Per un litro di latte


Racconto ora di un evento accaduto in settimana a mia moglie che, recatasi a fare la spesa al supermercato, è stata avvicinata da una giovane donna che le ha chiesto di comprarle qualcosa da mangiare, possibilmente del latte per il figlio, perché si trovava in uno stato di bisogno.

Mia moglie ha dunque comprato un litro di latte in più oltre a quelli che aveva in lista (della marca abc che normalmente compra, un po’ più economica delle altre) e, dopo aver pagato, lo ha portato alla giovane donna che attendeva poco dopo le casse con una busta contenente altri viveri (forse donazione di altri clienti?).

Al momento della consegna la donna ha però rifiutato il latte dicendo che suo figlio consumava solo la marca xyz. Di rimando mia moglie, un po’ spiazzata, ha risposto: ‘Noi invece prendiamo questo perché costa meno” e lo ha rimesso insieme al resto della spesa, tenendolo per sé.

La sera mi ha raccontato questo fatto, dicendomi (a ragione) di come si fosse sentita presa in giro, di come si fosse abusato della sua fiducia, di come questa vicenda potesse andare a discapito di un potenziale futuro ‘vero’ indigente, che forse non avrebbe ricevuto aiuto a causa di un inevitabile aumento di sospettosità.

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La riflessione che voglio sottoporre è la seguente: possiamo provare a dare una lettura non convenzionale a questo accadimento? Dopo tutto, il dato oggettivo evidenzia che è stata comunque compiuta una buona azione, e per giunta a costo zero (quel latte poi noi lo abbiamo utilizzato nel naturale ciclo di consumo familiare).

In altri termini: il beneficiario della buona azione deve per forza goderne affinché l’esecutore ‘meriti il paradiso’, o è sufficiente il semplice gesto di mettersi a disposizione? Se la ragazza avesse accettato il latte, e poi a seguito di qualche strana coincidenza questo fosse tornato indietro per altre vie (ad esempio perché la commessa del supermercato richiamava mia moglie dicendo: “Signora, che sbadata, dimenticavo che comprando tre litri di latte questa settimana un quarto è in offerta, passi pure a prenderlo allo scaffale!”), allora si sarebbe intravista una sorta di giustizia divina, ci si sarebbe convinti che le buone azioni prima o poi tornano sempre indietro, insomma ci si sarebbe rallegrati.

Ebbene, in questo caso è accaduto un cortocircuito e la buona azione è tornata indietro all’istante, prima ancora di partire. Non è la stessa cosa? Perché risentirsi? Dove sta la differenza fra le due situazioni, è oggettiva o solo un fatto di percezione?

E da qui possiamo poi passare al caso duale, quello di chi compie una buona azione per suo vantaggio. Un tale atto ipocrita è per molti alquanto deprecabile: il fatto che esista la convenienza fa perder molto alla buona azione, anzi quasi le dipinge attorno una luce maligna. Ma anche qui è opportuno considerare solo i dati oggettivi, non i giudizi di valore: se io faccio bene a qualcuno e nel contempo ne traggo vantaggio, sto incrementando il benessere di due persone. Se lo faccio a mio discapito, probabilmente l’incremento complessivo di benessere è vicino allo zero, in ogni caso inferiore al caso precedente.

E allora? Meglio stare bene in due, oppure devo per forza soffrire per meritare il paradiso?

So che con queste mie considerazioni difficilmente incontrerò la tua approvazione, ma la mia intenzione è quella di provocare uno scossone; se tu fossi d’accordo con me, proseguiremmo allegramente la nostra passeggiata dentro al solco comune, ma allora perché affannarsi a scrivere?…

5 pensieri su “Per un litro di latte

  1. Mauro

    Io sono dell’idea che la buona azione non debba essere fatta pensando al paradiso (cosa a cui non ho mai creduto) o per un vantaggio (che sia di entrambe le parti o solo personale poco importa) o per avere la coscienza pulita. Io credo che debba essere un gesto naturale che nasce dall’educazione ricevuta o appresa durante la nostra vita. Se si fa un gesto solo nella speranza di guadagnare punti nei confronti di qualche entità religiosa allora è meglio non farla. Mi capita spesso di camminare per stretti marciapiedi e nella maggior parte dei casi in un incrocio con altre persone sono io che scendo per primo per consentire il passaggio agli altri, ma non lo faccio per ricevere un grazie (sia chiaro, è ben accetto) o per fare una buona azione, ma perché per me è un gesto naturale. Lo stesso, al contrario, dicasi quando ringrazio l’automobilista anche quando attraverso sulle strisce, anche perché nel 90% dei casi, nonostante le strisce, rischio di essere investito e a volte anche “clacsonato” solo per aver rallentato la “gara” dell’automobilista (come se la strada fosse una pista) e quindi apprezzo coloro che in fondo fanno semplicemente il loro dovere.
    Forse, pensandoci bene, la buona azione, come comunemente definita, in realtà non esiste.
    M.

