Perché uscire dal solco?


E’ passato un anno dal primo articolo che ho scritto, e mi piace ora tirare un po’ le fila del discorso, non tanto per fare dei bilanci, ma per provare a mettere qualche punto fermo.

Intanto la prima domanda che ci si pone è: ma interessa a qualcuno quello che scrivo? Detto più freddamente: ma quanti leggono questo blog?

La risposta è incoraggiante: pochi. Dopo la prima fase, in cui per la novità tutti gli amici e conoscenti leggono i tuoi articoli ed inizi a fantasticare di trend positivi in vista del futuro coinvolgimento di chi non ti conosce ma viene raggiunto dal passaparola, arriva l’impietosa fase del consolidamento: chi già aveva il sospetto che dicessi cose poco sensate e ti aveva dato l’ultima possibilità, ne ha avuto conferma scritta e ha lasciato perdere i casi umani; chi non ti conosceva più di tanto, adesso si è chiarito le idee e ha reputato prudente non perdere tempo. Poi c’è chi pensa che scrivi di temi poco concreti, spesso difficili, noiosi. Anche loro persi per strada.

Per questi e altri motivi, il trend è calato invece di salire. E lo si vede anche nella dinamicità delle interazioni: minori commenti. A questo punto ho due alternative:

  1. inserirmi nel blog di qualche saccente politico poco intelligente (pensi riesca a trovarne almeno uno?) facendogli perdere le staffe e costringendolo a dire che non sono nessuno perché ho pochi followers; questo mi darebbe un bel boost di popolarità;
  2. apprezzare questo stato di cose e continuare per la mia strada, con uno sguardo benevolo al nocciolo duro che continua a leggere e commentare (per iscritto o a voce) quanto scrivo, a volte anche manifestando un certo (a me gradito) dissenso.

La scelta fra le due alternative dipende fondamentalmente da una cosa: perché si dovrebbe uscire dal solco? Perché ne scrivo?

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Uscire dal solco è appagante e liberatorio. Quando ti impegni in una cosa nuova, ne affronti tutte le difficoltà, oltrepassi le prime fasi di scoramento ed inizi a vedere i primi risultati, non hai bisogno dell’incoraggiamento o approvazione degli altri per trovare la forza di proseguire, sei in qualche modo autosufficiente.

Osservare la realtà in modo non convenzionale è questo in fondo: provare a fare qualcosa che non si era mai fatto prima. Il mese scorso ho indossato i pattini per la prima volta nella mia vita, per giocare assieme a mia figlia. Non ho la benché minima forma di equilibrio su quegli aggeggi, di fatto cammino con la grazia di un primate; eppure, dopo le prime volte che ho pensato ‘ora mi rompo in due’, il cervello si è iniziato ad adattare, una molla è scattata ed il flusso dei pensieri motori ha iniziato a seguire un’altra strada.

Sembro sempre un primate, probabilmente non pattinerò mai nel vero senso della parola, ma credo di aver compreso il meccanismo. E questa comprensione provoca una gioia grande: ricordi il piacere che provavi le prime volte, quando avevi appena imparato a guidare l’auto o il motorino?

Affrancarsi dal giogo degli automatismi cerebrali per raggiungere nuovi e più elevati equilibri regala serenità, produce energia.

E allora la strada è chiara: poco importa se questo blog interessa solo a pochi, quei pochi a cui arriva il messaggio sono per me importanti e vanno curati. Se fossero molti, allora forse potrebbe essere il caso di smettere di scrivere, perché quando si raggiunge la massa critica il fenomeno acquisisce una propria individualità ed inizia ad evolvere in maniera autonoma; i figli vanno seguiti finché son piccoli, poi vanno lasciati andare.

Già, i figli. Anche per loro scrivo, perché un domani, quando avranno tutti gli strumenti per capire, forse leggeranno queste mie considerazioni e potranno comprendere, in totale libertà, chi è, o chi era, loro padre.

14 pensieri su “Perché uscire dal solco?

  1. Federico Sasso

    Mosso a compassione rispondo al tuo urlo straziante assicurandoti che ti leggo.
    A proposito, secondo me non te ne importa nulla di divenire famoso. Potresti intanto provare a divenire un blogger 😛

    P.S.: ho visto filmati di scimmie sui pattini muoversi con gran grazia, se vuoi leggervi qualche significato recondito di buon auspicio…

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    1. Marco Perasso Autore articolo

      NOOOOO… come sarebbe ‘assicurandomi’!?!… Adesso che lo so non mi sento per nulla sicuro. Questo sì, era un urlo straziante.
      Scherzi a parte, so che mi leggi, ti annovero nel nocciolo duro che mi fornisce utili indicazioni, anche se col tuo solito modo molto… come dire… testosteronico? 😀

      Rispondi
  2. Il mondo altra prospettiva

    Ciao, faccio parte anch’io di quel nocciolo che ti segue. Mi piace come scrivi e come cerchi di uscire fuori dal solco.
    Forse avrai più carriera come Blogger che come pattinatore, però non te la cavi così male con i pattini!
    A presto

