Io non appartengo più


Oggi è il mio ultimo giorno da lavoratore dipendente.

Non appartengo più ad un’azienda che in tredici anni mi ha dato tanto, creata da un uomo con pregi e difetti, ma che è sicuramente fuori dal solco, grazie al quale ho vissuto momenti di crescita, scoramento, entusiasmo, incazzatura, gratificazione. E’ anche grazie a lui se ho imparato ad essere pragmatico, a copiare con creatività l’esistente reinventandolo in modo innovativo, e soprattutto il fatto che la realtà può essere bella o brutta, dipende da come la sai descrivere e comunicare agli altri: una minaccia o un’opportunità.

Non appartengo più ad un ruolo che mi ha permesso di fare esperienze degne di rispetto, portandomi in svariate parti d’Italia nonché all’estero: Danimarca, Irlanda, Bulgaria…

Non appartengo più ad una cerchia di colleghi ai quali puoi voltare la schiena senza temere sorprese, persone semplici, affidabili, giocose, vicine. Parti di me. Con loro gli ormai tradizionali barbecue di primavera e cene di Natale bootleg sono diventati un modo per uscire dagli schemi del formalismo aziendale, momenti di relazione fra persone, dove la parola collega, a ben vedere, è decisamente fuori posto. A questa cerchia di amici mi piacerebbe continuare ad appartenere, se lo vorranno.

Perché dunque abbandonare un ambiente così gradevole? Intendiamoci, non vorrei sembrare troppo mieloso: va comunque tenuto presente che il ricordo stempera i momenti negativi, livella l’esperienza eliminando le code della gaussiana. Se avessi scritto le mie considerazioni in particolari momenti della mia carriera aziendale avresti trovato questo articolo molto più colorito. Ma non è questo il punto.

Il punto è che non appartengo più ad un modo di pensare il lavoro che ritengo ormai vecchio, fatto di orari, attenzione ai mezzi e non al risultato, apparente sicurezza; nel quale si pensa che quest’ultima scaturisca magicamente da un contratto formale, dall’ala protettiva di un sindacato. Come se un pezzo di carta potesse impedire alla democratica falce della vita di operare indiscriminatamente.

In questi anni ho maturato la convinzione che la vera Sicurezza derivi dalla crescita personale, dall’evoluzione della propria essenza, che ci rende più forti ed in grado di affrontare le difficoltà, imprevedibili, che la vita ci riserva. Una crescita che deve passare obbligatoriamente per la fatica. Non sentirti sicuro quando hai previsto tutto, ma quando sei in grado di gestire l’imprevisto.

Ma ho anche capito che parlare non basta: bisogna mettere in pratica. E con la decisione di non appartenere più, voglio provare a farlo. Non senza paure, certo. Il Silvio che è in me ha cercato più volte di ribellarsi (fra l’altro ho la vaga sensazione che stia introducendo forme autocelebrative in ciò che sto ora scrivendo). Ma come ti dicevo, ho deciso di non ascoltarlo più.

Preferisco provare e sbagliare, che non provare affatto. Se non sarò all’altezza del cambiamento, tornerò alla – rispettabile e dignitosa! – vita del lavoratore dipendente.

18 pensieri su “Io non appartengo più

  1. Mauro

    Grazie a te Marco, alle poche ma significative cose che mi hai insegnato… e non parlo di quelle lavorative che peraltro sono state altrettanto importanti.
    Spero che il tuo salto non si fermi solo allo step 1… spero per te che vada oltre certe barriere, a quelle esistenti e a quelle che purtroppo inesorabilmente troverai sul lungo cammino della vita
    Spero che ti goda la tua famiglia e le tue passioni come meriti e come dovrebbe fare ognuno di noi, perché in fondo loro ci saranno sempre e saranno sempre loro stesse, i lavori invece cambiano e a volte spariscono.
    Un abbraccio affettuoso
    Mauro

    Rispondi
  2. Teresa

    Un grosso in bocca al lupo!
    Teresa

    p.s.: Ti avviseremo con qualche ora di anticipo quando ci saranno dolcetti e focaccia nella saletta 🙂

    Rispondi
  3. cristina

    ????? Ho letto beneee??? Ma che progetti hai non lo puoi dire? 😦 Quasi mi spaventi. Ma rispettosa della tua intelligenza son certa che sai quel che fai.

    Rispondi
      1. cristina

        Bene ti auguro tutto il bene di sto mondo e di realizzarti completamente 😉 !! Hehe i miei figli sai che ci sarebbero sempre e comunque a bike!!

  4. Patrizia Benelli

    Ciao Marco! Salutami anche Silvio…
    A presto
    PS ieri nel corridoio ho incontrato Marco che sorrideva beato … Silvio non c’era… probabilmente era rimasto in ufficio ad ultimare l’algoritmo perfetto 😉

    Rispondi
  5. Marilena

    Ciao Marco,
    alla fine il giorno e` arrivato….
    Che posso aggiungere? Come dicono gli inglesi “All the best”. Tutto il meglio per i tuoi progetti e le tue aspirazioni, i tuoi disideri e i tuoi sogni, la tua famiglia e gli amici e, ultima ma non ultima, la tua scuola di MTB.
    A presto

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  6. Andrea

    Dicono che il coraggio nasce dalla paura. Questo spiega perché fare una scelta difficile senza considerarne le conseguenze, non sarebbe un atto coraggioso quanto fare la stessa scelta considerandole.
    Cosa cambia?
    Non la scelta e neppure le conseguenze. Cambia il percorso. Nel primo caso si tratta di un attimo, mentre nel secondo caso ci possono volere giorni, anni o addirittura tutta una vita. E a volte, poi, è troppo tardi.
    Una scelta coraggiosa, come la tua, mi sembra quasi una follia, ai giorni nostri. E questo mi convince ancora di più che non la rimpiangerai.
    In bocca al lupo!!! 🙂
    E complimenti per il coraggio mostrato

    Rispondi
      1. Andrea

        😃
        Ho trascritto quello che mi passava per la testa, e rileggendolo oggi, mi accorgo che la forma si poteva migliorare forse. Ma se ti sono anche di piccolissimo aiuto, ne sono felicissimo e vuol dire che sono servite allo scopo.
        A presto!

  7. Elsa Perna

    Caro Marco, un breve commento che vale tutta la mia infinita stima nei tuo confronti, qualunque cosa farai sarà un successo, non ho dubbi, e se ci fosse qualche difficoltà ricorda sempre di canticchiare: “devi stare molto calmo… ”
    MA soprattutto fatti vedere spesso, che io senza le tue apparizioni in tutina fluo non posso stare! 🙂

    Rispondi
  8. Pingback: La mia ex moglie (forse non lo sai ma pure questo è amore) | Fuori dal solco

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