Come gocce d’acqua


Fuori piove.

Osservo il giardino dalla finestra, mi soffermo sulle foglie degli alberi scosse dall’acqua, contemplo le pozzanghere punteggiate dalle gocce. Ascolto il rumore costante della pioggia, monotono, soporifero, e penso, la mia mente vaga senza meta…

Adesso cambio il fuoco di osservazione: non guardo più il paesaggio in lontananza, la mia attenzione è catturata dal vetro della finestra: su di esso si fermano numerose gocce, disposte in modo casuale, che ricoprono uniformemente la superficie. Ogni goccia è simile alle altre, praticamente indistinguibile, direi che complessivamente ricoprono alla perfezione il ruolo assegnato loro dalla familiare metafora sull’uguaglianza.

Ad un certo punto succede qualcosa di banale, che attira la mia attenzione: una goccia, fino a quel momento immobile, si sposta verso il basso attirata dalla gravità e ne va ad urtare un’altra, che si trova poco sotto; le due gocce si fondono e proseguono il loro cammino: presto ne incontrano un’altra, poi altre due, poi altre ancora: il movimento diventa sempre più veloce, inarrestabile; non possiamo più parlare di gocce, adesso abbiamo un rivolo d’acqua che si sposta rapidamente lungo la superficie e ingloba tutto ciò che incontra.

Il fenomeno dura pochissimo, meno di un secondo, alla fine il rivolo si spegne sul bordo inferiore dell’infisso, ma mi piace amplificarlo nella sua portata temporale e nel contempo caricarlo di significati: siamo passati da una situazione di immobilità e disaggregazione ad un’altra di dinamismo e aggregazione, esageriamo pure: si è generato un fenomeno di massa. Cos’aveva di così speciale la goccia che lo ha originato?

Gocce di pioggia

Nulla. Il solo merito che ha avuto (e qui le attribuisco, per amor di metafora, una personalità che in realtà non ha) è stato quello di iniziare a muoversi. Se solo qualche istante prima si fosse spostata la goccia che stava poco sopra, o poco sotto, le cose sarebbero andate in un altro modo, l’origine del fenomeno sarebbe stata diversa e forse anche il fenomeno stesso: magari il rivolo d’acqua avrebbe preso una direzione alternativa, si sarebbe forse incanalato lungo la foglia della pianta che ho sul davanzale, che guarda caso è a contatto col vetro.

E noi? Quanto siamo diversi dalle gocce d’acqua? Le persone che nella vita hanno successo (ed in questa parola metti tutto ciò che ritieni più opportuno) sono davvero speciali, oppure hanno semplicemente avuto il merito di muoversi?

Fermo fermo! So già cosa stai per dire: lo so che, per quanto ti possa impegnare, sarà improbabile che tu riesca a vincere il prossimo festival di Sanremo. Ma non è questa la lettura che voglio dare; il concetto piuttosto è: quanti, fra tutti quelli che hanno avuto il dono della bella voce e dell’intonazione, hanno sfondato nella musica? I più bravi in assoluto? No: sono stati premiati quelli che si sono messi in gioco, quelli che si sono mossi (certo, anche qualche raccomandato, ma non usciamo dal tema). Magari avranno pure l’X factor, ma se fossero rimasti appiccicati al vetro, sarebbero al più finiti a fare i coristi in qualche concerto.

Molti studi condotti sui processi casuali come fattori di successo hanno rilevato che spesso le buone caratteristiche di una persona vengono enfatizzate a posteriori, dopo che ha raggiunto la vetta: allora si dice che è un fuoriclasse per questo e per quel motivo e che, date le sue qualità, era inevitabile il risultato conseguito. Quindi si diffonde l’opinione secondo cui solo le persone speciali, gli eletti, possano fare qualcosa di buono nella vita.

La verità è che le capacità non sono l’unico ingrediente, conta molto anche quella che potremmo definire fortuna; e come tutti i processi casuali, se tiri il dado un numero sufficiente di volte, prima o poi il sette arriva. L’importante è che non ti arrenda; il sette è il numero più probabile, ma non è garantito che esca al primo colpo. La determinazione: questo è l’ingrediente del campione o del leader; sa di avere delle qualità, ma sa anche che non sono sufficienti: bisogna provare, cadere, rialzarsi e riprovare.