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  3. Mauro

    Ritorno al discorso dell’ultimo post. Premetto: è un’opinione personale. Se si gestisce un blog solo per diventare famosi allora meglio lasciar perdere. Si scrive per tenere traccia della memoria, se poi interessa a qualcuno, tanto di guadagnato. Comunque continua così. Se dici cose sensate (o meglio insensate) e serie, ci sarà sempre qualcuno che ti seguirà

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  4. Marco Perasso Autore articolo

    Grazie a tutti per i commenti, molto apprezzati. Faccio solo una puntualizzazione: a dispetto del contenuto auto canzonatorio, il messaggio non voleva essere né vittimista né disfattista; concordo con Mauro, il blog è anzitutto una forma di memoria. Privata o pubblica poco importa. No, non è vero: se pubblica ha il vantaggio di poter essere arricchita dai contributi dei lettori, quindi Internet offre decisamente dei vantaggi. Il succo del messaggio però è questo: uscire dal solco significa percorrere strade poco battute, sia a livello mentale, sia a livello sociale. Se i miei articoli incontrassero una diffusione su larga scala, probabilmente sarebbe indice del fatto che le idee trattate non sono poi così pionieristiche: e allora mi ritroverei in una contraddizione; tanto varrebbe mettersi a parlare di calcio o cure dimagranti. Concludo con questo divertente brano di Roberto Vecchioni in cui il giovane protagonista sognava di diventare qualcuno e invece da grande si è ritrovato a suonare il violino sul tetto, e conclude dicendo: ‘se nessuno sente, suono per me solo, suono per le stelle’…

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    1. cristina

      Io ho appena cominciato a provar ad uscire da un mio solco solchissimo solchimissimo ed ho deciso di farlo proprio in pubblico,anche se poi non mi si fila nessuno eh e mi son resa conto che anche quelli che magari son li di fronte e per forza mi guardano io manco li vedo veramente tanto che provo a farcela. Cosa? Imparare a stare a galla almeno.Ho fatto solo una lezione di nuoto quindi non posso darmi per fallita così presto ,e non sento proprio quello che mi dicono gli altri che ovvio vogliono incoraggiarmi, tanto che sono pessimista,però almeno per un po’ voglio non ascoltar la disfattista che è in me e provar a formare questo nuovo solco. Ma mica è facile. Insomma non c entra un tubo sul se ti seguo o no,ma rientra in una parte del tuo discorso. Non sempre ti leggo è vero anche perché delle volte non riesco a seguirti del tutto. Però vedi che quando qualcosa che scrivi e leggo mi tocca ci sono. 😀
      Questa tua frase ha fatto centro perché spero di poterla dire io prima o poi!
      “Uscire dal solco è appagante e liberatorio. Quando ti impegni in una cosa nuova, ne affronti tutte le difficoltà, oltrepassi le prime fasi di scoramento ed inizi a vedere i primi risultati, non hai bisogno dell’incoraggiamento o approvazione degli altri per trovare la forza di proseguire, sei in qualche modo autosufficiente.”

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      1. Marco Perasso Autore articolo

        Brava Cristina! La parte più difficile mica è imparare a stare a galla, ma mettersi in gioco, esporsi al giudizio altrui ed iniziare a provarci… e questa prova l’hai superata brillantemente. Il resto è un dettaglio…

  5. ilariainterplanetaria

    Avevo gia’ scritto un bellissimo (!) commento ma l’app di wordpress si e’ schiantata nel momento cruciale. Comunque riassumo, o forse no, cambiando parole: ok che il blog e’ prima di tutto una memoria personale e se piaci a troppi vuol dire che sei finito dentro ad un altro solco etc etc, mi pare quasi di leggere fra le righe che avere troppi lettori sia disdicevole…. Avere pochi lettori potrebbe non voler dire che cio’ che scrivi non interessa, ma che ció che scrivi non raggiunge fisicamente molte persone. anche il mio blog era prima a risvolto sociale e non mi filava nessuno. poi mi son messa a scrivere di torte a forma di pene e tutti a googlarmi…ehehehe a parte gli scherzi… adesso grazie al mio commento arriveranno anche qui i miei googlatori. tornando al topic dico che: ok avere pochi lettori ma buoni,ma se cerchi di trovare lettori nuovi e di incrementare le persone con cui il tuo blog entra in contatto non e’ un peccato di superbia o di ipocrisia o di incoerenza e’ la normale vita di un qualsiasi blogger:avvicinarsi a nuovi lettori,fare vita ‘social’, scambiarsi commenti, cosa che tu stesso dici essere stimolante. poi ovvio che magari questi lettori vanno via, poi magari tornano o magari hai stimolato anche solo un pensiero speciale… Cerca nuovi lettori, anche tu hai avuto bisogno di uno stimolo eserno per provare i pattini! Bho…non sono piu’ tanto convinta sulla bellezza del mio commento 🙂 !

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    1. Marco Perasso Autore articolo

      Evoca innumerevoli concetti in poche righe… mi piace! Anche grazie alla sua contraddittorietà intrinseca che trovo molto Zen (almeno questa è la sensazione che suscita in me).
      Grazie!

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