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  2. cristina

    Hehehe ed io scrivo…senza affanno ,con calma ma ti dic la mia e da …diciamo “cristiana” . Io penso fermamente che esista qualcosa piu grande di noi, un Dio che un giorno giudicherà e le nostre anime (no corpi anime) continueranno ad esistere in un pacifico stato che non so spiegare. Altrimenti sarei morta e resuscitata hahahah…
    Però sono anche convinta che non giudicherà in base a quanti sacrifici uno ha fatto, quante parolacce uno ha detto… di quante cose ci si è privati… o di quante beneficenza spicciola si è fatta…
    Giudicherà tutti cristiani , atei e non o di altre religioni (perché credo che esistano varie religioni ma che ognuno chiama Dio come gli è stato insegnato o in base alla storia del proprio paese ma è uno ) in base a come si è vissuto se non si è mai fatto del male a nessuno e cercato di rispettare gli altri aiutandoli nel momento del bisogno ovviamente, senza far finta di non vedere, se si è fatto del bene agli altri solo per la legge del “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Vivere in modo agiato non è un peccato che discrimina dal paradiso, a meno che l ‘agio non provenga da cose illegali o deprorevoli.
    E’ da parole di catechiste e preti eh.. non è peccato aver dei beni,guadagnare bene…Dio vuole il nostro bene ma dobbiam guadagnarcelo e meritarcelo da soli, peccato è pensar che tutto ciò che ci circonda se non ci tocca personalmente non ci riguarda, è far finta di non veder chi magari ci sta vicino e avrebbe bisogno… non serve far donazioni a chissà quali organizzazioni o adozioni a distanza per esser delle persone generose e attente se poi non si offre aiuto a chi magari ci abita a due passi che molto probabilmente nega all’inverosimile il suo stato di bisogno per orgoglio e pregiudizi vari.
    E’ peccato sì, rifiutare una donazione, di cui si è chiesto tra l’altro,solo perché si è legati a certe marche. Se si ha bisogno davvero non ci possono essere pretese. L’umiltà è alla base di una vita sana penso. Se hai bisogno del latte per tuo figlio che è piccolo va bene qualunque latte !! Basta che non sia scaduto ovvio.
    Chi comunque dona qualcosa si spera lo faccia per il piacere di farlo, non certo per farsi bello agli occhi della società, perché chi davvero lo fa per piacere di far del bene lo fa in queste piccole cose ed è ovvio che ci ricava qualcosa anche per sè, l’orgoglio di aver fatto una cosa giusta, la consapevolezza di star nel giusto ti fa stare bene e non penso proprio che sia peccato.
    Un giorno l’attuale prete aveva fatto un discorso molto bello e nel mezzo c’era l ‘esempio che un ateo che dice di non credere in Dio ci stà, non lo professa però se non lo bestemmia, si comporta come Dio ha chiesto senza farlo per lui ma perchè crede sia il modo giusto di vivere,cioè nel rispetto degli altri e delle cose che ci circondano aiutando il prossimo e vivendo in modo corretto la propria vita senza esagerazioni egoismi il prete stesso ha detto (parole sue) :”non è che non andrà in paradiso perché Dio gli dirà no tu no hai detto di esser ateo…- Dio giudicheà il vissuto “.

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  3. Marco Perasso

    Grazie Mauro e Cristina, i vostri due commenti, decisamente in contrasto fra loro nei contenuti, sono proprio in linea con lo spirito con cui ho pensato questo blog e ne aumentano la qualità. E’ bello vedere la giustapposizione di punti di vista così diversi, sono convinto che le contraddizioni (e i contraddittori) avvicinino alla verità.

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  4. musainquietante

    Da Atea praticante penso che fare una buona azione per ottenere una ricompensa nell’aldilà già di per sé cancella l’idea di fare del bene in modo disinteressato… Se io mi comporto in un certo modo perché so che così posso andare in Paradiso, è già implicito nella mia buona azione un tornaconto personale, che non sarà in questa vita ma nella prossima. Io personalmente quando compio una buona azione non mi aspetto nulla in cambio, un po’ perché non credo in un dio che mi premia, un po’ perché di solito me ne dimentico poco dopo… però il semplice fatto di compiere quella buona azione mi fa sentire meglio, utile, mi mette di buonumore, quindi penso che anche questa sensazione positiva possa essere vista come un tornaconto personale. In fin dei conti, per un motivo o per un altro, nessuno compie una buona azione senza un ritorno quantomeno emotivo, e non penso che questo sentirsi meglio o sognare il paradiso siano da biasimare o rendano meno nobile il gesto che facciamo.

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    1. Marco Perasso Autore articolo

      Grazie per questo bel contributo. In effetti, credo si debba semplicemente smettere di giudicare, compito che non ci spetta sia che ci si senta atei sia credenti: l’assenza di giudizio ci permette di comportarci in modo più genuino.

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