Ti piace la libertà?


La domanda è banale, la risposta che spesso ci diamo pure: ovvio che mi piace, però non si può fare sempre ciò che si vuole, perché viviamo in una società e la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri.

Profondo, non fa una piega.

Ma facciamo finta che gli altri non ci siano, oppure che siano molto accondiscendenti nei tuoi confronti. La tua libertà ne trarrebbe giovamento? Il tuo raggio di azione ne risulterebbe ampliato?

Immagina per un attimo di trovarti catapultato in un territorio sconosciuto, con tanto di strade, ferrovie, fiumi, montagne, abitazioni, e di doverlo esplorare a piedi. Incontreresti qualche ostacolo, ma avendo molto tempo a disposizione, con un po’ di impegno e parecchia fatica riusciresti alla fine a visitarne ogni angolo; se dovessi trovare un buon posto dove costruire la tua nuova casa, avresti sicuramente la possibilità di trovare il posto migliore.

Supponi invece di non poterti spostare a piedi, ma solamente in bicicletta: da essa non puoi scendere neanche per un minuto durante la tua attività di esplorazione; ebbene, ti rimarrebbero comunque molti gradi di libertà, ma sicuramente meno di prima: ci sono posti che puoi raggiungere a piedi ma non in bicicletta.

Immagina ora di poterti spostare solo in auto: la situazione peggiora ulteriormente, arriveresti unicamente dove è presente una strada carrabile, molte zone impervie rimarrebbero inesplorate.

Per non parlare del treno: dovendoti spostare solamente lungo binari saresti veramente penalizzato.

La metafora che ti propongo è questa: il territorio che stai esplorando è il tuo paesaggio mentale, ed i mezzi che hai a disposizione dipendono da quanti preconcetti sono presenti in questo paesaggio; maggiori i preconcetti, minore la libertà di movimento.

Molti di noi sono nella situazione di chi si può spostare unicamente utilizzando il treno: sono così attaccati alle proprie idee che non hanno la benché minima possibilità di scartare di lato: i posti che potranno raggiungere si contano sulla punta delle dita, le nuove idee che potranno trovare sono inesistenti.

Ora, se ti trovassi in queste condizioni, credi davvero che sarebbe sufficiente rimuovere i vincoli esterni per guadagnare la libertà? Chi è il carceriere, l’ambiente in cui vivi o tu stesso?

4 pensieri su “Ti piace la libertà?

  1. MaC

    Bé, diciamo che conosco molti che pagherebbero per servire: vuoi mettere, il non dover pensare, nemmeno magari al proprio sostentamento? 😉
    Bye!
    MaC.

    Rispondi
    1. Marco Perasso Autore articolo

      E’ proprio questo secondo me il punto: non pensare è comodo, gli automatismi cerebrali non sono faticosi quanto compiere delle scelte. Molti eserciti si asservono ai generali e vanno al massacro grazie questi automatismi.

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  2. Laura

    Probabilmente ormai è impossibile, a livello sociale, distinguere se l’individuo è carceriere di se stesso o se sono i contesti in cui vive a renderlo prigioniero. Non è possibile perchè tutti gli input sono strutturati per standardizzare il pensiero fornendo al tempo stesso al singolo l’impressione di poter scegliere o decidere. Sto iniziando a nutrire anche un certo timore per la verissima teoria su libertà di pensiero=difficile e preconcetto=facile, forse le difficoltà generate dal preconcetto le incontriamo nel lungo termine ma le conseguenze a cui portano sono ben lontane dall’idea di soluzione indolore. E’ una verità che sta diventando icona mentre, forse, contraddice se stessa. Il pensiero è inibito, prima ancora che indubbiamente scomodo. Qualche volta pensare porta all’ovvia semplificazione di problematiche “di plastica”. L’idea che dovrebbe passare è che quando scelgo, materialmente o intellettualmente, non soltanto agisco il mio presente, ma sto costruendo me stesso e il mio mondo.

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    1. Marco Perasso Autore articolo

      Vero; spesso però ci sembra di scegliere, mentre in realtà è qualcun altro che lo fa per noi: l’esperto di marketing, l’abile politico, o peggio qualcuno del nostro lontano passato, che ci ha impresso nel cervello idee ormai non più valide ma a cui noi ci aggrappiamo come un salvagente, quasi rappresentassero la nostra unica essenza. In realtà, alla verità ci si avvicina abbandonando le proprie convinzioni, non rifugiandosi in esse.

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