettivi e perseguirli con determinazione, tracciare dei binari che conducano ad un risultato ed avere la forza di non deragliare mai. Sembra paradossale, eppure è dall’incapacità di rimanere aderenti ad un comportamento prefissato che scaturisce la nostra vera natura di schiavi.

Tu credi che posticipare l’inizio della dieta sia stato frutto di una tua libera scelta (ma sì, inizia pure dopo le feste) mentre in realtà non hai fatto che adottare l’unico comportamento che la tua natura umana ti metteva a disposizione. Non c’era possibilità di scelta, ma la tua mente, con un prodigio di strategia psicologica, ti ha convinto sia stata una tua decisione.

Lo so, pensi si tratti di sciocchezze. Dimostramelo. Anzi, fai qualcosa di più utile: dimostra a te stesso di avere ragione. Scegli, in totale libertà ed onestà, di rinunciare per un mese ad una delle tue abitudini. Sempre in totale libertà, prova a metter in pratica questo intento.

Misura, con galileiano metodo scientifico, quanto sei libero di raggiungere l’obiettivo.

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