Il mio ragionamento ha portata più generale: se sei scontento di questo mondo, non ti piace la società in cui vivi, vedi attorno a te solo malcostume, perché non provi ad essere tu la goccia che inizia a spostarsi? Vicino a te ci sarà sicuramente qualcuno che condivide le tue idee, disposto ad accompagnarti nel viaggio; e nel cammino ne troverai altri, magari non subito, magari dovrai fare parecchia strada da solo. Ma se non ti scoraggi, se credi fino in fondo nelle tue idee, prima o poi la massa critica verrà raggiunta, e allora il fenomeno avrà preso vita autonoma, non avrai neanche più necessità di alimentarlo.

E allora, non rimanere appiccicato al vetro ad aspettare il rivolo a cui aggregarti; guarda quali sono le tue qualità, tutti ne abbiamo, e muoviti!

Riferimenti bibliografici:

Leonard Mlodinow – La passeggiata dell’ubriaco. Le leggi scientifiche del caso

9 pensieri su “Come gocce d’acqua

  1. ilariainterplanetaria

    diciamo che hai ragione in linea di massima,
    diciamo che anche il fattore ‘C’ che tu, più elegantemente, chiami fortuna, ha un ruolo molto importante,
    tralasciando che alle volte entrano in gioco altri fattori ‘C’ (contanti, conoscenze, carattere…).
    Ora poniamo che la goccia abbia il merito di aver agito, per prima, convincendo le altre gocce a seguirla, siamo tutti d’ accordo,
    ma andava in discesa!!
    Se tu, goccia coraggiosa e convinta delle tue idee, vuoi cambiare il mondo, devi andare in salita!
    Poniamo che tu, sfidando la forza di gravità, sforzandoti e impegnandoti, riesca a salire, quante gocce ti seguiranno?
    Nessuna, anzi, ogni goccia che incontrerai cercherà di trascinarti giù, verso la strada più facile, dove vanno tutti.
    E le gocce più statiche ti guarderanno storto, perchè non si è mai vista una goccia che va in su.
    certo che guardandola così si evince che la massa critica non si raggiungerà mai… perchè le azioni che cambiano il mondo migliorandolo son più faticose.
    quindi ne deduco che se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo girare la finestra.

    Rispondi
    1. Marco Perasso Autore articolo

      Deduzione geniale, quantomeno nella sua connotazione di soluzione basata sul pensiero laterale :-).
      Le interpretazioni sono entrambe valide; ma credere che le cose possano cambiare mi spinge a provare, mentre credere il contrario mi tiene fermo nell’apatia.
      Pertanto uso a modo mio il rasoio di Occam, e decido che la prima interpretazione è giusta e la seconda sbagliata, basandomi unicamente sugli effetti da queste indotti sulla mia persona.
      Grazie del contributo, condito con la giusta dose di ironia.
      Per fattore ‘C’ intendevi ‘Casualità’ giusto?

      Rispondi
      1. ilariainterplanetaria

        🙂
        ok, in realtà io non lo so se le persone possono cambiare,
        e non penso che si debba star fermi,
        ma penso che sia molto faticoso e frustrante fare la goccia che va in su.
        Quello che mi chiedo è perchè i comportamenti virtuosi generalmente sono faticosi?
        Forse dovremmo convogliare parte degli sforzi per rendere il percorso in discesa per tutti?

  2. Marco Perasso Autore articolo

    Oppure dobbiamo imparare ad apprezzare la fatica, che contraddistingue la nostra vita fin dalla nascita. Non so perché le regole del gioco siano state scritte in questo modo, ma mi sembrano un dato di fatto… la mia personale esperienza è che più fatico per ottenere qualcosa, più apprezzo e mi sento appagato da ciò che ho ottenuto. E’ un’apparente contraddizione, è Yin e Yang…

    Rispondi
    1. ilariainterplanetaria

      forse mi son spiegata male, o in maniera incompleta
      in ambito personale raggiungere i propri obbiettivi con fatica può essere appagante,
      in ambito sociale-globale penso sia difficile raggiungere obbiettivi che prevedano fatica.
      Per questo penso che ti dico che bisognerebbe girare la finestra, non per fare meno fatica, ma per incentivare i comportamenti virtuosi.
      ora basta se no ti monopolizzo il blog e poi ho una torta da finire . 🙂

