L’inversione dello strumento


La linea guida di questo blog vuole mettere in guardia il lettore dai solchi delle sue abitudini mentali; la porto avanti con tale convinzione che mi sono reso conto di correre il rischio di essere frainteso, e voglio ora sgomberare il campo da eventuali equivoci.

Mi ha portato a questa riflessione un’amica osservando, pur se in un contesto completamente differente, come il combattere le nostre abitudini finisca il più delle volte col sostituirne una con un’altra. E allora mi sono chiesto: perché accade ciò? E soprattutto: è davvero un male che accada?

Pensa un attimo a come sarebbe la tua vita senza automatismi: per ogni piccolo gesto da compiere, il tuo cervello si troverebbe impegnato in innumerevoli decisioni: è meglio che prenda prima il barattolo del caffè o il latte dal frigo? E prima ancora: stamattina faccio colazione? E prima ancora: è meglio spegnere la sveglia con la mano destra o con la sinistra?

Ti renderai condo che una situazione del genere è da manicomio: ti ritroveresti già spossato prima ancora di arrivare sul posto di lavoro.

Quindi l’operato del nostro cervelletto è utile. E allora perché scriverne tanto?

Ci ho riflettuto su, e sono giunto a questa conclusione: l’automatismo è uno strumento che ci aiuta a raggiungere determinati obiettivi in modo più o meno efficace; in sé è dunque molto utile. Non va demonizzato.

Il problema sorge quando da strumento si trasforma in obiettivo.

Quando un’abitudine, che si è consolidata a causa della sua ripetizione, ti costringe a compiere gesti privi di scopo se non quello di reiterare un comportamento, lì si crea la distorsione. E la mancanza di consapevolezza di tutto ciò garantisce il perdurare della situazione e ne costituisce un’aggravante.Evolution-Of-Robot

Quante volte senti dire da persone di esperienza che una determinata attività “si fa così!”? Ma si fa così per motivi di opportunità, o perché si è rivelato utile in passato e a furia di farlo ci si è abituati?

Credo sia questo il criterio con cui discriminare: l’abitudine, il solco, è uno strumento che l’evoluzione ha sviluppato in noi perché è vantaggioso, sta a noi capire quando ci sta prendendo la mano ed evitare che accada.

Per analogia: il telefono e Internet sono strumenti di comunicazione utilissimi; ma nel momento in cui ne diventi schiavo e li usi solo per il piacere di farlo (o perché senti una pulsione che ti spinge a farlo), in quel momento diventano dei bisogni: l’inversione è avvenuta.

Se ne sei consapevole, continua a non esserci nulla di male.

Se ne sei consapevole.

3 pensieri su “L’inversione dello strumento

  1. Laura

    La cosa piu’importante è senz’altro la consapevolezza. Terrei presente pero’ una distinzione di base. Applicare automatismi in campo tecnico-pratico significa mettere in gioco l’esperienza, cosa che facilita lo svolgimento di una attività qualisiasi permettendoci tra l’altro di utilizzare le ns risorse per migliorare eventualmente quel campo specifico, per intenderci sarebbe impossibile guidare un’auto senza applicare innumerevoli automatismi. In ambito umano-sociale la cosa è profondamente diversa e l’automatismo deriva non piu’ dall’esperienza ma da un’idea preconcetta, da uno schema mentale in cui tendiamo semplicemente a proteggerci replicando l’atteggiamento meno faticoso e impedendo l’esperienza e quindi qualsiasi tipo di la crescita personale ed altrui.

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  2. Pingback: L’inevitabile atto di volontà | Fuori dal solco

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