      Rispondi
  3. Laura

    In questo momento non ho abbastanza tempo per elaborare meglio il tutto, diciamo che non sono affatto d’accordo con l’associazione cambiamento-fatica-difficoltà. Forse bisognerebbe partire proprio da li’, il senso dell’articolo mi pare fosse proprio il fatto di non aspettare/propagandare un cambiamento ma di iniziare invece a cambiare. Anzi, molti dei nostri abituali atteggiamenti quotidiani ci chiedono un continuo sforzo di omologazione ma non ne sentiamo il peso semplicemente perchè siamo CONVINTI di decidere. Agire su se stessi non è sempre cosi’ difficile a meno che non si presti costantemente orecchio allla vecchia canzone secondo cui tutto cio’ che non è funzionale al sistema ci viene presentato come un passo da gigante su valichi impossibili da superare. Questo è funzionale a perpetuare uno stato di cose comodo a pochi per cui però serve il consenso di molti. Il discorso è valido se parliamo di cambiamento e crescita PERSONALE, che secondo me funziona come testimonianza della possibilità di fare altre scelte, avere altro pensiero, praticare altre strade. Se cerchiamo di trascinare il ns prossimo, propagandare le ns vedute etc etc etc stiamo già fallendo perchè allora si che il cammino diventa in salita, si cade nel buco nero dell’azione pastorale piuttosto che della propaganda elettorale, del moralismo etc etc etc le trappole sono infinite e non ci sarà mai cambiamento vero dove si tenta di intaccare il libero arbitrio. Non domandiamoci piu’ se e quanto le persone cambieranno. Di fronte a un problema chiediamoci cosa possiamo fare noi o come possiamo cambiare noi per migliorare globalmente la situazione. L’unica difficolta’ reale secondo me è confondere questo atteggiamento con un’individualismo sfrenato, gli ISMI sono sempre in agguato. Per il resto aspettimo un po’ le conseguenze, impariamo anche un pò a fare la ns parte e poi restare a guardare. Non siamo onnipotenti questo è certo, si vede benissimo.

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  4. Bru

    Ciao a tutti!
    questo mi sembra il post più adatto per condividere con voi la mia recente esperienza di come il semplice muoversi delle goccioline possa diventare determinante nella nostra quotidianità. “Brevemente” 🙂 ecco i fatti. Mercoledì scorso, in una serie di combinazioni nefaste, ho smarrito il portafoglio. Sono tornata sul luogo del misfatto una ventina di minuti dopo ma niente, il portafoglio
    era evaporato. Ovvio e prevedibile, direte tutti, esattamente come io stessa ho pensato. Alla sera, dopo la classica trafila di burocrazia varia ero sufficientemente rassegnata alla perdita, ma quello che invece si era innescato a mia insaputa era che una gocciolina aveva trovato il portafoglio e l’aveva consegnato alla portineria dell’università. Qui alcune altre gentilissime goccioline avevano provato a rintracciare il proprietario usando vari mezzi e non facendosi scoraggiare dalle iniziali difficoltà, hanno finito per contattare il mio numero di casa, mettendomi in condizioni di rientrare in possesso del mio portafoglio INTEGRO. E quando dico integro intendo con tutto, compresa la piccola somma in denaro che vi era all’interno.
    Oltre all’onestà e l’integrità morale con cui hanno agito queste persone, quello che vorrei sottolineare è che probabilmente sarebbe stato molto semplice per tutti loro prendersi i soldi e lasciare il portafoglio oppure fregarsene. Eppure, andando decisamente “fuori dal solco” del comportamento “furbo o semplicemente conveniente”, si sono messi nei panni della persona lesa e hanno provato a fare la differenza. Per me, spesso scettica e diffidente, è stata una grande lezione di quanto oggi nella nostra società sia ancora pieno di goccioline che si muovono positivamente. Si tratta di piccoli movimenti, magari fatti per tempi brevissimi, che però possono influenzare e migliorare notevolmente la qualità del nostro vivere sociale.
    Al solito sono prolissa!!! 🙂 Grazie ancora per l’attenzione e buona giornata a tutti!!

    Rispondi
  5. Pingback: Avventura nella sanità pubblica « Fuori dal solco

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